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Piave Servizi: oltre un milione di euro per il progetto di gestione avanzata dei sistemi fognari

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Il Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico ha assegnato 1milione181mila euro al progetto elaborato da Piave Servizi (capogruppo) in collaborazione con i gestori HydroGea ed LTA, per la “Gestione avanzata di sistemi fognari complessi”. Riconosciuto alla proposta un “elevato contenuto di innovazione tecnologica”.

Lo studio, elaborato dall’ingegner Raffaele Marciano, responsabile dell’ufficio Programmazione, Progettazione e Direzione Lavori, adempie a ben 10 (su 17) degli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile.  «L’accoglimento della domanda, presentata oltre due anni fa, è di profonda soddisfazione per Piave Servizi. Si tratta di è un riconoscimento autorevole, difficile e di valore del lavoro innovativo che stiamo portando avanti» dicono Alessandro Bonet e Carlo Pesce, rispettivamente presidente e direttore generale di Piave Servizi.

«La proposta progettuale – così si esprime il Ministero – presenta un elevato contenuto di innovazione tecnologica in quanto intende sperimentare un nuovo approccio alla gestione del sistema fognario mediante tecnologie digitali (innovative per il contesto di riferimento) ritenute uno strumento capace di contribuire, nel medio-lungo periodo, ad una migliore gestione del servizio idrico».

Nel progetto sono stati considerati 22 impianti di depurazione e le relative reti fognarie d collettamento nelle quali sono state individuate 366 stazioni di misura quantitative e, soprattutto, qualitative. Strumenti che sono stati considerati per l’analisi dei sistemi di monitoraggio: nitriti, nitrati, ammoniaca, fosforo, Ph, conducibilità, temperature, portate, livelli ed altro. Nella progettazione di dettaglio verranno previste ulteriori sonde specifiche per la ricerca di nuovi parametri indicatori, quali i microinquinanti o inquinanti emergenti o la possibilità di avvalersi di nuove metodologie quali quelle basate sui biosensori. «L’applicazione innovativa dei sensori e di un modello capace di gestire le acque parassite nonché di fornire suggerimenti anche all’impianto di trattamento reflui costituiscono una innovazione significativa» si legge nella relazione istruttoria del Ministero sulla base di una valutazione del progetto effettuata da ENEA.

Da 366 le sonde potrebbero aumentare a 772 nei 22 depuratori che vanno da Conegliano a Vazzola fino a Silea. L’implementazione di innovativi modelli numerici integrati di gestione e supporto alle decisioni, basati su una precisa caratterizzazione dei parametri quanti-qualitativi dei reflui, possono essere sviluppati fino a divenire dei modelli predittivi, diventando così una guida per il gestore per efficientare la capacità depurativa, affrontare le emergenze, ridurre eventuali sprechi in termini di costi energetici e funzionali, il tutto a tutela del capitale naturale e della risorsa idrica.

«La proposta – prosegue il Ministero – presenta un elevato contenuto di sostenibilità ambientale e rappresenta un notevole miglioramento dell’attuale condizione di gestione della rete idrica in generale e fognaria in particolare». Nello studio viene sviluppato un modello che, oltre a fornire indicazioni per la gestione dei flussi idraulici, consente un miglioramento della sostenibilità ambientale, poiché consente di ridurre, se non di eliminare, gli eventi di sfioramento delle reti fognarie, ad esempio in caso di piovosità eccezionale. Al contempo migliora in modo considerevole la gestione dei depuratori, con effettivi positivi riguardo la qualità delle acque trattate.

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