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Piano triennale Arpav: servono più addetti e risorse

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“Abbiamo un’Arpav con meno addetti e sempre più vecchi, con risorse sempre più scarse e, paradossalmente, con un numero maggiore di competenze. Così proprio non va”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico dà un giudizio negativo sul Piano triennale delle attività dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, approvato per parere in Seconda commissione.
 
“Arpav garantisce il controllo dell’impatto ambientale dell’inquinamento sul territorio e sono sufficienti alcuni dati per capire quanto sia importante nella nostra regione. Il Veneto ha una forte pressione turistica, primi in Italia con 63 milioni di giorni/presenza l’anno, al secondo posto per numero di imprese, per stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti con ben 104 siti, così come per i rifiuti speciali, pericolosi e non. Sono fattori che condizionano salute e qualità vita dei cittadini. Anche per questo negli ultimi anni il Consiglio regionale ha approvato diversi provvedimenti che hanno portato a un aumento delle competenze di Arpav, l’ultima in ordine di tempo è la Legge 13/2018 sulle cave che ha trasferito i controlli sulle attività estrattive dalle Province all’Agenzia”.
 
Un aumento di compiti che però rischia di non poter essere svolto al meglio per la carenza di risorse, come spiega il vicepresidente della commissione Ambiente: “Visto il quadro generale, l’organico di Arpav dovrebbe essere rinforzato con nuovi tecnici e operatori. La realtà, invece, è ben diversa. Negli ultimi sei anni i dipendenti sono passati da 1182 a 915, con una diminuzione di ben 267 addetti e le previsioni sono ancor più preoccupanti. Nel prossimo quadriennio infatti, a causa dei pensionamenti i dipendenti scenderanno a 888, a meno di nuove assunzioni, al momento non contemplate. Intanto l’età media del personale continua a salire, varia dai 50 ai 56 anni a seconda del grado. E in tema di investimenti, c’è poi tutta la partita della formazione riferita all’innovazione tecnologica per quanto riguarda i monitoraggi ambientali. Arpav dovrà dotarsi di adeguato personale per l’elaborazione e l’utilizzo dei dati del progetto Ue-Copernicus di monitoraggio dei vari parametri ambientali tramite i satelliti della serie Sentinel. Appare quindi evidente come serva una radicale inversione di tendenza che però non si vede all’orizzonte”.
 
“Infatti, illustrando il Piano, ci è stato riferito che il costo di Arpav per ogni cittadino è sceso dai 13,6 euro del 2010 agli 11,2 del 2014 fino ai 10,7 dello scorso anno. È giusto tagliare in un settore tanto delicato quanto cruciale? In materia ambientale le belle parole di Zaia si confermano slogan fini a se stessi – conclude amaro Zanoni – Diminuire investimenti e personale non significa risparmiare, bensì pagare in futuro un prezzo più alto in termini di salute e quindi sanità pubblica che è una delle maggiori voci di spesa del bilancio regionale”.

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