Si è svolta a fine maggio nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano la Conferenza Internazionale promossa dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice dal titolo “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualità: libertà e pluralismo nella Dottrina sociale della Chiesa”
CITTÀ DEL VATICANO. L’evento ha riunito studiosi, economisti, rappresentanti delle istituzioni, esponenti del mondo ecclesiale e della società civile per riflettere sulle sfide che attraversano il contesto globale contemporaneo, segnato da conflitti, polarizzazioni e profonde trasformazioni sociali.
Tra i protagonisti della conferenza, Philip Jennings, già Segretario Generale di UNI Global Union, organizzazione sindacale internazionale presente in oltre 160 Paesi. A margine dell’incontro, Jennings ha approfondito il rapporto tra spiritualità, giustizia sociale e futuro del lavoro in un’epoca caratterizzata da crescente frammentazione sociale e rivoluzione tecnologica.
«La spiritualità dà senso all’impegno per il bene comune»
Intervistato dopo il suo intervento, Jennings ha sottolineato come l’azione sindacale non possa limitarsi alla sola difesa degli interessi economici dei lavoratori, ma richieda una visione più ampia della società e della dignità umana.
«Far parte della famiglia sindacale significa avere una visione del mondo», ha spiegato. «La Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un riferimento fondamentale perché richiama la necessità di lavorare per il bene comune, per la giustizia sociale e per la partecipazione delle persone alle decisioni che riguardano la loro vita».
Richiamando il principio di sussidiarietà, Jennings ha evidenziato come la capacità di trasferire responsabilità e processi decisionali ai luoghi di lavoro e alle comunità costituisca non solo uno strumento organizzativo, ma anche una forma concreta di sostegno spirituale. «Bisogna credere in ciò che si fa. Occorre avere l’ambizione di cambiare il mondo e migliorare la vita delle persone».
Compassione, etica e coraggio: le qualità di una leadership autentica
Per Jennings la spiritualità si traduce anzitutto in atteggiamenti concreti: compassione, etica, attenzione verso il prossimo e capacità di perseguire il bene comune.
«Un leader deve essere compassionevole, etico e resiliente», ha affermato. Nel corso della sua lunga esperienza internazionale, il sindacalista ha incontrato famiglie segnate dalla violenza politica e sociale, genitori che hanno perso figli impegnati nei movimenti democratici o sindacali e famiglie palestinesi colpite dalla guerra.
«Ho abbracciato madri e padri che avevano perso i propri figli. Ho ascoltato il loro dolore e cercato di offrire conforto. Per comprendere la sofferenza degli altri serve compassione».
Da queste esperienze nasce la convinzione che il cambiamento sociale richieda una visione positiva del futuro. «Dobbiamo conservare la convinzione che le cose possano cambiare. Per lottare servono coraggio, impegno e speranza».
La frammentazione sociale e il senso di abbandono
Secondo Jennings, una delle principali emergenze del nostro tempo è la crescente frammentazione delle relazioni sociali.
«Viviamo un momento di grande tensione. Si parla spesso di frammentazione geopolitica, ma esiste anche una frammentazione delle vite delle persone».
Una condizione che alimenta insicurezza e solitudine. Molti cittadini, osserva, percepiscono di essere stati abbandonati dalle istituzioni e dai processi economici: «C’è chi si chiede se riuscirà a pagare le bollette alla fine della settimana o se i propri figli avranno un futuro migliore. Si diffonde un senso di abbandono».
La risposta, a suo giudizio, passa attraverso l’organizzazione collettiva e la partecipazione. «Le persone devono riscoprire il potere che possiedono e comprendere che, organizzandosi, possono cambiare le cose».
Il confronto tra Dottrina sociale e capitalismo contemporaneo
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema della crisi dei valori nelle società occidentali, richiamando le riflessioni del sociologo Zygmunt Bauman sulla “società liquida”.
Jennings ha ricordato che il rapporto tra capitale e lavoro è sempre stato al centro della riflessione della Chiesa. «La Dottrina sociale insegna che il lavoratore è più importante del capitale».
Pur riconoscendo il ruolo positivo dell’imprenditorialità e dell’iniziativa economica, ha messo in guardia contro una visione che subordina il benessere delle persone alla sola ricerca del profitto. «La Chiesa non è contraria all’impresa, ma chiede che le considerazioni finanziarie non vengano poste al di sopra della dignità e del benessere umano».
La sfida dell’intelligenza artificiale
Particolarmente significativa è stata la riflessione sull’impatto delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale.
Secondo Jennings, il potere economico e tecnologico tende oggi a concentrarsi nelle mani di poche grandi aziende e di un numero ristretto di individui. «Nel nuovo mondo dell’intelligenza artificiale i centri decisionali sono controllati da una manciata di imprese e da poche persone».
A suo avviso, le visioni culturali che guidano questi processi risultano spesso molto distanti dai principi della Dottrina sociale della Chiesa. «L’ideologia che ispira molti protagonisti della rivoluzione digitale appare lontana dall’idea di bene comune e più vicina a modelli che privilegiano l’individualismo e la deregolamentazione».
Il rischio è quello di un progressivo indebolimento del tessuto sociale e del senso di comunità. «La distruzione dei legami sociali e della solidarietà è una realtà che non possiamo ignorare».
Un nuovo dialogo tra mondo del lavoro e Chiesa
Guardando al futuro, Jennings vede nella riflessione promossa dalla Fondazione Centesimus Annus un’opportunità per rilanciare il dialogo tra il mondo del lavoro e la Chiesa.
«Il momento è maturo per reagire», ha concluso. «Vorrei riportare il movimento sindacale globale in Vaticano, come avvenne nel 2017, per confrontarci con Papa Leone XIV su come tradurre in azione concreta lo spirito e i principi richiamati dalla Dottrina sociale della Chiesa».
In un contesto internazionale segnato da conflitti, trasformazioni tecnologiche e crescenti disuguaglianze, il messaggio di Jennings richiama l’urgenza di recuperare una visione umana dell’economia e della società, nella quale spiritualità, solidarietà e partecipazione tornino a essere strumenti di costruzione del bene comune.
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