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Perché la Pasqua

1 minuti di lettura

Perché la Pasqua è santa per tutti e non solo per i cristiani.

In un’epoca che rinuncia volutamente allo spirito, abolendo in nome della laicità ogni senso e simbolo religioso alla festa che ci accingiamo a celebrare, ricordare — soprattutto ai giovani e a chi è chiamato ad educarli — la forza straordinaria dello spirito, sento come dovere etico, non soltanto un atto di fede.

Gli dei sono immortali e invisibili. Forse è proprio questo il segreto della loro eternità: solo ciò che sfugge allo sguardo sfugge al tempo. Al contrario, noi, esseri di carne e storia, siamo governati dalla cronologia, condannati a scomparire, ovvero a diventare a nostra volta invisibili.

Eppure, la nostra mente possiede un’architettura singolare, capace di concepire simultaneamente due realtà: quella visibile e quella invisibile. È questa dualità che ci permette di immaginare un “prima” e un “dopo”, proiettandoci oltre la nostra finitezza.

Ma questa consapevolezza ha un prezzo: l’impossibilità di abitare pienamente il presente. Questo punto di fuga permanente ci lascia spesso insoddisfatti, abitati da una forma di malinconia esistenziale.

Dai totem primitivi ai templi antichi, fino alle nostre cattedrali odierne, l’umanità non ha mai smesso di cercare di rappresentare quella realtà invisibile che ci rende, in qualche modo, immortali. È qui che risiede il senso profondo e irrinunciabile della pietas latina e della fede religiosa.

In questo tempo di Pasqua, sentire la presenza di Dio non significa isolarsi dal mondo, ma al contrario apprezzarlo più intensamente. Significa imparare a decifrare nell’altro e nella natura i segnali dell’invisibile.

Come credevano gli antichi — e come noi ancora intuiamo — questi segni non devono essere trascurati. Essi costituiscono una comunicazione necessaria, un dialogo tra cielo e terra di cui non possiamo, e non dobbiamo, fare a meno.

Incontrare il divino non è una semplice decisione intellettuale o un atto di volontà. È una spinta vitale automatica, uno slancio naturale che ci spinge ad accedere a ciò che ci rende compiutamente umani.

In questa festa della Resurrezione, che è per essenza il passaggio dal visibile all’invisibile vittorioso, siamo invitati a riscoprire questa comunicazione sacra. Essere umani significa accettare di essere il ponte tra due mondi, trovando nel messaggio dell’invisibile la forza di trasformare il nostro presente.

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