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Per tutti era Pablito

Per tutti è sempre stato Pablito, soprannome vincente impostogli da un altro della notte di Madrid, un certo Enzo di cognome Bearzot, che contro di tutti lo impose in nazionale già dal 1978 in coppia con Roberto Bettega.
Già, le discese e le risalite, montagne russe al diapason, tra menischi sbriciolati, squalifiche e successi.
Nato a Prato, in fretta si impone all’attenzione del grande calcio scegliendo l’area di rigore come sua seconda casa, libero di insinuarsi e incutere terrore a difensori e portieri.
A Vicenza Farina ne riscattò la comproprietà alle buste, si usava così, riscattando per 2 miliardi la metà del cartellino dalla Juve e venne ripagato con 24 goal e il titolo di capocannoniere.
Fino al 5 luglio del 1982 allo Stadio Sarria, dove in un pomeriggio di quelli con molto caldo e tante incognite annichilisce il Brasile con tre reti e tanta magnificenza. Poi la storia è ampiamente nota e sublime, la Polonia e la notte di Madrid dove Pablito arriva in cima al mondo. Imprendibile e veloce, con il numero 20.

 

Instacult di Mauro Lama

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