Home / Regione  / Per il turismo e l’intera filiera una crisi senza precedenti

Per il turismo e l’intera filiera una crisi senza precedenti

PER IL TURISMO E L’INTERA FILIERA UNA CRISI SENZA PRECEDENTI, NECESSARIE POLITICHE AMPIE E STRATEGICHE. Una ricerca della Fondazione Corazzin/Fisascat Cisl Veneto evidenzia: nel 2020 – 60% arrivi, – 3 miliardi e 160 milioni di euro

PER IL TURISMO E L’INTERA FILIERA UNA CRISI SENZA PRECEDENTI, NECESSARIE POLITICHE AMPIE E STRATEGICHE.
Una ricerca della Fondazione Corazzin/Fisascat Cisl Veneto evidenzia:
nel 2020 – 60% arrivi, – 3 miliardi e 160 milioni di euro di consumi.
E sul fronte assunzioni: – 31mila nella ristorazione e – 27mila negli alloggi.

Confronto con le associazioni di categoria e la Regione del Veneto.
Fisascat Cisl Veneto: «Serve un nuovo patto sociale per la ripartenza:
per una buona e regolare occupazione, per la (ri)qualificazione professionale
continua dei lavoratori, per un turismo innovato e sostenibile».

Mai prima una crisi aveva toccato così profondamente il sistema del turismo veneto, tanto da paralizzarlo con la sua intera filiera, portandone in superficie le storiche fragilità come una lucida filigrana. È quanto confermano i numeri della conta aggiornata dei danni causati dalla pandemia, restituiti dall’indagine realizzata di recente dalla Fondazione Corazzin (il centro studi di Cisl Veneto) per conto di Fisascat regionale, e presentata in anteprima stamattina nella tavola rotonda “Turismo e ricettività: quando la crisi si accanisce contro un settore” promossa dalla stessa categoria sindacale.
Un arresto ancor più pesante perché giunto dopo un anno culmine per il turismo veneto, che nel 2019 aveva registrato performance da record se si guarda all’ultimo decennio, ossia quello di risalita seguito alla precedente crisi economico-finanziaria, che seppur lasciando il segno non aveva avuto ricadute così ampie e gravi.
In questo orizzonte, la ricerca ha il pregio anzitutto di mettere insieme i dati delle diverse dimensioni (fonti: Istat, Veneto Lavoro, Regione del Veneto, Infocamere) e di leggerli per la prima volta con uno sguardo globale, evidenziando come la pandemia si sia accanita in modo particolare sul settore, proprio per le sue strette connessioni con la socialità, e misurandone l’impatto sui diversi versanti.
Arrivi complessivi in Veneto scesi dai quasi 20 milioni e 200mila (per il 2/3 turisti stranieri) del 2019 ai 7 milioni e 860mila del 2020, con un calo del 60 per cento. Diminuite drasticamente anche le presenze, ossia il numero delle notti trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi alberghieri o complementari (agriturismi, ostelli, appartamenti,…), passati da 71 milioni circa a poco meno di 32 milioni e 500mila. Questo significa una perdita dei consumi pari a ben 3 miliardi e 160 milioni di euro, se si considera che la spesa media giornaliera dei turisti per viaggi di vacanza nel 2019 in Italia era stata pari a 81 euro a persona. E poi c’è il fronte delle assunzioni, passate nella sola ristorazione da oltre 77mila nel 2019 a poco meno di 46mila nell’anno dello scoppio dell’emergenza, e nel comparto degli alloggi addirittura dimezzate, scese cioè dai 53.655 del 2019 ai 26.700 del 2020. E si consideri che ancora oggi non è del tutto possibile prevedere l’impatto sui licenziamenti, fino ad oggi bloccati.
Ora l’intero settore si affaccia ai prossimi mesi – comunque incerti – di possibile ripartenza con molte aspettative e insieme tanta preoccupazione. Sullo sfondo anche il dibattito per la definizione delle regole che si spera consentiranno, al Veneto come a tutto il Paese, di non perdere un’altra stagione turistica. A partire dall’ipotizzato passaporto vaccinale e dalle sue possibili ricadute a breve-medio termine. Perché, è ben noto, il turismo straniero in Veneto è un turismo “ricco” e con permanenza media superiore. Per fare un solo esempio, al 20 aprile scorso in Austria le persone vaccinate (con dosi complete) erano al di sotto di 739mila circa: un dato addirittura più basso rispetto al numero di turisti austriaci che nel 2019 si attestavano in Veneto a circa 922mila, collocando l’Austria al terzo posto tra i paesi di provenienza di turisti stranieri in arrivo nella nostra regione.

È quanto ci dice sempre l’indagine della Fondazione Corazzin (curata dai ricercatori Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron), che ora diventa patrimonio di tutti gli attori. Da questa si potrà partire anche per definire le possibili direzioni da prendere per aiutare la ripresa di un settore così importante per l’economia (nel 2019 quasi il 14% del Pil regionale) e l’occupazione del territorio (431mila addetti occupati nel settore commercio, alberghi e ristoranti), in particolare per rafforzare il sistema di tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. Come propone Fisascat Cisl Veneto, che evidenzia la necessità urgente di impegnarsi in concretezza insieme – istituzioni, associazioni di categoria e sindacati – per dare gambe e fiato alla ripresa, cogliendo l’opportunità di avviare i necessari percorsi di cambiamento.
Proprio in occasione del seminario, con i diversi interlocutori presenti sono state condivise alcune proposte del sindacato per una piattaforma di impegno comune. «Tra le vulnerabilità del settore oggi emerse con urgenza vi è la sua ciclicità stagionale, tratto distintivo del sistema – ha evidenziato anzitutto Maurizia Rizzo, segretaria generale regionale di Fisascat Cisl Veneto –: una ciclicità bruscamente interrotta dall’emergenza in termini di produttività per le imprese come di occupazione, per la cui tutela serve pensare a specifiche protezioni e a nuove forme di lavoro. Perché la crisi ha reso ancora più deboli le numerose lavoratrici e i lavoratori che nel settore hanno contratti spesso precari e fragili. È necessario perciò recuperare le sacche di lavoro grigio e nero ancora resistenti: per farlo siamo chiamati a saldare un rinnovato patto contrattuale, perché gli ammortizzatori sociali “tradizionali” hanno dimostrato di essere strumenti spuntati e inefficaci». Un fronte d’impegno fondamentale se si pensa che ben 110mila delle nuove assunzioni per la stagione turistica estiva 2019 erano state formalizzate con contratti di lavoro a termine (compresi apprendistato, lavoro somministrato e intermittente, collaborazione con partita iva,…), lavoratori che sono per lo più giovani (circa il 75 per cento) e donne (circa 66 per cento), ossia le due categorie più deboli e ora più toccate dalla crisi.
«La pandemia ha reso ancor più evidente come un sistema del turismo imperniato sulla stagionalità non regga in termini globali – continua Rizzo –. Urge lavorare per la destagionalizzazione e per una riformulazione della proposta turistica complessiva, promuovendo sinergie con altri settori (a partire dall’agroalimentare, in primis la produzione di prodotti tipici del territorio, fino alla cultura), potenziando il marketing territoriale, rafforzando il turismo sanitario e magari anche quello sociale, con iniziative nuove che possano concorrere all’ampliamento del periodo ricettivo. E serve far crescere, con creatività oltre che con nuove competenze, il cosiddetto “turismo di prossimità” per una ri-scoperta del territorio che chiede una narrazione nuova e diversa di tanta ricchezza culturale e artistica, naturalistica e paesaggistica, oltre che enogastronomica».
E ancora, restano leve fondamentali per il sindacato la formazione continua per la (ri)qualificazione degli addetti e un dialogo più saldo con il mondo della scuola: «Formazione per l’innovazione digitale, certo, ma anche per promuovere un turismo più sostenibile e saper rispondere a una diversa, e da tempo mutata, domanda di fruizione da parte degli utenti, che chiedono in primis di vivere “un’esperienza”» ha detto sempre Rizzo.
Le ha fatto eco Davide Guarini, segretario generale nazionale di Fisascat Cisl, che propone una serie di altre azioni per rilanciare il comparto turistico nel suo complesso. «A cominciare dalla costituzione di un Osservatorio nazionale per monitorare il rispetto delle regole e delle norme per la riapertura in sicurezza delle strutture e dal potenziamento delle attività di promozione del turismo italiano nel mondo – ha detto –. Al Governo abbiamo anche proposto l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan per la promozione di iniziative volte allo sviluppo turistico, alla riqualificazione delle infrastrutture ricettive e al potenziamento dei vettori del trasporto aereo a lungo raggio».

Questo giornale è gratuito ma, se vuoi, puoi sostenerlo donando un piccolo contributo di 1 euro al mese, impostando un pagamento periodico a questo link.

Commenta la news

commenti

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni