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“Passami i colori” che voglio essere felice

La Giornata Mondiale del Colore, World Kids Colouring Day, che si festeggia il 6 maggio, è stata istituita nel 2008 con l’intento di sensibilizzare i bambini verso i loro coetanei che non hanno la possibilità di vedere  un mondo colorato di felicità. Oggi, intorno al mondo dei colori, è forse più il business che la solidarietà a farla da padrone.

Nell’immaginario collettivo, ancor oggi, i colori sono rappresentati da quelle  matite colorate con le quali i bambini, e magari anche qualche adulto, si cimentano nel disegno, su un foglio bianco.

“I colori” soprattutto per i meno giovani, sono stati proprio il nome dato a quella scatola di cartoncino contenente 6, 12 o 24 matite già appuntite, con i colori in scala, dal bianco al nero assoluto.  “Passami i colori” era condivisione di matite, di colori, di felicità. Poi, con l’avvento dell’astuccio a fisarmonica, multi piani, i colori sono stati infilati in appositi elastici, inglobati in una valigetta 8 ore scolastiche, di un certo peso, super accessoriata e griffata.

Comunque sia il packaging, le matite colorate  sono sempre un tranquillante, un mezzo con cui sfogare le proprie emozioni o far vedere le proprie abilità artistiche, un po’ come per l’ingegnoso inventore disoccupato del film Ratataplan (Nichetti 1979)  che è l’unico ad avere i colori per disegnare l’albero ed è l’unico ad essere scartato per quel posto di lavoro.

L’interesse per i colori e la riscoperta della cromoterapia, per altro già nota agli egizi, inizia proprio intorno a quegli anni. Questa disciplina considerata come medicina alternativa, si basa sul principio che la vita è colore e il colore è vita, al contrario dell’oscurità che è morte. Secondo la cromoterapia, malattie fisiche e mentali possono comparire a seguito di uno squilibrio che può essere compensato dai colori.

Anche il marketing fa uso dei colori per migliorare il proprio business, sfruttando “l’ingerenza” del colore nel nostro umore consumistico.

Ecco allora che il giallo va bene per pubblicizzare prodotti per l’infanzia ma non per gli articoli di lusso, l’arancione è perfetto per  le bibite energizzanti ma non per prodotti di sicurezza, dove va meglio il verde, e così via.

E poi c’è  l’armocromia, oggi una bella fonte di denaro per i consulenti d’immagine capaci di spillare ottime  cifre a facoltosi personaggi in cerca di colore. Lontani anni luce dai reali bisogni delle persone, i consulenti cromatici disquisiscono di nuance, tonalità e sfumature, per far apparire più belli, più giovani, più in forma i loro clienti.

Del resto, tra le popolazioni meno ricche, più vessate, con minor aspettativa di vita, nel vestiario dominano i colori accesi, forti, quasi accecanti. Sono invece i colori pastello tenue ad essere protagonisti nei guardaroba dei paesi più ricchi.

Dei colori,  nell’arte e nella natura, si potrebbe parlare all’infinito perché sono magici e possono fare miracoli nella vita delle persone: da un fiore può nascere un colore, un quadro, un amore e anche una  vita.

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