Dal 7 giugno 2026 entrerà in vigore in Italia il recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza salariale. Previsti nuovi obblighi per le imprese e maggiori tutele per lavoratrici e lavoratori, con l’obiettivo di ridurre il gender pay gap
MILANO. La parità salariale tra uomini e donne compie un passo avanti decisivo con l’imminente recepimento in Italia della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva, previsto per il 7 giugno 2026. Questa normativa rappresenta una svolta per il mondo del lavoro, introducendo obblighi e tutele che mirano a colmare il divario salariale di genere e a promuovere una maggiore equità.
Quante volte ci si è chiesti quale fosse il guadagno di un collega a parità di mansione? Quante volte un candidato si è interrogato sulla fascia retributiva per la posizione a cui aspirava? Fino ad oggi, le imprese non erano tenute a comunicarlo. Ma le cose stanno per cambiare. La Direttiva UE interviene su più fronti, con misure concrete che toccano l’intero ciclo di vita del rapporto di lavoro, dalla candidatura in poi.
Le principali novità
Una delle principali novità riguarda la trasparenza dello stipendio fin dall’annuncio: le aziende dovranno indicare la fascia retributiva direttamente nell’offerta di lavoro, consentendo a candidati e candidate di conoscere le aspettative salariali prima del colloquio.
Stop alla domanda sui salari precedenti: sarà vietato chiedere la retribuzione precedente, per evitare che disparità salariali pregresse influenzino la nuova posizione lavorativa.
I lavoratori avranno pieno diritto all’informazione, e potranno richiedere la retribuzione media, divisa per genere, di chi svolge la stessa mansione o un ruolo di pari valore, rendendo finalmente visibili le differenze salariali.
Interviene inoltre un reporting obbligatorio per le aziende, in quanto le imprese con più di 100 dipendenti dovranno monitorare e comunicare periodicamente i propri divari retributivi di genere. Si partirà il 1° giugno 2027 per le realtà con almeno 250 dipendenti, con un’estensione progressiva alle altre.
Per le aziende, la Direttiva rappresenta un’opportunità per ripensare in modo strutturato la gestione delle risorse umane. Audit retributivi interni, analisi delle strutture salariali, mappature dei gap e piani di adeguamento sono azioni che si possono già avviare, senza attendere l’entrata in vigore della normativa. Un’azienda che si presenta alla trasparenza dopo aver messo ordine nelle proprie politiche retributive invia un messaggio forte e chiaro ai propri dipendenti, generando fiducia, rafforzando la retention e aumentando la capacità attrattiva nei confronti dei talenti.
La Direttiva UE sulla trasparenza retributiva rappresenta un passo fondamentale verso un mondo del lavoro più equo e inclusivo. Le aziende che sapranno cogliere questa opportunità, adottando politiche retributive trasparenti e valorizzando il talento a prescindere dal genere, potranno beneficiare di una maggiore fiducia da parte dei dipendenti, di una migliore reputazione e di una maggiore capacità di attrarre e trattenere i migliori talenti.
Le parole del The Adecco Group
“La trasparenza retributiva è un vero punto di svolta: per la prima volta, il valore del lavoro dovrà essere misurato con criteri chiari e oggettivi, rendendo visibili disparità che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra”, ha dichiarato Giulia Maniscalco, Legal Consultant di The Adecco Group. “Il problema non è la trasparenza, il problema è la disparità. La trasparenza la rende visibile, e solo ciò che è visibile si può affrontare e correggere. Per questo il nostro consiglio alle aziende è di non aspettare. Chi si presenta ai propri dipendenti con processi solidi e trasparenti non sta solo adempiendo a un obbligo – sta costruendo fiducia, attrattività e vantaggio competitivo. Il futuro è di chi anticipa il cambiamento con coraggio, facendo della parità retributiva una leva efficace verso un’equità reale”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
