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“Grazie! Grazie! Grazie per essere qui; grazie per questa accoglienza e per questo entusiasmo che è segno dello Spirito! Il mondo ha bisogno di voi, del vostro entusiasmo, della vostra carità, della vostra fedeltà”. Questo il saluto di Papa Leone XIV ai ragazzi che lo attendevano trepidanti, esprimendo così una gratitudine senza fine.
Perché il Papa, dopo essersi fatto largo tra la folla accalcata che lo aspettava, per ringraziare il coro, durante tutto il suo percorso, a piedi e di buon passo per un lungo tratto («speriamo prenda la macchina – diceva una persona del seguito – così va più piano») e poi sulla papamobile elettrica, dai canti di chi lo ha aspettato per lunghe ore, ha continuato a salutare e ringraziare sorridendo.
La visita al Meeting di Rimini di un altro Papa “venuto da lontano”, quarantaquattro anni dopo quella di Giovanni Paolo II, è stata caratterizzata dalla parola incontro, e che per i ciellini ha un significato particolare, visto anche il nome di questo evento .
Ricordiamo che una parte del Meeting era dedicata a Sant’Agostino, e chiaramente il Papa come agostiniano non aveva nulla da imparare, ma la curatrice di questa sezione, Monica Scholz-Zappa, è rimasta stupita dai suoi occhi, dall’interesse che manifestava. L’esperienza che ho fatto è stata quella della condivisione, ora di una citazione, ora di un tratto, ora di una preoccupazione di sant’Agostino.
E’ poi arrivato alla mostra di Léon Harmel, sempre tra una folla che lo abbracciava con il canto e con l’offerta di qualche simpatico regalo. Infatti gli universitari del Ristorante romano davanti a cui è passato gli hanno preparato un piatto con la scritta “Una fame da Leone”.
Chi l’ha accompagnato in quei pochi minuti di spiegazione della mostra sul pioniere della dottrina sociale della Chiesa, che papa Prevost ha rilanciato con l’enciclica Magnifica humanitas, è rimasto colpito dalla sua attenzione.
E se la consegna di Giovanni Paolo II al popolo del Meeting quarantaquattro anni fa era stata «Costruite senza stancarvi mai la civiltà dell’amore», Leone XIV l’ha attualizzata nel metodo: «Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà. Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!».
Leone XIV ha parlato così alla platea della 47ª edizione della kermesse di Rimini ed ha esortato ad “invertire la rotta” e “riaccendere sogni e visioni” non soffiando solo sul “fuoco della stanchezza e disperazione”. È giunta “l’ora della responsabilità”, afferma il Pontefice: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Ai giovani: “Mettetevi in gioco!”.
Ma è la forza dell’amore, l’amore che “muove” e che dai tempi di Dante “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, sebbene rimanga “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”, evidenzia il Papa, richiamando l’insegnamento dei Papi sulla “Misericordia”. “Il male non si combatte col male – aggiunge -. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso”.
È dunque “un’autentica conversione di popolo” quella che ha domandato il Papa. Quanti erano seduti nell’Auditorium con le loro competenze, responsabilità e risorse erano in grado di realizzarla: “In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”, afferma Papa Leone. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro “i passaggi più rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali” e diventa “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale” .
Una “responsabilità”, il Papa la invoca pure per il vasto mondo educativo, oggi sempre più a “rischio”. E una parola la rivolge a giovani, presenti in gran numero come volontari: “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, scandisce Leone. “Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta”, esorta il Vescovo di Roma.
Erano attese da mesi le parole del Successore di Pietro, ponte e punto di riferimento per la Chiesa e il mondo. Lui, Leone, ha proposto al Meeting un discorso/ appello di ampio respiro che guarda all’attualità di quest’umanità chiamata a una “inversione di rotta” che può essere resa “convincente e credibile” dall’opera di “pionieri coraggiosi”. Ed i giovani hanno pienamente accolto il suo messaggio con l’entusiamo e la forza che solo i giovani possono avere.
Ma ha toccato anche il cuore degli adulti. Una signora, presente nel 1982, e presente anche con Papa Leone al Meetting, all’uscita dell’Auditorium commentava così: «Ci ha richiamati alla fedeltà a Cristo, alla Chiesa e al carisma del Giuss, mi impressiona che l’ha detto ai nostri nipoti, che sono il primo effetto del tentativo della costruzione di una civiltà dell’amore, di una storia nella storia che, per grazia, non si ferma mai».
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