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Papa Francesco: “Ho imparato l’odio per la guerra da mio nonno, mi raccontò la sofferenza sul Piave”

2 minuti di lettura

“Con la guerra tutto si perde, tutto. Non c’è vittoria in una guerra, tutto è sconfitto. L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparato da mio nonno, che aveva fatto il Piave nel 1914. Lui me l’ha trasmesso, perché mi ha raccontato le sofferenze della guerra. E questo non si impara dai libri, si impara così, dai nonni ai nipoti: la trasmissione dell’esperienza di vita dai nonni ai nipoti è insostituibile. Oggi non è così, pensiamo che i vecchi siano materiale di scarto; non è così, e i giovani devono sentire i vecchi. Sono la memoria vivente di un popolo e i giovani, i bambini, devono sentire i nonni“. 

Nell’udienza del 23 marzo scorso, Papa Francesco ha invitato i fedeli a pregare per la pace. Ma ha soprattutto parlato dell’importanza della memoria storica dei nostri vecchi.

Non c’è libro o Internet che possa sostituire il racconto in prima persona di chi la guerra l’ha vissuta, ha detto in sintesi Papa Bergoglio. Ed è fondamentale che questa memoria storica non si perda. I giovani dovrebbero ascoltare gli anziani, perché non c’è niente di più forte e vero di un racconto di vita vissuta.

Come dargli torto? Come dimenticare i racconti dei nostri nonni sul Piave tinto di rosso del sangue dei soldati caduti per difendere la patria, le famiglie, il nostro futuro?

Eppure siamo ancora qui, a parlare di guerra alle porte di casa nostra. Nel 2022. Ma la guerra è ogni giorno. Oggi tutti parlano degli eventi in Ucraina. E la Siria? L’Afghanistan? L’Africa? Non parliamo mica di passato remoto. Provate a fare un giro su guerre nel mondo. Fa pensare, e molto, sulla natura umana, la violenza, la sopraffazione. Sulla mancanza di volontà di pace.

Cosa vogliamo lasciare alle generazioni future?

Come dice una canzone, “la storia siamo noi”, la storia rappresenta le nostre radici. Senza comprendere la storia, non si può parlare di futuro. Anche se, molto spesso, la storia viene dimenticata e si cade in quelli che Giovan Battista Vico chiamava “corsi e ricorsi storici”, che si potrebbero tradurre in “tutto cambia, niente cambia”.

Porre un velo di oblio sulla storia, sulla memoria storica, significa rinnegare quanto accaduto in passato, da cui però dipendono inevitabilmente presente e futuro.

Nella nostra cultura così politicamente corretta – ha proseguito il Papa – questa strada appare ostacolata in molti modi: nella famiglia, nella società, nella stessa comunità cristiana. Qualcuno propone addirittura di abolire l’insegnamento della storia, come un’informazione superflua su mondi non più attuali, che toglie risorse alla conoscenza del presente, come se noi fossimo nati ieri”.

Invece tutto è collegato, e fa benissimo Papa Bergoglio a porre l’accento su un qualcosa che dovremmo tenere ben presente tutti, ogni giorno.

Dice ancora il Papa: “Le storie della vita vanno trasformate in testimonianza, e la testimonianza dev’essere leale. Non è certo leale l’ideologia che piega la storia ai propri schemi; non è leale la propaganda, che adatta la storia alla promozione del proprio gruppo; non è leale fare della storia un tribunale in cui si condanna tutto il passato e si scoraggia ogni futuro. Essere leali è raccontare la storia come è. Per questo è molto importante ascoltare i vecchi“. 

Il Papa ha chiesto ancora di pregare perché “i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione al problema. La soluzione è lavorare insieme per la pace”. 

I vecchi, come li chiama affettuosamente il Papa, la guerra l’hanno vissuta davvero. Qualcuno addirittura due. Nessuno di loro, in questo momento, vi direbbe che la strada delle armi e l’unica percorribile. Tutti, nessuno escluso, vi parlerebbero di PACE.

Proprio perché loro, la pace, l’hanno pagata col sangue.

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