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Paolo Sorrentino a Treviso

3 minuti di lettura

Il regista della Grande Bellezza al Cinema Edera per presentare il suo ultimo film

TREVISO. La Grazia è un film denso e molto intenso, perché propone allo spettatore una serie di temi di grande spessore: la vita, la morte, la qualità della vita, che possono essere riassunti nella frase che più volte viene ripetuta nel film: di chi sono i nostri giorni?

Nonostante l’importanza di questi temi, il film riesce a dare un senso di leggerezza, che può essere condensato nella scena finale. Un uomo, come il presidente della repubblica  Mariano De Santis, illustre giurista, interpretato magistralmente da Toni Servillo, e soprannominato Cemento armato, per il suo rigore, riuscirà finalmente a volare.

Se è vero che la Coppa Volpi nell’ultimo Festival del Cinema di Venezia come miglior attore protagonista sia stata assegnata proprio a Toni Servillo, non si può negare l’alta  qualità della recitazione di Anna Ferzetti, che interpreta la figlia, che si prende cura del padre, dopo la dipartita della madre e che lo affianca nel suo lavoro istituzionale di tipo giuridico.

Al di là di descrivere la vita del presidente nella sua gabbia dorata (gli unici momenti di libertà sono le sigarette fumate sulla terrazza di nascosto alla figlia e l’ascolto di musica rap di Gue Pequeno) il film incentra il suo racconto su due questioni: una è la firma di una legge sull’eutanasia, l’altra la richiesta di grazia di due detenuti.

Il tutto avviene nell’ultimo semestre del mandato del presidente della repubblica, in cui le sue competenze vengono limitate, come recita l’articolo 87 della Costituzione, che appare nei titoli di inizio del film. Quindi c’è una certa urgenza di decidere. Ma la sua proverbiale prudenza gli fa rimandare la decisione, finché la figlia non si allontana momentaneamente da lui per dargli uno scossone.

Un altro cruccio preoccupa il presidente, questa volta personale.

Lui sa per certo che l’amatissima moglie lo ha tradito 40 anni fa, ma non sa con chi. 

E questa faccenda lo tormenta e vede il traditore ovunque.

Questa questione, che sembra collaterale, in realtà fa emergere un’altra istanza esistenziale:  di quanti avvenimenti della nostra vita non sapremo la verità alla fine della nostra esistenza terrena.

L’undicesimo film del regista e scrittore napoletano Paolo Sorrentino, autore di opere come Le conseguenze dell’amore ( tra l’altro girato a Treviso, di cui alcune scene memorabili all’hotel Continental), Il Divo, La grande bellezza, E’ stato la mano di Dio, che qui tutte risuonano, parte come un manifesto di sana coscienza democratica e buona politica, ma trasloca sull’apologo della vita.

E proprio durante l’incontro con il pubblico, avvenuto il 17 gennaio dopo e prima delle proiezioni del film in programmazione, che il regista ha ribadito che il suo film non ha voluto essere un film politico, ma con nostalgia ha pensato al modo quasi monacale in cui veniva esercitato il ruolo pubblico da alcuni politici. 

Ha risposto anche a domande che si riferivano al significato di alcune scene del film: ad esempio la caduta del premier portoghese in visita al Quirinale. La responsabile della fotografia, Daria D’Antonio, anch’essa presente all’incontro con il pubblico, ha fatto la scelta di non bloccare la macchina da presa durante un incidente imprevisto  ed enfatizzare così ancora di più la decadenza fisica di un presidente agé, non in grado di sostenere il suo ruolo istituzionale..

Un’altra domanda ha riguardato la leggerezza che si vive guardando il film, nonostante sia così denso ed intenso. Sorrentino ha confessato di essersi ispirato ai registi della Commedia all’italiana, che hanno saputo con il sorriso mettere in rilievo del problematiche del periodo che hanno voluto e saputo descrivere.

Infine non poteva mancare una domanda sulla colonna sonora. Uno spettatore ha evidenziato come in altre interviste il regista abbia detto che molte volte i suoi film sono intessuti su un motivo musicale. Anche questa volta la musica ha fatto da sfondo alla sua sua creatività, ma non è stata una scelta, piuttosto un ascolto casuale alla radio, che ascoltava mentre pensava alla storia di questo film.

L’intervista si è conclusa con una domanda dell’intervistatrice riguardo ad una lacrima particolare che si vede nel film. Ma il regista non ha voluto svelarne il segreto, confessando che però anche lui si è commosso quando ha scritto questa scena.

Un film quindi assolutamente da vedere, per le tematiche che ci pone e per come ce le pone, perché  cerca di dare un po’ di leggerezza alle nostre vite spesso così appesantite da dubbi e da scelte obbligate.

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