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Palma il Giovane ritrovato: tre inediti a Venezia riscrivono il volto dell’artista ( VIDEO )

4 minuti di lettura

Alla Scuola Grande dei Carmini una mostra dossier svela capolavori mai esposti del maestro veneziano. Curatela di Marco Dolfin, dal 12 aprile all’8 giugno 2025

La Scuola Grande dei Carmini apre le sue sale a una scoperta che arricchisce il patrimonio della pittura veneziana tra Cinquecento e Seicento. Jacopo Palma il Giovane ritrovato è il titolo della mostra che, dal 12 aprile all’8 giugno 2025, a cura di Marco Dolfin, presenta tre opere inedite del pittore Jacopo Negretti, meglio conosciuto come Palma il Giovane (1548 circa – 1628), mai esposte prima d’ora e recentemente emerse da collezioni private.

Organizzata dalla Scuola Grande dei Carmini in collaborazione con la Galleria Davide Beggio Antichità, l’esposizione si configura come un prezioso dossier storico-artistico, che intende offrire nuovi strumenti di lettura sull’evoluzione stilistica e sul linguaggio di uno dei protagonisti assoluti del tardo Rinascimento veneziano.

Le opere in mostra – una pala d’altare raffigurante l’Adorazione dei pastori, un Autoritratto giovanile e un raffinato disegno del 1621 – aggiungono tasselli significativi al già ampio catalogo di Palma, permettendo di coglierne la versatilità espressiva e la qualità pittorica.

Drammaturgia luministica e introspezione psicologica

Al centro della mostra spicca l’Adorazione dei pastori, opera di intensa forza narrativa, che colpisce per la sua costruzione per coppie simmetriche e per un uso della luce quasi teatrale. Secondo quanto osservato da Sergio Marinelli nel saggio in catalogo, il dipinto – databile verso l’ultimo decennio del Cinquecento – richiama lo schema compositivo del Veronese ma sorprende per una tensione naturalistica che anticipa suggestivamente il linguaggio caravaggesco. Il confronto con la versione coeva conservata al Museo Puškin di Mosca ne evidenzia la straordinaria qualità esecutiva, che si rispecchia anche nei ricorrenti elementi iconografici della produzione sacra dell’artista, qui risolti con inedita potenza visiva.

L’Autoritratto giovanile, probabilmente il più precoce tra quelli oggi noti, mostra un Palma giovane, lo sguardo intenso, lo sguardo consapevole e fiero del proprio ruolo. Il curatore Marco Dolfin sottolinea la rilevanza del confronto con il celebre autoritratto conservato alla Pinacoteca di Brera, datato intorno al 1585:

«L’opera esposta in mostra sembra precederlo di alcuni anni, come suggeriscono indubitabilmente la fisionomia più giovanile e la barba ancora priva delle venature argentee presenti nell’opera milanese».

Chiude il percorso il disegno “I Santi Lucia, Rocco e Sebastiano”, datato 1621 e già appartenente alla storica collezione Sagredo di Venezia. Il foglio, realizzato con raffinatezza tecnica, è un esempio emblematico dell’attività grafica instancabile dell’artista, come riportato anche nelle fonti coeve. In questo disegno, Palma dà prova della sua libertà inventiva e della padronanza di tecniche su supporti colorati, realizzando un’opera che si colloca tra la produzione autonoma destinata non solo allo studio, ma anche alla circolazione tra collezionisti e amici. Annotazioni, dediche, date: ogni segno racconta la pratica quotidiana di un disegnatore ai vertici della grafica veneta.

Una mostra in dialogo con la memoria pittorica della Serenissima

L’esposizione si tiene al primo piano della Scuola Grande dei Carmini, nelle sale adiacenti alla celebre Sala Capitolare decorata da Giambattista Tiepolo. L’ambiente che ospita le tre opere di Palma è già arricchito da dipinti di Giustino Menescardi, Gaetano Zompini e da un notevole Giambattista Piazzetta, offrendo un contesto visivo ricco di rimandi e connessioni con la pittura veneziana del Settecento.

Le opere di Palma, seppur di epoca precedente, dialogano con naturalezza con lo spirito del luogo e con la storia artistica della Serenissima. In questo senso si colloca anche l’intento più ampio dell’iniziativa, come spiega Franco Campiutti, Guardian Grande dei Carmini:

«La mostra inaugura un nuovo ciclo di attività espositive promosse dalla Scuola dedicate alla valorizzazione dell’arte veneta tra Cinquecento e Settecento, attraverso nuove ricerche e studi critici».

Il catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo di 80 pagine curato da Marco Dolfin e dal professor Sergio Marinelli (professore emerito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia), con contributi anche di Andrea Piai e Michele Vello, pubblicato da Arte Rara Edizioni. I testi offrono un approfondimento rigoroso ma accessibile sulle opere, ne ricostruiscono le vicende collezionistiche, le questioni attributive e il contesto storico-artistico.

L’artista

Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane (Venezia, 1548/50 – 1628), nacque in una famiglia profondamente legata alla pittura veneziana: il padre Antonio, anch’egli pittore, era nipote di Jacopo Palma il Vecchio, mentre la madre Giulia Brunello apparteneva alla famiglia di Bonifacio de Pitati, altro noto artista del Rinascimento. Dopo un primo apprendistato nella bottega paterna, fu notato, ancora adolescente, dal duca Guidobaldo II della Rovere, che lo accolse alla corte di Urbino e ne sostenne un lungo soggiorno a Roma (1567-1574), dove il giovane Palma ebbe modo di approfondire lo studio della statuaria antica e delle opere di Michelangelo e Polidoro da Caravaggio.
Tornato a Venezia, entrò in contatto con l’ambiente di Tiziano e Tintoretto, e già nel 1578 fu coinvolto nella decorazione della sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, a fianco dei grandi maestri Veronese e Tintoretto. L’incarico segnò l’avvio di una brillante carriera al servizio della Serenissima, che lo vide protagonista assoluto della pittura veneziana tra Cinquecento e Seicento.
Autore instancabile e versatile, Palma il Giovane fu autore di vasti cicli pittorici per confraternite come la Scuola di San Giovanni Evangelista e l’oratorio dei Crociferi, oltre a numerose commissioni religiose e celebrative in tutto il territorio della Repubblica. Eccellente disegnatore, fu anche protagonista del rinnovamento della pratica grafica veneziana, lasciando una vasta produzione di studi conservati oggi in importanti collezioni internazionali.
Morì a Venezia il 17 ottobre 1628. Per sua volontà fu sepolto nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, accanto a Palma il Vecchio e Tiziano, a suggello di un’eredità artistica che lo consacrava erede e continuatore della grande tradizione pittorica veneziana.

Info mostra

Jacopo Palma il Giovane ritrovato
📅 12 aprile – 8 giugno 2025
📍 Scuola Grande dei Carmini – Sala dell’Archivio
📫 Dorsoduro 2617, Venezia
🕰 Aperto tutti i giorni, ore 10.00 – 17.00
🎟 Ingresso compreso nel biglietto di visita alla Scuola

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