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Pace in Ucraina: Trump vede Zelenskyy a Mar-a-Lago

3 minuti di lettura

Un incontro di due ore sotto il sole della Florida per cercare di chiudere il conflitto più sanguinoso in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale

PALM BEACH, FLORIDA. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto domenica Volodymyr Zelenskyy nella sua residenza di Mar-a-Lago, dichiarando che un accordo di pace è “più vicino che mai”, pur ammettendo che restano divergenze critiche su territori e garanzie di sicurezza.

Una pace al “95%”?

Secondo Trump, la bozza di accordo basata su un nuovo piano in 20 punti sarebbe ormai completata per il 95%. “Penso davvero che siamo vicini come non mai con entrambe le parti”, ha affermato il tycoon, aggiungendo che anche Vladimir Putin vorrebbe vedere la fine delle ostilità.

Tuttavia, il restante 5% rappresenta lo scoglio più duro: il futuro del Donbas. Trump ha definito “spinose” le questioni territoriali e ha espresso una sorprendente comprensione per la riluttanza russa verso un cessate il fuoco immediato, invitando a “capire l’altra parte”.

Un dialogo all’ombra del Cremlino

Il vertice di domenica non è stato un incontro isolato, ma il secondo atto di una giornata densa di manovre geopolitiche. Poche ore prima di accogliere la delegazione ucraina, Trump aveva intrattenuto un lungo colloquio telefonico con Vladimir Putin. Questa sequenza temporale ha proiettato un’ombra sull’incontro: mentre Zelenskyy cercava garanzie di sopravvivenza, il Presidente americano ammetteva di “comprendere” le ragioni della Russia, specialmente riguardo alla sua ostilità verso un cessate il fuoco immediato che Mosca interpreta come un semplice espediente per riarmare l’esercito di Kyiv.

L’architettura della pace immaginata da Trump poggia su un piano in 20 punti, su cui i negoziatori hanno lavorato febbrilmente nelle ultime settimane. Tuttavia, il cuore del problema rimane la sovranità territoriale nel Donbas orientale. Trump ha definito queste questioni come “spinose”, riconoscendo che il destino delle terre occupate resta l’ostacolo principale tra una bozza sulla carta e una pace reale. Durante la conferenza stampa, il Presidente USA è apparso a tratti evasivo su dettagli tecnici cruciali, come il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, limitandosi ad assicurare che Putin non la stia più colpendo.

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La strategia di Zelenskyy

Zelenskyy, dal canto suo, ha mantenuto un tono di estrema gratitudine, lodando il team di Trump e figure chiave come Jared Kushner e Steve Witkoff. La strategia ucraina sembra ormai chiara: assecondare il desiderio di Trump di una “vittoria diplomatica” rapida, cercando però di inserire clausole di sicurezza che impediscano a Mosca di attaccare di nuovo in futuro. Il piano ucraino propone una zona demilitarizzata e un possibile referendum, a condizione che la Russia accetti una tregua di almeno due mesi.

Ma mentre a Palm Beach si parlava di “fasi finali”, il terreno raccontava una storia diversa. Nelle stesse ore del vertice, Kyiv subiva uno dei più massicci attacchi missilistici degli ultimi mesi. Trump, interrogato su questa escalation, ha evitato di condannare esplicitamente il Cremlino, sottolineando come anche l’Ucraina stia sferrando colpi durissimi. Questa parità di giudizio morale evidenzia la distanza tra la visione americana di una soluzione “transazionale” e la richiesta europea e ucraina di una “pace giusta”.

Verso un gennaio decisivo

L’incontro si è concluso con una stretta di mano formale ma senza l’enfasi calorosa che Trump riserva ad altri leader. Sebbene il Presidente USA si sia detto pronto a volare a Kyiv per parlare alla Rada, ha anche chiarito che la pressione è tutta sulle parti in causa: o si chiude ora, o il conflitto è destinato a una durata indefinita. Con la Russia che continua ad avanzare nel Donbas per rafforzare la propria posizione contrattuale, le prossime settimane diranno se quel “5% mancante” sia un piccolo passo o un abisso incolmabile.

Il contrasto

Mentre a Mar-a-Lago si discuteva di pace, il campo di battaglia inviava segnali opposti. Nelle 48 ore precedenti l’incontro, la Russia ha scagliato su Kyiv oltre 500 tra droni e missili, un attacco definito “barbarico” dal Primo Ministro canadese Mark Carney, che ha incontrato Zelenskyy sabato a Halifax.

Trump, tuttavia, ha evitato di condannare l’offensiva russa, sostenendo che “anche l’Ucraina ha sferrato attacchi molto forti”.

Cosa aspettarsi ora

Il Presidente americano si è offerto di recarsi a Kyiv per parlare al Parlamento ucraino, sebbene lo ritenga “probabilmente non necessario”. La delegazione ucraina, che includeva il Ministro della Difesa Rustem Umerov e la nuova ambasciatrice Olha Stefanishyna, ha lavorato intensamente con il team di Trump, tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff.

“Sapremo entro poche settimane se le trattative avranno successo”, ha concluso Trump. “Altrimenti, la guerra andrà avanti ancora per molto tempo”

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