All’Assemblea Generale 2025 di Confindustria Veneto Est, il Presidente nazionale lancia l’allarme demografico e invita imprese e istituzioni a investire su competenze e attrattività
PADOVA – Nell’intervista rilasciata all’Assemblea Generale 2025 di Confindustria Veneto Est a Padova, Emanuele Orsini, presidente della Confederazione generale di Confindustria, ha posto con forza il tema che più preoccupa il mondo produttivo: la carenza di lavoratori. «Le statistiche ci dicono che nel 2050 mancheranno all’appello cinque milioni di persone. È un problema enorme, perché senza forza lavoro le imprese non possono continuare a produrre», ha spiegato.
Orsini ha sottolineato come il tema sia innanzitutto demografico: l’Italia registra da anni un calo delle nascite e un progressivo invecchiamento della popolazione, mentre migliaia di giovani scelgono di emigrare all’estero. «Se vengono a mancare cinque milioni di persone al mondo dell’impresa, è evidente che ci troviamo di fronte a una sfida enorme», ha dichiarato.
La risposta, secondo il presidente, deve muoversi su più piani. Da un lato, agganciare le nuove generazioni, far sapere loro quali competenze sono richieste e costruire percorsi formativi che parlino direttamente ai ragazzi. Dall’altro, attrarre talenti dall’estero, rendendo l’Italia un Paese competitivo e accogliente per chi cerca opportunità di lavoro. «Stiamo facendo missioni anche nei paesi esteri per essere attrattivi, formando persone che possano venire a lavorare in Italia. Per noi è fondamentale», ha spiegato.
All’interno di Confindustria, il lavoro si concentra sulla mappatura delle competenze: individuare gli skill necessari oggi e domani, per garantire alle imprese la continuità produttiva. «È importante mantenere anche i nostri ragazzi in Italia, perché senza di loro non c’è futuro», ha ribadito Orsini, richiamando l’urgenza di un impegno condiviso tra imprese, istituzioni e società.
L’intervista restituisce l’immagine di un sistema industriale consapevole di trovarsi davanti a un bivio generazionale. La sfida non è solo economica, ma culturale: costruire un patto per il futuro che dia senso e prospettiva al lavoro, evitando che il calo demografico diventi un ostacolo insormontabile per la competitività del Paese.
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