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Opening 58esima edizione della Biennale di Venezia, tutto sulla mostra e descrizione padiglione Giardini

Questo maggio, la Biennale di Venezia sarà la protagonista della città lagunare (anteprima giorni 8-10, prima apertura pubblica l'11 maggio, fino al 24 novembre). Oggi si è tenuto il primo giorno di Pre - Opening,

Questo maggio, la Biennale di Venezia sarà la protagonista della città lagunare (anteprima giorni 8-10, prima apertura pubblica l’11 maggio, fino al 24 novembre). Oggi si è tenuto il primo giorno di Pre – Opening, la prima cosa che colpisce entrando è il Padiglione Centrale avvolto da uno strato di nebbia (effetto voluto e realizzato ad hoc) che ci fa immergere subito in un’altra dimensione.

 

La 58° edizione della Biennale di Venezia è curata da Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery di Londra.

 

Titolo di questa edizione è  ‘May You Live in Interesting Times’, che è presumibilmente tratto da un’antica maledizione cinese; la frase è stata resa popolare da personaggi come il deputato britannico Sir Austen Chamberlain e il senatore americano Ted Kennedy.

 

‘May You Live in Interesting Times’ si focalizza su artisti che mettono in discussione le categorie di pensiero esistenti e aprono nuove letture di oggetti e immagini, gesti e situazioni.

 

La loro opera nasce dalla consuetudine ad osservare la realtà da punti di vista molteplici, ovvero dall’attitudine a tenere in considerazione concetti apparentemente contraddittori e incompatibili, destreggiandosi tra diversi modi di interpretare il mondo che ci circonda.

 

Rugoff ha detto che “all’inizio l’arte non esercita le sue forze nel dominio della politica”. Lo spettacolo principale si svolge in due siti: il Padiglione Centrale nei Giardini e le Corderie dell’Arsenale. Tutti e 79 gli artisti mostreranno un distinto gruppo di lavoro in entrambi i luoghi.

 

Infatti, per dare risalto a questo approccio multidimensionale del far arte, la Biennale 2019 è stata divisa in due esposizioni distinte: Proposta A, presso l’Arsenale, e Proposta B, nel Padiglione Centrale. Gli artisti saranno presenti in entrambe le sedi, ma in ciascuna esporranno opere di genere completamente diverso.

 

In un’era in cui la comunicazione pubblica occupa e viene definita da canali a banda sempre più stretta, l’intento della mostra è quello di celebrare la capacità dell’arte di stimolare risposte e dibattiti di natura complessa.

 

 

La mostra espone tipologie di arte che in vario modo illustrano il concetto espresso sia da Leonardo da Vinci che da Vladimir Ilyich Lenin secondo cui ogni cosa è connessa con tutte le altre.

 

Dato interessante è che per la prima volta, il 50% degli artisti sono donne.

 

Molti paesi ospiteranno le loro mostre in padiglioni in tutta Venezia, come ad esempio Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan, che partecipano per la prima volta.

 

La prima biennale ebbe luogo nel 1895 e da allora si è ripetuta a anni alterni. La mostra originale si è svolta presso i Giardini, un parco che ora comprende il Padiglione Centrale e 29 padiglioni nazionali permanenti, ciascuno dei quali è assegnato al paese partecipante.

 

Nel 1980 la Biennale di Venezia si espanse fino all’Arsenale, un ex cantiere navale a ovest dei Giardini. L’Arsenale ora ospita 23 padiglioni nazionali di paesi tra cui Italia, Cina, Messico, Nuova Zelanda e Sud Africa.

 

21 eventi collaterali si svolgeranno per tutta la durata della  Biennale.

 

La 58° Biennale di Venezia apre al pubblico l’11 maggio e dura fino al 24 novembre.

 

I Giardini e l’Arsenale sono aperti dalle 10.00 alle 18.00 e il venerdì e il sabato fino al 5 ottobre l’Arsenale è aperto fino alle 20:00. La biennale è chiusa il lunedì tranne il 13 maggio, il 2 settembre e il 18 novembre.

 

GIARDINI

I Giardini della Biennale contengono il Padiglione Centrale e i Padiglioni di Belgio, Ungheria, Germania, Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Russia, Spagna, Stati Uniti, Danimarca, Austria, Israele, Svizzera, Giappone, Finlandia, Canada, Uruguay, Paesi Nordici (Svezia, Norvegia, Finlandia), Australia, Corea e Venezia.

 

 

 

Di seguito la descrizione dei padiglioni presenti ai Giardini.

Renate Bertlmann

Padiglione austriaco, Giardini

“Discordo Ergo Sum” (Discordo quindi sono) è il titolo dato dall’artista austriaca Renate Bertlmann alla sua installazione site specific per il Padiglione austriaco.

In questa riformulazione del pensiero filosofico “Cogito Ergo Sum” (Penso, dunque sono) l’artista cerca di scalzare il predominio della ragione e di descriversi in un autoritratto di rivolta.

Modificando ulteriormente l’espressione, con la scritta “Armo Ergo Sum” (Amo, dunque sono) Renate Bertlmann appone ironicamente la propria firma sull’architettura del Padiglione. Questo approccio sovversivo sintetizza il principio della sua pratica artistica basato sulle contraddizioni. Ne è espressione l’installazione con rose-coltelli nel cortile interno del Padiglione che, sia nella forma che nel contenuto, rende sensorialmente esperibile la contraddittorietà dell’esistenza.

 

Angelica Mesiti

Padiglione Australiano, Giardini

In un momento in cui gli abitanti di questo pianeta sono più mobili che mai, forme di creatività non verbali possono facilitare profonde interazioni tra estranei.

 

Questo è il cuore pulsante del lavoro di Angelica Mesiti. Con grande sensibilità, ha interpretato il talento e l’individualità di vari membri delle comunità di migranti e rifugiati attraverso le sue rappresentazioni.

 

Ha anche reso omaggio a forme di scambio non verbali, alcune delle quali sono morte o in via di estinzione, come il fischio, il codice Morse e il lutto pubblico. Come figlia di una famiglia italo-australiana che ora vive a Parigi, Mesiti è, lei stessa, ben posizionata per riconoscere i capricci dello sfollamento.

 

Il punto di partenza per il nuovo lavoro di Mesiti per la Biennale di Venezia, “Assembly” – un’installazione video a tre canali di 25 minuti – una macchina stenografica ancora in uso nel senato italiano. Chiamata “Michela”, fu inventata nel 1863 e, sebbene sia una specie di macchina da scrivere, assomiglia ad una tastiera di pianoforte. L’artista è rimasto affascinato dall’idea di codificare una poesia di David Malouf “To Be Written in Another Tongue”, sulla macchina  è stata poi arrangiata una colonna sonora del compositore Max Lyandvert.

 

 

Jos de Gruyter e Harald Thys

Padiglione Belga, Giardini

I video del duo belga Jos de Gruyter e Harald Thys sono disegni e spettacoli oscuri e impassibili dove gli artisti spesso attingono a un inventario di personaggi inventati: esemplari di blanda, alienata vita tardo-capitalista nell’Europa occidentale.

 

Il loro progetto per Venezia, MONDOCANE, è un’installazione scultorea che ricorda un museo folcloristico locale e raccoglie un elenco di personaggi simili a cartoni animati, prodotti culturali, disastri umani e destinazioni turistiche.  Le stelle del pezzo includono un indovino e uno stregone di nome Catherine Deshayes; un fornaio animatronic che fa rotolare l’impasto della pizza; un depresso che è attratto dai feticci sessuali; un nazista francese; mimi; disturbi fisici come reumatismi; una collezione di diversi stili di valigie e generi alimentari come il croque monsieur e il camembert.

 

Nonostante l’aspetto infantile di questi automi, a sostenerli sono le crisi esistenziali che colpiscono oggi l’Europa occidentale, più un colpo alla promozione della “nazione” così spesso esposta alle Biennali. Dopo tutto, è un mondo piccolo.

 

Cathy Wilkes

Padiglione Britannico, Giardini

Il processo di Cathy Wilkes è uno dei miglioramenti attraverso la cancellazione. Una carrozzina solitaria e un cavallo giocattolo abbandonato; una ciotola di porcellana vuota e una famiglia di manichini ammantati di stracci: questa è la rappresentazione di persone non rappresentate, sradicando le loro caratteristiche distintive. Wilkes è nato a Belfast, nell’Irlanda del Nord, vive a Glasgow, in Scozia, e, dopo la sua mostra personale al MoMA PS1 l’anno scorso, entrerà nel padiglione britannico in un momento in cui la Gran Bretagna stessa è alle prese con la nozione stessa di rappresentazione.

 

È anche un tempo definito dal suo clamore incessante, dalla sua confusione populista e dalla sua assoluta illeggibilità. Con i suoi fantastici assemblaggi scultorei di oggetti trovati, Wilkes rifiuta tutto questo, optando invece per lavorare con un cast di ombre: figure prive di diritti che non hanno il potere di muoversi, di emettere suoni, ma sono comunque gravate da tragedie.  A tal fine, Wilkes invoca la figura di Friedrich Nietzsche a mezzogiorno: quel momento in cui, come Wilkes riassume nel 2008, dopo essere stato nominato per il Turner Prize, “le ombre degli oggetti si siedono sopra quegli oggetti, e non sono visibili come qualcosa al di fuori” . Questo è il momento in cui una sola immagine si spezza in due.

 

Quando un’ombra, o una ciotola di porcellana vuota, diventa più di quello che è.

Isuma
Padiglione Canadese, Giardini

 

“Nel turbolento contesto odierno dei media globali, nel mentre che milioni di persone vengono schiacciate dalle loro case in tutto il mondo, e in occasione dell’Anno Internazionale delle Lingue Indigene proclamato dalle Nazioni Unite, la media art del collettivo artistico Isuma mostra il trasferimento forzato delle famiglie Inuit dal loro punto di vista.

Zacharias Kunuk è stato regista e produttore del primo film pubblicato interamente in Inuktitut, la lingua Inuit; co-fondatore della prima società di produzione indipendente Inuit, chiamata Isuma, e ora la prima artista inuit a rappresentare il Canada alla Biennale di Venezia.

Kunuk si unisce al suo compagno e regista Norman Cohn e al resto del team di Isuma, con sede a Igloolik, nel presentare un nuovo film, Un giorno nella vita di Noah Piugattuk.

 

In linea con i molti documentari di Isuma sulla storia degli Inuit e gli esami di vita delle tradizioni e convinzioni indigene, i conflitti con il colonialismo dei coloni e le lotte per la sopravvivenza sulla tundra ghiacciata – il film esaminerà il lungo secolo (dal 1876 al 1996) in cui il governo canadese sfollati forzatamente indigeni da comunità remote a città formalmente registrate per frequentare scuole federali in lingua inglese.

 

 

Laure Prouvost

Padiglione Francese, Giardini

 

Entra nella pancia della bestia. Questa creatura sembra ma non è, un polipo.

‘Deep See Blue Surrounding You’, il padiglione francese di Laure Prouvost alla 58°. Biennale di Venezia, evoca questa bestia tentacolare per testare le nozioni di fluidità, evasione, viaggio e mistero.

Al centro del padiglione c’è un film appena commissionato che documenta un viaggio su strada che Prouvost e una troupe gioiosamente bohémien (narratore, acrobata, insegnante di karate, prete e così via) hanno preso dalla periferia parigina verso i corsi d’acqua galleggianti di Venezia.

 

 

‘Un grande miracolo della percezione’

Padiglione Finlandese, Giardini

Nel 2010 numerose indagini hanno mostrato che la maggioranza della popolazione finlandese voleva limitare l’immigrazione per proteggere la propria cultura nazionale.

Cinque anni dopo, al culmine della crisi migratoria europea, 300 richiedenti asilo entravano nel paese ogni giorno, un evento che vedeva i partiti conservatori del centro-destra del paese – il Partito della coalizione nazionale, il Partito dei finlandesi e il Partito del centro – formare un governo di coalizione.

(A seguito di una rinegoziazione nel 2017, il Partito dei finlandesi è stato sostituito dalla Riforma Blu.)

 

Nel marzo di quest’anno, l’intero governo si è dimesso, citando differenze inconciliabili e dimostrando una volta per tutte quanto è diventato veramente diviso il paese.

Sotto la guida di Miracle Worker Collective (MWC), il padiglione finlandese di quest’anno intende dimostrare l’amministrazione sbagliata. Ma come?

 

Fase 1: Evitare qualsiasi forma di nazionalismo, incoraggiando invece le relazioni transnazionali.

 

Passaggio 2: Esplorare le pratiche transdisciplinari.

 

Step 3: Allargare la discussione e diffondi la parola.

 

MWC è una comunità transcontinentale e transdisciplinare, tra cui lo scrittore e regista Hassan Blasim, l’artista Outi Pieski, la musicista Leena Pukki, lo scenografo Lorenzo Sandoval e i curatori Giovanna Esposito Yussif, Christopher Wessels e Bonaventure Soh Bejeng Ndikung, tra gli altri.

Ispirato dalla comprensione dei miracoli del poeta nigeriano Esiaba Irobi come mezzo per la resistenza spirituale e politica, MWC cerca di costruire una mostra che sia criticamente coinvolta e ampiamente accessibile – coinciderà con una serie di eventi pubblici in tutta Europa. Sebbene non sia chiaro quale aspetto estetico ciò richiederà, è certo che le idee di collettività, comunità e rappresentanza nazionale saranno fondamentali.

 

 

Larissa Sansour

Padiglione Danese, Giardini

L’artista Danese Larissa Sansour, di origini palestinesi, presenterà l’opera Heirloom, una riflessione ultraterrena sul concetto di memoria, storia e identità. La mostra, curata da Nat Muller, invita lo spettatore a entrare in un universo oscuro attraverso un film di fantascienza proiettato su due canali, un’installazione scultorea e un intervento architettonico nel padiglione.

 

L’interazione tra finzione e realtà, la commistione continua e in evoluzione tra storia e mitologia, sono alcuni dei temi ricorrenti nella ricerca scientifica dell’artista. La curatrice, Nat Muller, spiega come: “La fantascienza è un mezzo attraverso cui gli scenari immaginari, irreali e futuri possono essere contestati e al tempo stesso testati, dove le storie di ciascun individuo e le esperienze personali si intrecciano con quelle collettive.

 

‘Sig. Stigl ‘(Panos Charalambous, Eva Stefani e Zafos Xagoraris)

Padiglione Greco, Giardini

Cosa succede al libro ufficiale della storia quando le storie dimenticate vengono riscoperte? Gli artisti Panos Charalambous, Eva Stefani e Zafos Xagoraris esplorano questa domanda nel padiglione greco per la loro mostra “Mr. Stigl’. Da sempre collezionista di vinile raro, Charalambous è noto per aver salvato voci dagli angoli polverosi della storia.

 

Un enorme strumento musicale – da 20.000 bicchieri. All’inaugurazione di venerdì 10 maggio, verrà eseguita un’estatica danza ad ultrasuoni e durante tutta la Biennale i visitatori saranno invitati a percorrere l’installazione e ad attivare l’opera d’arte.

Eva Stefani si concentra su eventi quotidiani e tranquilli. Per la biennale, presenta tre film: Only Men, Window and Mouth (tutti 2019). Quest’ultimo imposta filmati d’archivio di momenti importanti del passato – tra cui grandi parate nazionali e celebrazioni pubbliche – a una sceneggiatura che oscilla tra registri di discorso pubblici e privati.

 

Xagoraris completta il padiglione con un’installazione che collega eventi accaduti contemporaneamente nel 1948.

 

Il loro padiglione era dedicato alla collezione di arte moderna di Peggy Guggenheim. L’installazione scultorea di Xagoraris combina questi due eventi, che sono avvenuti molto distanti, ma hanno dato forma a una storia collettiva.

 

 

Motoyuki Shitamichi, Taro Yasuno, Toshiaki Ishikura, Fuminori Nousaku

Padiglione Giapponese, Giardini

In questi giorni, la domanda “come sarà la terra tra un miliardo di anni?”, Non sembra molto diversa dal chiedere “come sarà la terra tra un anno”? I cambiamenti politici, culturali e ambientali degli ultimi tempi hanno creato un paesaggio frastagliato che continua a sorprenderci.

 

Il padiglione giapponese alla 58esimo Biennale Internazionale di Venezia, a cura di Hiroyuki Hattori, cerca di creare uno spazio per meditare sulla convivenza durante l’estinzione.

 

La mostra, intitolata “Cosmo-Eggs”, si concentra sul modo in cui il popolo giapponese può creare un ecosistema che permetta agli esseri umani e non umani di convivere con successo e prende il comando da “pietre dello tsunami”, rocce naturali che conservano i ricordi di disastri naturali.

L’artista Motoyuki Shitamichi ha documentato le pietre, che hanno anche connotazioni religiose, mitologiche e folcloristiche, per diversi anni dopo una visita del 2015 alle isole Yaeyama ad Okinawa.

 

Shitamichi, nato nel 1978, collabora con il compositore Taro Yasuno, l’antropologo Toshiaki Ishikura e l’architetto Fuminori Nousaku per costruire una piazza pubblica e uno spazio tranquillo e unificato pieno di musica e discorso nel tentativo di creare collettivamente un’esperienza che esplori le questioni fondamentali del qui e adesso.

Con Shitamichi che paragona le pietre ai monumenti, e il suo lavoro passato incentrato sullo scenario, possiamo aspettarci un senso di grandezza per lo spettacolo.

Itziar Okariz e Sergio Prego

Padiglione Spagnolo, Giardini

 

Quest’anno, il Padiglione della Spagna abbina il lavoro di Okariz a quello di Sergio Prego, anch’egli artista basco che è diventato famoso negli anni ’90. (Gli addetti ai lavori sanno hanno avuto una lunga relazione.)

 

Come Okariz, Prego ha realizzato video che richiama alla compiacenza sociale: Lightbox (2001),.

Ma Prego è forse meglio conosciuto per le sue sculture: oggetti simili all’intestino fatti di cemento armato, che sono arrotolati insieme e appesi verticalmente sui muri.

 

Il commissario del padiglione, il critico e editore Peio Aguirre, ha intelligentemente attirato l’attenzione sulle aspettative di genere riguardo ai media nell’arte contemporanea.

 

Pauline Boudry / Renate Lorenz

Padiglione Svizzero, Giardini

Nel loro lavoro, Boudry e Lorenz sfidano le tradizioni accettate del cinema e le narrazioni della storia. La loro installazione I Want (2015) – che fa parte della loro attuale mostra alla Julia Stoschek Collection di Berlino – comprende due film proiettati uno accanto all’altro che iniziano con impostazioni della fotocamera quasi identiche.

 

Ma, mentre la performer Sharon Hayes passa dall’identità del poeta Kathy Acker all’ex-analista dell’intelligence Chelsea Manning, ricombinando i frammenti di testo di entrambi, anche le vedute delle telecamere sono diverse l’una dall’altra. Mentre una telecamera esegue lo zoom in avanti, l’altra zooma, gli angoli cambiano e, in definitiva, il supporto che dovrebbe documentare diventa un esecutore stesso. In Telepathic Improvisation (2017), gli artisti hanno spinto ulteriormente questa idea invitando gli spettatori a inviare segnali telepatici a tutti gli elementi dell’installazione – tra cui macchine da fumo, luci e artisti – per attivarli.

 

Natascha Süder Happelmann

Padiglione Tedesco, Giardini

Il padiglione tedesco, a sua volta un edificio nazista, è avvolto da una ripugnante storia politica e, come la maggior parte dell’Europa, la Germania sta regredendo nel nazionalismo e nella xenofobia. Con il suo progetto (commissionato da Franciska Zólyom, che gestisce il Museum of Contemporary Art di Lipsia), Happelmann mostra la pomposità della “rappresentazione” come un pallone.

 

Martin Puryear

Padiglione degli Stati Uniti, Giardini

Martin Puryear è un titano della scultura moderna. Kamin Rapaport di Madison Square Park Conservancy, che ha organizzato il padiglione degli Stati Uniti, suggerisce in un comunicato stampa che “le questioni di cittadinanza, fedeltà, democrazia, libertà e responsabilità hanno a lungo spinto l’artista”.

Il titolo e il tema centrale della mostra è Liberty / Libertà, una raccolta di lavori recenti.

 

Ma la libertà è un termine relativo. Questa libertà è una trama della vita americana, o come qualcosa per cui lottare per una nuova?

Vale la pena di porre tali domande alla luce dell’uso dell’astrazione da parte degli Stati Uniti sul palcoscenico mondiale come metonimio per la libertà individuale così centrale per la sua autoidentificazione durante la Guerra Fredda e oltre.

 

 

 

Iris Kensmil – Remy Jungerman

Padiglione Olandese, Giardini

“The Measurement of Presence” è una rappresentazione transnazionale che esplora le tradizioni e il passato, mettendoli in contatto con il presente. Remy Jungerman (1959) e Iris Kensmil (1970) fanno coinvergere influenze provenienti da diversi contesti. Nel loro lavoro uniscono l’ispirazione che traggono dal modernismo del XX secolo – in particolare Mondrian e De Stijl, l’avanguardia russa e l’artista stanley brouwn – con elementi di altre tradizioni e posizioni.

 

Padiglione Venezia

Per omaggiare Venezia nel suo Padiglione ai Giardini della 58esima Esposizione d’Arte è stato selezionato un gruppo di sette artisti con forti legami creativi con la Città e attivi in settori diversi: Mirko Borsche, Lorenzo Dante Ferro, Sidival Fila, Ferzan Özpetek, Plastique Fantastique, Fabio Viale e Giorgos Koumendakis. La mostra è curata da Stelios Kois. Per il ruolo di Commissario del Padiglione è stato designato Maurizio Carlin.

Il Padiglione Venezia, di cui il Sindaco Luigi Brugnaro ha fortemente voluto il rinnovo della presenza all’interno della Biennale Arte per raccontare la narrazione della città è esso stesso l’opera d’arte nel quale la coralità delle opere, frutto delle esperienze individuali, ne rappresenta la visione collettiva.

 

Il concept della mostra è ispirato al tessuto urbano della città, per espolarne la storia e la mitologia.

 

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