Provateci voi a passare, magari volutamente, dove si trovava la vostra discoteca preferita e trovarci un supermercato.
O una banca, piuttosto che delle villette a schiera, ma anche la discoteche abbandonata, scarnificata, ridotta ad un rudere, vittima di contenziosi, fallimenti e usura del tempo, che rivedendoti sembra darti appuntamento a questa sera.
Max Pezzali,con la sua ultima hit “Le discoteche abbandonate“ fa girare i vinili rivitalizzando le nostre emozioni.
Là dove la pista inglobava tutto ed era un attimo sognare, una vera e propria seconda casa, vissuta e ballata, bevuta e corteggiata, teatro del primo bacio piuttosto che del primo “slancio chimico”, al centro del cosmo, provincia o città, che nulla cambiava.
Rivoluzionaria e culturalmente al centro di un vero e proprio “double pass”, autentico cambio di stile di vita che partiva dal mercoledì, fino alla domenica. Dal pomeriggio alla sera, che poi voleva dire notte, di quella vera, danzata fino alla fine, che volevi non finisse mai, oltre l’ultimo dolcissimo cuba libre.
Dal Marabù di Reggio Emilia, allo Studio 54 di Milano e al Plastic, piuttosto che al Pozzo di San Rocco, appena fuori Monza, fino allo Studio Zeta di Caravaggio vicino Bergamo, al Tiffany di Sarnico sul lago d’Iseo, ma la lista comprenderebbe l’intera penisola, isole comprese. Piccoli club, piuttosto che enormi locali, quello che contava era l’appuntamento e la dimensione musicale, per taluni appena approcciata, per altri da approfondire con curiosità multiforme.
Deejay, vinili e piatti. Attraversando il tramonto degli anni 70 fino al 2000, tra disco, funk e house. Pillole di memorabilia, con i brani che entravano nella testa per non uscirne mai più.
Teatro dell’irrazionale, da sempre vetrina per outfit, sfrontatezza e irriverenza, anche sessuale. Poi le selezioni all’ingresso, i buttadentro che introducevano in base a uniformi o avvenenza, dividendo umori e voglia di esserci.
Ma è solo una minima parte, forse solo epidermica di quello che hanno significato questi luoghi, autentiche arene per ritrovare aneliti di libertà e gioia, con la musica a fare da padrona di casa, gioiosa allora quanto evocativa ora.
Per mai dimenticare le discoteche abbandonate.
Instacult di Mauro Lama
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