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Olimpiade: un successo annunciato

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In occasione della chiusura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, il Comunale di Treviso ha voluto rendere omaggio a questo evento sportivo, allestendo una interessante rappresentazione de L’Olimpiade, melodramma composto da Antonio Vivaldi nel 1734, utilizzando uno dei capolavori teatrali di Pietro Metastasio.

Si tratta di un testo, la cui azione si svolge nell’ambito dei giochi olimpici dell’antica Grecia , che ben rappresenta la grande riforma attuata dal celeberrimo poeta, finalizzata a razionalizzare l’azione teatrale, eliminando gli episodi superflui presenti nei libretti barocchi, ma spesso estranei al nucleo principale della vicenda: di qui un testo essenziale, limpido e organico, suddiviso in tre atti, comprendenti grandi scene costituite da recitativi e arie tese a fornire la necessaria varietà di emozioni e sentimenti che possano valorizzarne gli interpreti.

Nel mettere in musica questo testo, Vivaldi diede vita ad un’opera ricca di grandi contrasti drammatici. Nell’opera la condizione umana viene descritta perfettamente da Aminta, che canta Siam navi nelle onde algenti, lasciate in abbandono. In effetti tutti i personaggi vengono sballottati come battelli ebbri dal caso che li fa incrociare, lasciare, ritrovare, innamorare, disperare fino a desiderare la morte e gioire di una gioia limpida ed esaltante.

Ricordando brevemente la trama, che risulta piuttosto complessa, tutto si può comprendere dall’antefatto dell’opera di Metastasio: Nacquero a Clistene Re di Scione due figlioli gemelli, Filinto ed Aristea. Ma avvertito dall’oracolo di Delfo del pericolo di essere ucciso dal proprio figlio, per consiglio del medesimo oracolo, fece esporre il primo e conservò la seconda”,

La realizzazione trevigiana è nata nell’ambito di una masterclass internazionale resa possibile grazie ai fondi del progetto PNRR “Musical Theatre and New Technologies: Toward a New Paradigm in Opera Studies and Performance”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca musicologica, con l’obiettivo di realizzare nuovi modelli produttivi e didattici per l’opera barocca.

Per questa iniziativa è stato coinvolto il conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto, in collaborazione con l’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio d’Amico” di Roma, l’Accademia Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini, L’Accademia Teatro alla Scala di Milano e la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze.

La Fondazione Giorgio Cini per questo scopo ha scelto i 13 cantanti borsisti tra i più di 50 iscritti provenienti da tutto il mondo (impegnandoli poi in un percorso formativo di tre settimane), mentre l’Ufficio Erasmus del Conservatorio “Agostino Steffani” ha selezionato i 25 strumentisti (affiancati durante la rappresentazione dal celebre ensemble I Sonatori de la Gioiosa Marca).

A proposito dei Sonatori, dopo una lunga e prestigiosa carriera iniziata nel 1984, fregiata da numerosi prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali, è veramente bello vedere che ora, accanto all’intensa attività concertistica, svolgano un’intensa attività didattica nei Conservatori italiani, contribuendo alla formazione di una nuova generazione di interpreti nella tradizione musicale veneta.

Si è dunque trattato di un’impresa indubbiamente di notevole livello per rigore, preparazione e approfondimento stilistico, grazie ad un gruppo di giovani interpreti pienamente adeguati al non facile compito, oltre che dotati di voci interessanti. Si sono distinti, in particolare, per notevole presenza vocale, il Clistene di Niccolò Porcedda e l’Alcandro di Masashi Tomosugi, mentre ha letteralmente catalizzato il folto pubblico l’Aminta di Gaja Pellizzari, un mezzosoprano dotato di voce densa e morbida, utilizzata con efficace flessibilità e brillante virtuosismo (come avvenuto con la celebre aria di tempesta citata precedentemente  Siam navi all’onde algenti, dipanata con grande scioltezza, oltre a dimostrare notevole espressività in Sol qual per mare ignoto).

La regia, curata da Fabio Condemi, è stata condotta con semplicità ed essenzialità, in linea con le scenografie e i costumi di Daniele Spanò, il tutto abbinato ai video suggestivi di Igor Renzetti, ispirati ad alcuni scorci veneziani. Interessante l’idea di porre gli strumentisti sul palcoscenico, muovendo spesso i cantanti tra di loro, oltre che sul proscenio.

Per quel che riguarda la direzione, dobbiamo citare il maestro Francesco Fanna, che pur avendo iniziato i suoi studi musicali con il violino, come allievo di Antonio Carmignola, ha proseguito poi il suo percorso di formazione al Conservatorio G.Verdi di Milano. Ha seguito corsi con Carlo Maria Giulini presso l’Accademia Chigiana di Siena e con Leonard Bernestein all’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Ha diretto numerose orchestre sia in Italia che all’estero. Dal 1997 è direttore dell’istituto Italiano Antonio Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini a Venezia.

Concludendo, il gradimento del pubblico è stato entusiasta. Ancora una volta Vivaldi ha saputo far breccia nel pubblico, riuscendo a mettere in musica le emozioni di precarietà che ha vissuto nel momento di composizione di quest’opera. Infatti il suo impegno con il teatro di Sant’Angelo doveva essere qualcosa di limitato nel tempo e quindi dovette prendere delle decisioni dirimenti, tenendo presente la frenetica velocità e i limiti pratici che caratterizzavano la vita teatrale dell’epoca.

Ma soprattutto ha saputo ancora parlare ai nostri cuori attraverso le nostre orecchie, trasformando in suoni emozioni e sentimenti. E’ senz’altro in questo che risulta la sua genialità senza tempo. E noi veneti siamo orgogliosi di aver legato ancora una volta il nome e la fama di Vivaldi ad un evento storico ed eccezionale come quello che si è appena concluso delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, come un simbolo di quella italianità che ci ha reso famosi in tutto il mondo.

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