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Oggi ti racconto la mia storia

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Una storia di violenza psicologica: la mia odissea emotiva a soli 17 anni

Sono passati ormai molti anni da quel giorno in cui, ancora adolescente, mi innamorai di un ragazzo poco più grande di me. Eravamo giovani, pieni di sogni e speranze, e all’inizio sembrava che nulla potesse disturbare la nostra felicità appena scoperta. Tuttavia, il destino aveva in serbo per me un percorso tortuoso, un viaggio attraverso l’amore che si trasformò in un incubo da cui sembrava impossibile svegliarsi.

Nei primi mesi, la nostra storia era un caleidoscopio di emozioni positive. Le risate erano al centro dei giorni e l’amore sembrava essere la forza trainante di ogni nostra azione. Ma il destino è imprevedibile, e presto i giorni idilliaci si trasformarono in un labirinto senza via d’uscita.

La mia anima, così giovane e fragile, fu sottoposta a una tempesta emotiva che minava la mia autostima e la mia sicurezza. Il ragazzo che avevo creduto essere il mio rifugio si rivelò essere il custode di un inferno psicologico. Giorno dopo giorno, le sue parole taglienti, si facevano sempre più strada dentro di me, riducendomi a brandelli.

Il suo rancore per il mio passato diventò una scusa per riversare su di me le peggiori parole immaginabili. Non accettava i miei successi, il mio modo di essere, nemmeno il mio corpo. Mi faceva sentire costantemente sbagliata, inferiore, come se non fossi mai abbastanza per lui. La sua gelosia si trasformò anche in tradimenti, e lui, ironicamente, mi accusava di essere la causa delle sue infedeltà.

La violenza psicologica diventò il mio quotidiano, un oscuro rituale che mi consumava. Le sue parole erano peggio di qualsiasi colpo fisico. Mi accusava di non essere come mi voleva lui, e ogni commento era un colpo diretto al mio corpo e alla mia autostima. Sentirmi indesiderata divenne la norma, e la mia riflessione nello specchio rifletteva solo l’immagine distorta che lui aveva dipinto di me.

La sofferenza durò per otto lunghi anni, un periodo che sembrava non finire mai. Ogni tentativo di liberarmi da questa prigione emotiva sembrava vano. La mia anima urlava di essere liberata, ma il legame tossico era troppo forte. Fino a quando un giorno, una scintilla di forza interiore si accese dentro di me.

Decisi di chiudere le porte a questo inferno, di porre fine a questa relazione che aveva divorato la mia gioventù. Ma la fine della storia non significava la fine della sofferenza. I danni causati dalla violenza psicologica erano profondi, radicati nel terreno fertile della mia mente.

Mi imbarcai in un percorso psicologico doloroso ma necessario. Affrontai i fantasmi del mio passato, smascherai le menzogne che avevo ingoiato come verità e ricominciai a costruire me stessa da zero. Il percorso fu lungo e faticoso, ma ogni passo mi avvicinava alla liberazione.

Oggi, porto ancora i segni di quella tormentata relazione dentro di me. Le cicatrici non sono solo sulla pelle, ma anche nella mia anima. Tuttavia, queste cicatrici sono testimoni della mia resilienza, della mia forza interiore che ha trovato la forza di spezzare le catene dell’abuso emotivo.

La mia storia è un monito per coloro che affrontano o hanno affrontato situazioni simili. L’amore non dovrebbe mai trasformarsi in una prigione. La vera forza risiede nel rialzarsi dopo una caduta, nell’affrontare i demoni interiori e nell’abbracciare la propria autenticità. La mia giovinezza potrà essere stata segnata da un amore distorto, ma oggi, guardando indietro, vedo la mia rinascita, vedo la donna che sono diventata ora e posso solo esserne fiera.

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