Italian flag
Al-Anon e AlateenItaliaSaluteSlide-mainSociale

“Non voglio che i miei figli rivivano il mio passato”

2 minuti di lettura

Una madre cresciuta in una famiglia segnata dall’alcolismo racconta la sua battaglia quotidiana contro le dinamiche che rischiano di ripetersi

Nel rispetto assoluto dell’anonimato — principio cardine dei gruppi Al-Anon, nati per offrire sostegno ai familiari e amici di persone con dipendenza da alcol —una giovane madre  ha raccontato la sua esperienza con lucidità e senza reticenze: una testimonianza dura, che non cerca sconti. L’anonimato, in questo contesto, non è solo una regola: è uno spazio protetto, dove il dolore può essere condiviso senza paura di giudizi o esposizioni.

«Ho due bambini, il più grande è un preadolescente – un’età difficile – e purtroppo sto rivedendo in casa scene che mi riportano direttamente alla mia infanzia», racconta. «Litigi tra genitori, minacce, tensioni. Mi rivedo da bambina che si sveglia al mattino con urla e paure. Allora non capivo cosa stesse succedendo. Ora so che era la malattia dell’alcolismo.»

La sua voce tradisce un misto di consapevolezza e frustrazione. Dopo anni di riflessione e lavoro su sé stessa, pensava di essersi lasciata alle spalle certe dinamiche. «Mi dico: “sono anni che ci provo, eppure sembra di essere ancora lì”. Mio marito non è un alcolista, eppure qualcosa persiste. E io mi chiedo: come spezzare questa catena?»

Quando si è vissuti in un contesto familiare instabile, il passato non resta mai del tutto chiuso. Riaffiora nei gesti, nei conflitti, nei silenzi. «Quando vedi tuo figlio vivere qualcosa che hai vissuto anche tu, è come se si accendesse un campanello d’allarme enorme. Non puoi far finta di niente.»

Eppure non è semplice uscirne. Le ferite del passato influenzano comportamenti e relazioni. «Spesso ci si accusa a vicenda. “Tu sei come tua madre”, ci si rinfaccia. Ma in realtà siamo solo persone ferite, che senza volerlo ripropongono quello che hanno imparato nel caos familiare.»

Oltre ai ricordi emotivi, riaffiorano anche questioni più pratiche, come la gestione del denaro. «Nella mia famiglia non si capiva mai chi avesse cosa. Oggi che mio padre è molto malato, e mio fratello ha problemi con l’alcol, mi ritrovo a dover mettere ordine in tutto quel disordine. E mi accorgo che, nel piccolo, sto ripetendo quel caos anche nella mia vita.»

«Vorrei essere già fuori da questo casino», confessa, con una sincerità disarmante. Ma riconosce anche il valore del percorso che sta facendo grazie ad Al-Anon: «Sono grata al gruppo. Anche se a volte vorrei essere più forte, almeno ora ho un punto di riferimento. È un inizio.»

La sua storia, come quella di tanti altri familiari, mostra che l’alcolismo non è una malattia che riguarda solo chi beve, ma un trauma che si infiltra nelle relazioni, nei silenzi, nelle eredità non dette. E che solo affrontandolo con coraggio e condivisione si può davvero provare a spezzarne la catena.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
ItaliaSantiSlide-main

Santa Teresa di Gesù bambino: salvare le anime

6 minuti di lettura
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, ultima figlia di Louis Martin e…
IstruzioneSlide-mainTreviso

Scuole dell'infanzia a Spresiano: otto anni di rette azzerate, il bilancio del sindaco Della Pietra

2 minuti di lettura
Otto anni fa, nel 2018, l’Amministrazione comunale di Spresiano ha introdotto un contributo a sostegno delle famiglie che iscrivono i figli alle…
MusicaSlide-mainVenetoVille Venete

Serenissime dimore:

3 minuti di lettura
Tre concerti nel secondo fine settimana Dal 2 al 4 ottobre il Festival itinerante Serenissime Dimore propone tre concerti a Este, Zugliano…