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Nomada: il romanzo d’esordio di Francesca Maria Nespolo

La filosofia del treno TransEuropea non contemplava confini di sorta da Reykjavík fino a San Pietroburgo. Il suo unico limite era quello di dover seguire le rotaie, e non poter sconfinare mai, come tutti i

La filosofia del treno TransEuropea non contemplava confini di sorta da Reykjavík fino a San Pietroburgo. Il suo unico limite era quello di dover seguire le rotaie, e non poter sconfinare mai, come tutti i treni che si rispettino. Ogni tanto, tuttavia, accadeva che nel suo immenso tragitto sorgessero nuove città, o i fiumi straripassero o le montagne crollassero, e allora migliaia di uomini si arrotolavano le maniche, e senza quasi proferire parole risistemavano le rotaie con un bel po’ di fantasia. Tanto che mappare il suo percorso era diventata un’impresa totalmente vana data la celerità del suo modificarsi.

 

Questo è un estratto del primo romanzo di Francesca Maria Nespolo, redattrice de Il Nuovo Terraglio. Nata a Treviso ma nomade di natura, ha vissuto diverso tempo tra Berlino e Buenos Aires, e attualmente si è trasferita a Monaco di Baviera.

 

 

 

Nomada è la storia di una bambina venuta alla luce su un treno in corsa. Una bambina di cui si diceva non avesse mai osato mettere piede sulla terraferma, e nessuno ne sapeva le ragioni. Si diceva anche che avesse raccolto migliaia di storie a bordo dei convogli e che divenne ben presto il personaggio più conosciuto a bordo del treno TransEuropea e più chiacchierato in tutta Europa. Così la gente che poteva permetterselo iniziò a viaggiare a bordo del treno solo per il piacere di farlo. O forse, per raccontare la propria storia a Nomada.

 

«Questo romanzo è frutto di una notte d’insonnia. La gioventù che Nomada incarna consiste nella complicazione di prendere una strada invece che un’altra: una qualsiasi. L’allontanarsi dalla quiete, abbracciando una maniera di vivere inquieta, è un male esistenziale comune a molti di coloro che sono saliti sul suo, sul mio, treno e che ha come causa la curiosità di ciò che ancora non si dà, che si è dato e si è perduto, e di ciò che non conosceremo mai. Qualcosa di cui si doveva scrivere».

 

Ѐ possibile prenotarne una copia qui.

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