O algoritmi da scegliere. Sono due modalità che possiamo utilizzare per procedere nella nostra vita. Seguire un algoritmo vuol dire scegliere per esclusione o per asserzione
ITALIA. Questo no e dunque questo si. Oppure questo si e tralascio quest’altro. La scelta nella scala algoritmica può essere intuitiva oppure ragionata. In entrambi i casi è il risultato di una previsione. Se prendo una strada mi aspetto che succeda qualcosa. Ma anche, per intuizione o per azzardo posso scegliere rosso o nero come nella roulette.
Una scelta a caso ma l’attesa è sempre quella, la prospettiva è di avere successo. L’algoritmo esige una scelta immediata. Non dà tempo a ragionamenti, dubbi o ripensamenti. Il nodo da sciogliere richiede attesa, metodo, ed è difficile. Il tempo non ci dà tregua. Ciò che possiamo fare ora, non possiamo forse farlo domani. Qui sta il problema del nodo che, seppure una volta sciolto ci avvia in un percorso definito e lineare, potrebbe anche non sciogliersi mai o sciogliersi troppo tardi.
Ciò che affligge i giovani oggi è l’incertezza, sono i nodi da sciogliere. Gl adulti, “saggiamente”, incoraggiano la pazienza e pongono le difficoltà prima dei successi, vivono nel presente e costringono i giovani a vivere nel presente, E’ gusto che gli adulti e i vecchi vivano nel presente, perché per loro il futuro si è accorciato, è diventato troppo breve. Ma i giovani sono fatti per vivere nel futuro, che per loro è aperto e lungo ancora. Ecco che gli adulti, non potendo che vivere un presente a volte disperato e insoddisfacente, inducono i giovani a fare come loro.
Così i giovani si impantanano in un presente che a loro non deve appartenere. Mi piace chiedere ai giovani che si diplomano o si laureano, cosa pensi di fare domani mattina. I più rispondono “ancora non lo so, mi hanno detto che devo aspettare, che devo procedere con prudenza, fermarmi e attendere, perché il futuro è incerto e pieno di difficoltà”. Il nodo da sciogliere è ciò che affligge i giovani, ma sono i nodi che noi facciamo per tenerli costretti a non vivere il futuro, perché, noi adulti, comprensibilmente invidiosi, vogliamo tenerli attaccati al presente e a fare ciò che noi ora non possiamo più fare.
Li usiamo come pedine di una scacchiera, confinati dentro un quadrato da cui non possono sfuggire, costretti a giocare ripetitivamente partite sempre uguali, in cui se si vince o si perde non importa c’è sempre un’altra partita da giocare. Discutiamo con gli studiosi di psicologia sui nodi esistenziali dei giovani, formalizzando teorie che li vedono già malati o predisposti a esserlo. Ci dimentichiamo del punto di osservazione della realtà, che come insegna Nietzsche determina l’oggetto.
Un conto è guardare dall’alto, un conto è guardare dal basso. Dal basso la vetta ci sembra irraggiungibile, dall’alto non riusciamo a distinguere e ad orientarci sul paesaggio, e non riconosciamo luoghi che ci dovrebbero essere familiari. Il filosofo ci invita a guardare la realtà dal basso, perché qualunque strada ci permette di giungere alla vetta.
Così qualunque strada possiamo prendere per attraversare una radura, breve o lunga che sia, ma basta non tornare indietro e soprattutto non girare a vuoto per tornare al punto di partenza. E orientarci nella piatta radura è molto difficile se non si ha una bussola. Ma guardare dal basso una montagna da ascendere ci orienta immediatamente. I nodi da sciogliere, quando sono troppo stretti, si devono tagliare. Non c’è altro da fare!
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