Succede che un bimbo di 11 anni sia costretto a scendere dal bus per il rientro a casa in quanto sprovvisto del nuovo ticket con tariffa olimpica
La linea è quella che porta il numero 30 Calalzo–Cortina di Dolomiti Bus, con la corsa effettuata dall’azienda La Linea Bus provvista di regolare autorizzazione, che il ragazzino prende una volta uscito dal rientro pomeridiano scolastico guadagnando il comodo e caldo posto fino all’esibizione del biglietto, ticket che si scopre non attualizzato alle nuove tariffe olimpiche e quindi non valido. Conseguenze? Acquistare tout court il nuovo biglietto tramite app o bancomat, con il piccolo, evidentemente non in possesso di tali ausili informatici, o venire accompagnato fuori senza nessuna remora. La seconda parte di questa storia surreale, kafkiana, rcconta di un mesto ritorno del fanciullo a casa da solo, lungo una strada impervia e pericolosa per ben 6 km e, visto che non è maggio, neve e temperatura intorno ai -3 gradi centigradi, con un arrivo stremato dalla mamma che lo accoglie disorientata. Si comprende immediatamente che lasciare al proprio destino un bimbo accende immediatamente diversi dibattiti, aperti dal fronte della famiglia che parla, tramite il suo legale, di un possibile abbandono di minore e che continuano con un interrogazione parlamentare che apre il vaso di Pandora della gratuità dei trasporti scolastici. Per non parlare del confronto appena intrapreso, ma che promette scintille, sulle misure straordinarie legate agli eventi olimpici. Quello che rimane di questa fredda e triste storia è l’immagine di un bimbo solo sulla Statale 51 Alemagna, escluso e respinto. Senza alcuna possibilità di difesa, con la regola tracotante e integerrima che vince su tutto, crudele e poco incline allo spirito olimpico. Ma forse questa è un’altra storia, un’altra fermata.
Instacult di Mauro Lama
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