Reinterpretare la didattica attiva
ROMA. Questo è il titolo significativo del convegno dell’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici ) che si è svolto a Roma in occasione degli 80 anni dalla nascita dell’associazione nel 1945.
Il convegno si è svolto nella prestigiosa sede della Sala della Promoteca nei Musei Capitolini del Campidoglio, una sala dove ci sono tutti i busti di tutte le eccellenze italiane.
E’ durato l’intera giornata ed è stato introdotto dalla presidente Esther Flocco e condotto da Clara Muggia, Responsabile del Comitato Distrettuale del Distretto Lions 108 di Roma.
Dopo i saluti istituzionali del mondo politico, ecclesiale , associativo, accademico, sindacale, si sono susseguite le testimonianze di Piero Badaloni, il nipote della fondatrice dell’associazione, Maria Badaloni, di Mario Boschi, già segretari nazionale e vice presidente nazionale e don Giulio Cerignano, professore emerito di Sacra scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia centrale, nonché assistente nazionale spirituale dal 1978 al 2011 dell’associazione.
Tra gli interventi vi sono state delle pause musicali con il soprano Courtney Mill.
Nel pomeriggio ci sono stati due interessanti contributi: uno di Edoardo Martinelli, uno degli alunni della scuola di Barbiana di Don Milani, che ha partecipato alla scrittura del libro “Lettere ad una professoressa” e il secondo di Giuseppe Desideri, già presidente AIMC per più mandati ed ora presidente della Fondazione AIMC Onlus.
Reinterpretare la didattica attiva
Nel primo intervento Edoardo Martinelli ha evidenziato come sia necessario reinterpretare la didattica attiva, in particolare utilizzare le parole come un personaggio. Partendo dalla parola “scuola” ad esempio, il suo etimo è legato al tempo dell’individuo , che necessità della lentezza per poter riflettere.
Oggi invece si vive nelle istituzioni scolastiche (e non sol) un tempo frenetico, in cui è necessario correre per terminare ciò che si è iniziato.
Martinelli sottolinea inoltre la scuola è diversa da un tribunale, perché vive tra il passato ed il futuro e se da un lato insegna il rispetto delle leggi, dall’altro impone di modificarle per migliorarle.
La scuola inoltre, sempre secondo l’ex allievo di Don Milani, è un processo formativo, non un atto di democrazia. Prima di essere democratica la scuola deve essere soprattutto morale.
Ha fatto poi un excursus storico su come è cambiata la scuola nel tempo con dei focus sul ‘68 e sugli anni ‘80 per convalidare le sue tesi.
Nel secondo intervento, Giuseppe Desideri ha effettuato un’analisi in prospettiva per un cambiamento dell’associazione , visto che l’AIMC ha sempre letto il contesto in cui si muove, e quindi si è chiesto in questo momento storico che cosa possiamo fare come insegnanti ed educatori.
Questa è l’epoca della maggiore conoscenza possibile, senz’altro più democratica di una volta, grazie alla connessione ad internet. La conoscenza si può dire che non appartenga più ad una casta privilegiata.
Siamo inoltre in un periodo storico in cui si può riscontrare il maggior livello di tecnologia della storia dell’umanità.
Inoltre possiamo usufruire di mezzi di trasporto veloci.
Ma i nostri ragazzi hanno bisogno di altro.
La solitudine dei giovani
Soprattutto dalla secondaria di primo e secondo grado arriva un grido di aiuto: i giovani vivono una profonda solitudine e il luogo dove trascorrono più tempo con gli altri è la scuola .
Inoltre vige la delega dell’altro: c’è sempre un motivo per colpevolizzare gli altri.
Ancora vi è un rifiuto totale della noia , intesa come otium.I ragazzi si ritrovano con delle agende giornaliere come quelle dei ministri, con attività sportive, corsi di lingua straniera e molto altro.
Vige poi il pensiero veloce, inteso come tutto subito, immediatamente. I nostri ragazzi risultano così superficiali. Invece sono molto profondi, soprattutto per quel che riguarda i temi esistenziali.
Quali risposte?
Quali possono essere allora le risposte che può dare la nostra associazione professionale?
Sarà necessario utilizzare più tecnicismi, avere maggior preparazione disciplinare; inoltre , riguardo all’inclusione, non palarne troppo, ma applicarla. Perché la scuola, se non è inclusiva, non è scuola.
Il convegno è terminato con la celebrazione di una messa presso la basilica di Santa Maria in Ara Coeli.
L’incontro con il Papa
Il giorno dopo invece è stato dedicato all’udienza con il Santo Padre in Sala Nervi, con altre due associazioni cattoliche, l’UCIM, Unione Cattolica Insegnanti Medi e l’ AGeSC , Associazione Genitori Scuole Cattoliche.
Il Papa è stato particolarmente simpatico, con la sua frase simbolo di questa udienza : “Non fare i bulli” che ci ha fatto ripetere più volte, sottointendendo che talvolta anche gli adulti hanno degli atteggiamenti bullizzanti. L’evento è stato particolarmente importante , tanto da essere trasmesso da più telegiornali.
Molto emozionante è stato inoltre passare sotto la porta Santa, come associazione, in 450 persone, in una San Pietro già affollatissima, pur essendo i primi giorni dell’anno giubilare.
Crediti fotografici: Associazione AIMC
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