Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaSlide-main

Nelle ”domus” romane del Celio la fine dell’età classica (VIDEO)

3 minuti di lettura

Prosegue la nuova rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezza, delle curiosità, del fascino dell’Italia di ieri e di oggi.

Testo di Gloria Zarletti
Foto e video di Carlo Franchini

ROMA – Nel IV secolo d.C. Roma viveva un periodo di sontuosa decadenza, in cui l’epopea imperiale stava già declinando dopo la terribile crisi del III secolo e il tentativo di controllare il suo immenso territorio con la tetrarchia, o suddivisione del potere in quattro parti. Eppure la nobiltà, seppure una “certa” nobiltà, viveva ancora nell’agio e nella ricchezza, esattamente come prima. Ce lo raccontano le “domus” riscoperte nel 1887 da Germano Ruoppolo, a Roma, che offrono un bell’esempio di come potesse svolgersi la vita quotidiana dalla prospettiva di un benestante poco più di un secolo prima che fosse deposto l’ultimo imperatore (Romolo Augustolo, 476 d.C.). L’area consta, oltre che di una domus a due piani, di un Portico, una Taberna, una Cella vinaria, un Vicolo, oltre ad ambienti destinati alla preghiera e comunque di uso meno pragmatico. Era in pratica un vero e proprio quartiere, “insula” in lingua latina. I lavori per la loro costruzione iniziarono nel II secolo ma fu il IV quello in cui furono completati e che diede loro le caratteristiche con cui noi oggi li possiamo osservare. Ma soprattutto questa residenza con tutti gli edifici connessi, che il religioso scoprì calandosi dal pavimento della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo di cui era rettore e che vi era stata costruita sopra, registra un momento importante di transizione tra due epoche all’interno della cosiddetta “età imperiale”.

Il IV secolo, cui l’ultimazione delle domus del Celio risale, è infatti quello di Costantino, il tetrarca che riunifica il potere imperiale nelle sue mani dopo aver sconfitto il suo omologo Massenzio, ma soprattutto è il secolo in cui il Cristianesimo diventa il denominatore comune di ogni scelta, di ogni espressione artistica. La nuova religione che viene dall’Oriente si avvia a diventare la più potente nel territorio conquistato dai romani e, oltre a soppiantare il paganesimo, prepara la società all’avvento di una nuova epoca che durerà mille anni: il Medioevo. Una seconda capitale, Costantinopoli, sorge nel frattempo in Oriente ma nessuno può sospettare che poco più di un secolo dopo essa avrebbe sostituito Roma. Questa, nel frattempo, sarebbe stata ridotta a fantasma di se stessa: decapitata, saccheggiata dai barbari, esautorata, abbandonata dai suoi stessi abitanti, svuotata.  Ma il IV secolo è anche, apparentemente, un momento d’oro che però si distingue per le sue novità rispetto alle origini dell’Impero: a Roma nasce la prima letteratura cristiana, la Chiesa muove i suoi primi passi come istituzione e il papa Silvestro inaugura la Basilica di San Pietro. La nobiltà stessa non è immune da grandi trasformazioni. Prima essa era composta dalle “gentes”, le famiglie dei fondatori di Roma. Ora, invece, Costantino sceglie i suoi senatori tra gli adepti alla nuova religione che si presta come strumento per “fidelizzare” le masse e consolidare il potere imperiale che torna, con lui, al suo antico splendore anche se dopo la sua morte lo sgretolamento diventa inevitabile.

La visita in questo sito archeologico permette, grazie ad un percorso che ricostruisce la vita dei romani di quel tempo, di immergersi nella Roma tardo imperiale con i suoi rumori, le voci, i tipi umani, la predisposizione alla preghiera, ad un nuovo atteggiamento verso il sacro. Se alcune stanze, come la Sala dei Geni e il Ninfeo (foto), sono affrescati con soggetti mitologici classici, troviamo però segnali che confermano l’adesione alla nuova religione con un nuovo afflato: per esempio il pavone ormai diventato il simbolo della resurrezione di Cristo. Anche nella Sala dell’Orante e in quella della Confessio, le immagini perfettamente conservate parlano inequivocabilmente del nuovo culto come di un linguaggio ormai affermatosi e di una forma di comunicazione libera come non lo era stata finora, che porta su di sé i segni di un passato classico ma si avvicina anche alla nuova arte che si sarebbe imposta di lì a poco.

Le Domus, quindi, oltre che una finestra aperta su una Roma d’altri tempi, si prestano a testimoniare il passaggio dal paganesimo al Cristianesimo nel momento in cui il potere imperiale, momentaneamente rinsaldato, inizia a crollare aprendo la strada ai regni Romano barbarici e al Medioevo.

Per informazioni e visite guidate:
tel. 06.060606

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