Quando l’essere travolti al culmine del successo devasta il presente e apre gli interrogativi su di un passato che sembra essere sparito ma torna terribilmente d’attualità
Perchè il plot narrativo dell’ultima, intima opera di Pupi Avati, non può prescindere da Gianni Riccio, interpretato da un ispiratissimo Massimo Ghini, celebre anchorman televisivo che, all’apice del suo personalissimo successo si ritrova indagato per frode fiscale, una brutta storia con conseguenze penali e discesa agli inferi, che non può non far ricordare il caso Tortora, almeno per taluni anfratti. La deriva di Riccio aprirà uno scenario personale che dovrà far di conto con tutto quello che è stato e ora giocoforza si ripropone a gamba tesa. Portando in dote il conto ma anche offrendo la possibilità di scandagliare il remoto per poter approdare ad una nuova vita, con un versante che significa ricominciare. Il cast del film è ricco e sontuoso, oltre al protagonista Massimo Ghini, spiccano Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile, Manuela Morabito e Raoul Bova. Pupi Avati ci lascia nei suoi 96 minuti di narrativa una testimonianza di come un’esistenza deve fare i conti immediatamente con un passato irrisolto, che continua ad essere un manifesto della propria identità, emerso in virtù dello scandalo e che forse mai si sarebbe palesato, ma questo è solo un dilemma, libero e in cerca d’autore. Tra Roma e Jesolo, ricordi e confronti, amori e rinascite.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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