Questa mattina Papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro. Era stata aperta il 24 dicembre 2024 da Papa Francesco. Si è concluso il Giubileo dei due papi. Nonostante la pioggia intensa e l’allerta meteo ben 10 mila fedeli si sono radunati a Piazza San Pietro per assistere al rito. Altre 5.800 persone sedute in Basilica per la celebrazione. Tra loro, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. Intorno al Papa i cardinali – che il 7 e l’8 gennaio si riuniranno per il Concistoro straordinario -, i vescovi e i canonici di San Pietro. Una immagine imponente e solenne quella che ha accompagnato il rito conclusivo del Giubileo.
“La Porta Santa di questa Basilica, che, ultima, oggi è stata chiusa, ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova (cfr Ap 21,25)”, ha detto Papa Leone durante l’Omelia pronunciata questa mattina per la solennità dell’Epifania del Signore. Le sue parole sono risuonate con forza nella Basilica di San Pietro.
I Magi portano a Gerusalemme una domanda semplice ed essenziale: «Dov’è Colui che è nato?» (Mt 2,2). “Quanto è importante che chi varca la porta della Chiesa avverta che il Messia vi è appena nato, che lì si raduna una comunità in cui è sorta la speranza, che lì è in atto una storia di vita! Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol’essere il Dio-con-noi”. Il coraggio di mettere Dio al centro della nostra vita. “Sì, Dio mette in questione l’ordine esistente: ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù; coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo”.
Il Papa ci ricorda un passaggio fondamentale: “Quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate! Vanno però sottratte alle intenzioni di Erode, a paure sempre pronte a trasformarsi in aggressione”. E cita Matteo: «Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11,12). “Questa misteriosa espressione di Gesù, riportata nel Vangelo di Matteo, non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”. Queste parole richiamano al sentimento più nobile, più importante per l’umanità: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”. Poi, il richiamo all’economia: “Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”.
Il Papa interpella i fedeli: “Ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.
“Il modo in cui Gesù ha incontrato tutti e da tutti si è lasciato avvicinare ci insegna a stimare il segreto dei cuori che Lui solo sa leggere. Con lui impariamo a cogliere i segni dei tempi (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 4). Nessuno può venderci questo. Il Bambino che i Magi adorano è un Bene senza prezzo e senza misura. È l’Epifania della gratuità. Non ci attende nelle “location” prestigiose, ma nelle realtà umili”.
“Le vie del Signore non sono le nostre vie” e i “violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle. Di qui la gioia grandissima dei Magi che si lasciano alle spalle la reggia e il tempio ed escono verso Betlemme: è allora che rivedono la stella!”.
“Per questo, cari fratelli e sorelle, è bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora. Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”, ha concluso Papa Leone.
Papa Leone XIV chiude la Porta Santa della Basilica di San Pietro (foto di Romano Siciliani)
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