Italian flag
ItaliaSantiSlide-main

Natività della Beata Vergine Maria

3 minuti di lettura

L’8 settembre la Chiesa non celebra semplicemente una nascita: celebra l’irrompere dell’aurora dentro la notte della storia. Nel silenzio di una casa, lontano dagli splendori dei palazzi e dalle cronache dei potenti, viene alla luce Maria, la creatura sulla quale Dio aveva posato, dall’eternità, il suo sguardo d’amore.

GERUSALEMME. È una nascita apparentemente nascosta, eppure destinata a mutare il volto dei secoli. Maria entra nel mondo come entra l’alba: senza rumore, senza violenza, quasi in punta di piedi, ma con una luce che nessuna tenebra potrà più arrestare.

La Chiesa, contemplando oggi la sua Natività, comprende che Dio ama cominciare le sue opere più grandi nella piccolezza: prima del Verbo fatto carne, vi è una fanciulla; prima della Croce, vi è un grembo; prima della Risurrezione, vi è il silenzio di Nazaret; prima della gloria, vi è l’umiltà di una creatura totalmente consegnata a Dio.

In Maria l’umanità raggiunge quella soglia misteriosa sulla quale la grazia non trova resistenza, perché il cuore della Vergine è già tutto orientato verso il suo Signore. Ella è l’Aurora che precede il Sole, la Porta attraverso la quale il Salvatore entrerà nel mondo, la Figlia di Sion nella quale l’attesa di Israele assume un volto e una voce.

La sua nascita è dunque un evento che la Chiesa legge con gli occhi della fede: non ancora Betlemme, ma già i prodromi di Betlemme; non ancora il Magnificat, ma già la disponibilità di Colei che un giorno pronuncerà il suo fiat; non ancora la Croce, ma già la Madre che sarà intimamente associata all’ora del Figlio.

Vi è, nella Natività di Maria, una parola che attraversa i secoli e giunge fino a noi: Dio non ha abbandonato l’uomo. Quando la storia sembrava consumarsi nell’attesa, Dio preparava nel segreto la creatura destinata ad accogliere il Salvatore. Quando l’umanità non sapeva più da quale parte attendere la luce, il Cielo preparava l’Aurora.

Maria nasce e con Lei ricomincia l’attesa; nasce Colei che porterà nel proprio grembo Colui che i cieli non possono contenere. È questo il paradosso sublime della fede cristiana: l’Onnipotente sceglie una creatura umile per venire incontro alle sue creature; il Verbo eterno sceglierà il grembo di una donna; Colui che sostiene l’universo si lascerà sostenere dalle braccia di sua Madre.

Per questo la Natività della Vergine non appartiene soltanto alla memoria della Chiesa: appartiene al cuore stesso del mistero cristiano. In Maria Dio mostra che la grazia non distrugge l’umano, ma lo trasfigura; non umilia la creatura, ma la innalza; non annienta la libertà, ma la conduce alla sua forma più alta, quella del dono.

La grandezza di Maria non nasce dal potere, né dal prestigio, né dalle ricchezze: nasce dalla sua totale appartenenza a Dio. Ella è grande, “alta, più che creatura”, perché ha lasciato che Dio fosse grande in Lei. E qui risuona una verità che il mondo contemporaneo ha urgentemente bisogno di ascoltare: la vera grandezza dell’uomo non consiste nel possedere il mondo, ma nel permettere a Dio di abitare il proprio cuore.

La Chiesa, dunque, oggi si ferma davanti alla culla di Maria e contempla non una semplice bambina, ma il principio umano di una storia nuova. La guarda e riconosce l’Aurora del mistero dell’Incarnazione. La saluta perché in Lei già intravede Cristo.

E mentre il mondo celebra i potenti, la Chiesa celebra una nascita umile; mentre gli uomini cercano di lasciare il proprio nome nella storia, Dio prepara nel nascondimento Colei il cui nome sarà pronunciato con amore da generazioni senza numero. “Nome dolcissimo, nome d’amore”! Questa è la logica di Dio: ciò che il mondo giudica piccolo, Egli può renderlo eterno.

Perciò oggi, davanti alla Natività della Vergine, non celebriamo soltanto Maria: celebriamo la fedeltà di Dio alle sue promesse. Celebriamo la speranza che precede la luce, l’attesa che diviene compimento, l’umanità che si apre alla grazia.

E possiamo dire, con la Chiesa, che nel giorno in cui Maria nacque, il cielo sembrò chinarsi sulla terra, perché era venuta al mondo Colei che avrebbe detto sì all’impossibile e avrebbe consegnato alla storia il volto umano della misericordia divina.

Maria è l’Aurora perché annuncia il Sole; è la Porta perché attraverso di Lei il Verbo entra nella storia; è Madre perché nel suo fiat la libertà umana diviene cooperazione al disegno eterno di Dio.

E quando finalmente il Sole sorgerà, quando il Verbo si farà carne e il mondo vedrà la Luce, nessuno potrà dimenticare che quella luce, nella storia degli uomini, è stata preceduta dal piccolo, immenso sì di una giovane donna.

L’8 settembre, dunque, la Chiesa canta. Canta perché l’Aurora è sorta. Canta perché Dio è fedele. Canta perché la storia non è abbandonata alla notte. Canta perché Maria è nata, e con Lei è nata, nel cuore della storia, la certezza che la notte non avrà l’ultima parola.

Dopo Maria verrà Cristo; dopo l’Aurora sorgerà il Sole; dopo l’attesa verrà la Redenzione. E quando Dio prepara la sua luce, nessuna tenebra può impedirne il sorgere.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
ItaliaSantiSlide-main

Santa Teresa di Gesù bambino: salvare le anime

6 minuti di lettura
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, ultima figlia di Louis Martin e…
IstruzioneSlide-mainTreviso

Scuole dell'infanzia a Spresiano: otto anni di rette azzerate, il bilancio del sindaco Della Pietra

2 minuti di lettura
Otto anni fa, nel 2018, l’Amministrazione comunale di Spresiano ha introdotto un contributo a sostegno delle famiglie che iscrivono i figli alle…
MusicaSlide-mainVenetoVille Venete

Serenissime dimore:

3 minuti di lettura
Tre concerti nel secondo fine settimana Dal 2 al 4 ottobre il Festival itinerante Serenissime Dimore propone tre concerti a Este, Zugliano…