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Musica. Indaco vince a Osaka

1 minuti di lettura

Il Quartetto Indaco è il primo quartetto italiano a vincere un concorso internazionale.

OSAKA – Il 18 maggio 2023, dopo quattro round in cui si sono confrontati 10 quartetti provenienti da tutto il mondo, il Quartetto Indaco ha vinto il Concorso Internazionale di Musica da Camera di Osaka, in Giappone. Il Concorso, tra i più importanti del panorama internazionale e tra i pochi per quartetto riconosciuti dalla Federazione dei Concorsi Musicali Internazionali, ha assegnato all’ensemble italiano il Primo Premio e altri due premi speciali, per un totale di 3.000.000 di yen e decine di concerti in Giappone e in Europa.

Questa vittoria ha un portato storico: è la prima volta che un quartetto italiano vince il primo premio a uno dei grandi concorsi per quartetto d’archi, un segnale dell’altissimo livello ormai raggiunto dai musicisti italiani, confermato dalle importanti vittorie conseguite ai Concorsi Chopin, Paganini e Liszt del 2021, ma anche dell’estro e della felice libertà creativa del Quartetto Indaco, che ha convinto la giuria internazionale presieduta dal grande violoncellista giapponese Tsuyoshi Tsutsumi.

Come vincitore del Concorso, il Quartetto ha giù debuttato alla Suntory Hall di Tokyo. Inoltre, il Quartetto Indaco sarà doppiamente presente alla Biennale di Quartetto d’Archi di Amsterdam,  uno tra i più prestigiosi appuntamenti dedicati al quartetto d’archi al mondo, sia come gruppo premiato ad Osaka che come quartetto selezionato per il Progetto Merita (Le Dimore del Quartetto). 

Il Quartetto è formato da Eleonora Matsuno e Ida Di Vita (violini), Jamiang Santi (viola) e Cosimo Carovani (violoncello). Il primo violino del Quartetto Eleonora Matsuno suona un violino Jean-Baptiste Vuillaume, che fu di proprietà di Paolo Borciani, primo violino del Quartetto Italiano, grazie ad un prestito privato. 

“…Una lucentezza di suono, un’esecuzione immacolata, la perfezione dell’equilibrio e un generale senso di raffinatezza hanno circondato l’esecuzione del Quartetto Indaco, che si è anche dimostrato capace di proiettare anche la più debole traccia di suono senza sforzo e di emettere grandi volumi con mai una traccia di disarmonia.” (Robert Markow per JCMF)

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