Murano racconta la sua maestria attraverso opere che uniscono tecnica, luce e innovazione
Dal 12 dicembre 2025, il Museo del Vetro di Murano si arricchisce di un nuovo spazio espositivo dedicato a uno dei capitoli più complessi e affascinanti della sua storia: la produzione vetraria del XIX secolo, un’epoca segnata prima da una profonda crisi e poi da un’imponente rinascita che ha riportato l’isola ai vertici dell’arte mondiale.
La nuova sezione permanente, allestita negli spazi delle ex Conterie, rientra nel progetto di valorizzazione e riorganizzazione del percorso museale portato avanti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, che sarà completato nel 2026. Il percorso è curato dalla direttrice Chiara Squarcina, con la collaborazione di Mauro Stocco, e presenta al pubblico centinaia di oggetti ottocenteschi, molti dei quali mai esposti prima.
Un secolo tra declino e rinascita
Gli oggetti raccontano il travagliato destino della vetraria muranese nell’Ottocento, segnata dall’impatto devastante della caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. La crisi economica che ne seguì colpì duramente l’intero comparto artigianale: la produzione artistica del vetro si ridusse quasi a scomparire, complice la crescente preferenza del mercato europeo per i vetri boemi e inglesi.
I primi segnali di ripresa arrivarono solo a metà secolo, quando alcuni maestri e imprenditori visionari avviarono un processo di recupero delle tecniche tradizionali e dei materiali più rari. La rinascita partì dal ritorno alla filigrana rinascimentale, rilanciata da Domenico Bussolin nel 1838 e poco dopo da Pietro Bigaglia, di cui l’esposizione presenta preziosi esempi di vetri “granito”. A lui si deve anche una generosa donazione di manufatti al museo nel 1861, anno della sua fondazione.
Accanto a loro, Lorenzo Radi riportò alla luce le paste colorate a foglia d’oro per mosaici e perfezionò il vetro calcedonio nel 1856. Il fervore creativo portò inoltre alla nascita, nel 1854, della Fratelli Toso, destinata a segnare la storia del vetro muranese, e allo stabilimento veneziano dell’avvocato Antonio Salviati, che nel 1866 aprì una fornace di soffiati contribuendo al definitivo rilancio dell’arte muranese.
Capolavori che ispirano nuove generazioni
Come sottolinea la direttrice Chiara Squarcina, gli straordinari soffiati rinascimentali e barocchi già presenti nelle collezioni museali furono una fonte di ispirazione fondamentale per gli artisti dell’Ottocento, che seppero reinterpretare i modelli del passato rendendoli attuali con nuove ornamentazioni policrome e raffinate.
Il nuovo allestimento approfondisce anche il ritorno agli antichi modelli romani e preromani: un omaggio alle forme e alle tecniche della classicità, che nell’Ottocento conobbero grande fortuna grazie soprattutto alla produzione di mosaico vitreo e murrine, legata al nome di Vincenzo Moretti.
Una collezione unica al mondo
La sezione ottocentesca del Museo del Vetro è la più ricca e completa al mondo e oggi, per la prima volta, viene esposta nella sua quasi totalità. Il risultato è un racconto chiaro e avvincente che permette al visitatore di ripercorrere un secolo di sperimentazioni, cadute e rinascite che hanno contribuito a plasmare l’identità artistica di Murano.
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