L’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina morto domenica scorsa durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, inizia a delineare i primi elementi utili a ricostruire le cause del decesso. Dopo oltre sei ore di accertamenti medico-legali, emergono due aspetti destinati a diventare centrali nell’inchiesta della Procura: la presenza di sangue vivo nei polmoni e segni compatibili con una compressione del torace
BOLOGNA. Si tratta, tuttavia, di dati ancora preliminari che non consentono di stabilire con certezza il meccanismo che ha portato alla morte dell’uomo. Gli specialisti incaricati dovranno ora approfondire se la compressione toracica sia riconducibile alle modalità con cui Fakir è stato immobilizzato dagli agenti durante il fermo oppure se possa essere stata provocata successivamente dalle manovre di rianimazione eseguite dal personale della Croce Rossa intervenuto sul posto.
Un altro nodo riguarda il sangue riscontrato nei polmoni. Gli esperti dovranno chiarire se sia compatibile con una condizione di asfissia dovuta alla compressione del torace o se possa essere collegato ad altri fattori, tra cui un eventuale consumo di sostanze stupefacenti, ipotesi già al vaglio degli investigatori attraverso gli esami tossicologici.
La vicenda continua a essere seguita con particolare attenzione anche sul piano giudiziario. La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, legale noto per aver seguito casi emblematici come quelli di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. Commentando i primi riscontri dell’esame autoptico, il difensore ha sottolineato come, a suo giudizio, il quadro emerso possa essere compatibile con una morte per asfissia da compressione, pur ribadendo la necessità di attendere le conclusioni definitive della perizia.
Anselmo ha inoltre richiamato il precedente di Riccardo Magherini, l’ex calciatore morto a Firenze nel 2014 durante un intervento delle forze dell’ordine, un caso che portò a un lungo iter giudiziario e a una riflessione nazionale sulle tecniche di contenimento fisico durante i fermi di polizia.
L’inchiesta della Procura di Bologna prosegue con l’acquisizione di ulteriori elementi. Oltre agli esiti completi dell’autopsia e degli esami tossicologici, saranno determinanti l’analisi dei numerosi video girati dai presenti con gli smartphone e le testimonianze raccolte dagli investigatori, che dovranno consentire di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare se durante l’intervento siano state rispettate le procedure previste.
Solo al termine di tutti gli accertamenti sarà possibile stabilire le cause esatte della morte di Abderrahim Fakir ed eventuali responsabilità penali. Nel frattempo, il caso continua ad alimentare il dibattito pubblico sull’uso della forza durante gli interventi delle forze dell’ordine e sulle modalità di gestione delle persone in stato di forte agitazione.
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