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Morire, dormire, sognare forse…

Il sonno non è fuga dal pensiero, ma alleato della memoria e del benessere: prepararlo di giorno è la chiave per riposare davvero

ITALIA – I dubbi del giovane principe danese ci ricordano una nostra specifica funzione: il pensare. Quando il pensare diventa eccessivo perdiamo la tranquillità del giorno e della notte. Attendiamo il sonno notturno, alla fine della giornata, come una liberazione dalle preoccupazioni.

Contiamo sul sonno perché sia di sollievo al troppo pensare. Speriamo così di dormire per smettere di pensare. Ma la funzione del sonno notturno non è quella di smettere di pensare. Anzi, dal punto di vista neurofisiologico, il sonno tende a fissare i ricordi e a rafforzare la memoria, aiutandoci a ripartire al mattino con abilità potenziate.

Noi siamo animali diurni. Il nostro organismo è predisposto ad attivarsi durante il giorno e a disattivarsi gradualmente fino al minimo indispensabile durante il sonno notturno. Questo ritmo si chiama circadiano. Ma la mente spesso ci inganna, portandoci a percepire la realtà in modo distorto.

Da sempre, simbolicamente, morire e dormire sono stati associati. Si dice infatti “il sonno della morte”. Morire è la fine della vita, dormire è la fine della giornata. Alla morte non c’è risveglio, al sonno sì. Ma come la morte è il termine di ogni tribolazione, così ci attendiamo che il sonno porti sollievo ai problemi. La celebre frase di Eduardo, “Adda passà a nuttata”, riproduce perfettamente questa convinzione.

Il sonno è determinante per la vita diurna ed è indispensabile al nostro benessere. Ma questa parte così importante della nostra esistenza richiede di essere preparata durante il giorno. La notte serve al giorno come il giorno serve alla notte.

Se durante la giornata le sollecitazioni ambientali e relazionali ci portano a uno stato di eccitamento – tecnicamente iper arousal – si arriverà alla sera stanchi ma eccitati. Il sonno diventa allora impossibile o alterato, rendendoci nervosi e affaticati. Questo accumulo porta all’esaurimento e può sfociare in malattia e fragilità.

Molti malati chiedono: “Mi faccia dormire e così guarisco”. Frasi come “se dormo sto bene” sono frequenti. Ma la soluzione non sta nel curare l’insonnia, bensì nello stato mentale durante la giornata. Equilibrio tra movimento, alimentazione e riposo è la base per avvicinarsi al sonno serenamente, senza paura di non dormire.

Assumere farmaci sedativi può comportare risvegli con ansia o torpore, aggravando la difficoltà di funzionare. Il sonno non equivale alla cessazione dell’attività cerebrale: il cervello lavora sempre, anche di notte.

Igiene del sonno significa facilitare la predisposizione naturale al riposo notturno. L’organismo è capace di ritrovare da solo un equilibrio minacciato o perduto. Attendere che questo avvenga è importante, evitando abitudini malsane che peggiorano una funzione già compromessa.

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