Etica, accesso alle cure e dignità della persona al centro del futuro della sanità
PADOVA – Innovazione tecnologica, medicina digitale, sostenibilità e salute globale sono stati i temi chiave del Circular Medical Expo, ma accanto al progresso scientifico è emersa con forza anche una riflessione etica e umana sulla cura. A offrirla è stato Monsignor Andrea Manto, Prelato d’onore di Sua Santità e Vicario Episcopale per la Pastorale della Salute, che ha richiamato l’attenzione su due pilastri fondamentali della medicina: saggezza e giustizia.
Secondo Mons. Manto, la medicina non può limitarsi a ciò che è tecnicamente possibile. «Bisogna ricostruire un ponte tra scienza e saggezza – ha spiegato – perché non tutto ciò che si può fare è automaticamente giusto o utile al bene comune». Un richiamo forte a un uso responsabile dell’innovazione, in un tempo in cui il futuro viene sempre più spesso percepito non come una promessa, ma come una minaccia che genera ansia e paura.
Innovazione sì, ma per tutti
Accanto alla saggezza, l’altro grande tema indicato da Mons. Manto è quello della giustizia. Un principio imprescindibile per evitare che si creino sanità di serie A, B o C. «La giustizia significa garantire l’accesso alle cure e alle nuove tecnologie a tutti – ha sottolineato – senza che restino privilegio di pochi». Un messaggio che si lega direttamente all’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.
Mons. Manto ha ricordato anche un nodo cruciale: trattare in modo uguale persone che hanno bisogni diversi può generare nuove forme di ingiustizia. Esistono infatti fasce della popolazione che restano indietro e che hanno bisogno di maggiore attenzione, sostegno e inclusione.
La sanità come bene comune
Nel suo intervento, il Vicario Episcopale ha evidenziato come l’innovazione, la digitalizzazione e le nuove tecnologie possano rappresentare un grande motore di sviluppo non solo per la scienza, ma per l’intero Paese. Tuttavia, questi processi devono generare fiducia e alleanza tra tutti i protagonisti del sistema sanitario: medici, pazienti, istituzioni, regolatori, erogatori di cure, mondo assicurativo e stakeholder. Perché la salute, ha ribadito, «è un bene comune».
L’ospedale come comunità che accoglie
Un passaggio particolarmente intenso del suo intervento ha riguardato il significato profondo dei luoghi di cura. L’ospedale non può essere soltanto il posto in cui si eroga una prestazione sanitaria, talvolta fredda e impersonale. Deve tornare ad essere un luogo di accoglienza dell’umano, capace di rispondere non solo ai bisogni clinici, ma anche a quelli relazionali, affettivi, sociali e psicologici.
«Perché l’ospedale sia davvero un luogo di cura – ha affermato – deve essere una comunità che accoglie e si fa carico delle persone». Una visione che richiama l’idea di una sanità non fondata su interventi isolati, ma su una comunità che cammina insieme, condivide e si prende cura.
Dietro la salute, la domanda di salvezza
Infine, Mons. Manto ha offerto una riflessione profonda sul significato stesso della parola “salus”, che racchiude in sé sia la salute sia la salvezza. «La salvezza – ha spiegato – non può darla né il medico né il servizio sanitario. È il bisogno più profondo dell’uomo di trovare pace, luce, verità e amore».
È proprio da una sanità capace di farsi prossima, di camminare accanto alle persone nei momenti di fragilità, che può nascere un percorso di bene non solo per i pazienti, ma per l’intera umanità.
Al Circular Medical Expo, tra tecnologie d’avanguardia e visioni sul futuro della salute globale, la voce di Mons. Andrea Manto ha ricordato che la vera innovazione è quella che mette al centro la persona, con la sua dignità, le sue fragilità e il suo bisogno profondo di senso.
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