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Mogliano, i cittadini benemeriti e le medaglie d’onore

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“Una giornata importante per la Città di Mogliano Veneto”, ha detto il Sindaco Davide Bortolato. “La consegna delle benemerenze è un riconoscimento all’attività di molte persone che si sono spese in prima persona per migliorare e rendere migliore Mogliano, molte volte in silenzio e rimanendo lontani dalla luce dei riflettori. Voglio ringraziare la Signora Paola Borghesani per il toccante discorso in memoria delle vittime del Covid, le splendide arpiste, il nipote e il figlio delle medaglie d’onore che hanno voluto testimoniare il coraggio e la dedizione alla Patria dei loro cari, capaci di affrontare la deportazione e le fatiche della guerra e di tornare a casa dalle proprie famiglie, facendo dono dei loro ricordi, affinché non si perda mai memoria degli orrori della guerra, mai come oggi argomento più che attuale”.

Giovedì 17 marzo il centro Sociale di Mogliano Veneto è stato teatro della cerimonia di consegna delle Benemerenze Cittadine e delle Medaglie d’Onore, dedicata ai cittadini moglianesi che, nel corso della loro vita, si sono distinti in ambito sportivo, culturale, sociale, politico e imprenditoriale.

La scelta della data non è casuale: il 17 marzo, infatti, ricorre la Giornata dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera e pertanto si vuole rendere omaggio ad alcune personalità moglianesi particolarmente rappresentative, distintesi nei diversi ambiti della cultura, dello sport, dell’imprenditoria, della politica e del sociale, o che hanno lasciato il segno nella memoria moglianese, chi per un gesto eroico, chi per una vita spesa a beneficio della collettività, incarnando dunque i più alti valori della Costituzione evocati proprio nella giornata del 17 marzo.

Durante la cerimonia, la signora Paola Borghesani ha pronunciato un toccante discorso in ricordo delle vittime del Covid, poiché il 18 marzo ricorre la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus. Il duo “IronHarps”, composto da sua figlia Cecilia Amelie Toffoli e da Iris Fioretti, ha allietato i con alcuni brani musicali suonati con l’arpa. 

BENEMERENZE CITTADINE

CULTURA: FABIO CEOLIN – Già dalle elementari il maestro Lauzzana intuisce che il suo alunno possiede un talento artistico molto spiccato ma tutto il percorso inizia dalle scuole medie Astori, quando il professore di applicazioni tecniche, Don Parisio, nota il talento per l’arte di questo ragazzino e lo indirizza a una scuola d’arte. Così frequenta il liceo artistico di Treviso, dove consegue il diploma di maestro d’arte. Contemporaneamente al liceo frequenta anche l’Accademia Internazionale di Scultura del maestro scultore Toni Benetton, quindi continua il percorso presso l’Accademia Belle Arti di Venezia, ma interrompe gli studi per dedicarsi interamente alla scultura. Nel 1982 incontra Giancarlo Zaramella, docente dell’Istituto d’arte di Venezia, con il quale stringe una forte amicizia ed entra a far parte del circolo di artisti G. B. Piranesi. Numerose sono le esposizioni personali e collettive, numerose opere fanno parte di collezioni private in Italia dall’estero. Uno dei pensieri che accompagnano la filosofia dell’arte dello scultore Fabio Ceolin è: “L’amore per l’arte è una fede in una continua ricerca di nuove forme e nuove emozioni”.

IMPRENDITORIA: OTTAVIO SARTORE – Classe 1948, inizia la sua attività nel luglio 1971, in via Matteotti, quando il sottopasso della stazione era ancora carrabile; nel 1979 si sposta, con magazzino e officina, sul Terraglio, dove tuttora ha sede l’omonima Ottavio Sartore Autoricambi. Negli anni successivi apre anche le filiali di Martellago, nel 1986, e Trebaseleghe, nel 1995. Oggi continua a presiedere l’attività coadiuvato dal figlio Luigi e dal nipote Alessandro Berto. Lo scorso settembre 2021, nella prestigiosa cornice di Villa Condulmer, ha celebrato i 50 anni della propria attività, riunendo tutti gli oltre 20 dipendenti, collaboratori, fornitori e meccanici. È una figura molto conosciuta e amata in città per aver supportato e aiutato molte persone, ma anche per le attività sociali e sportive svolte a favore della comunità, tra le quali ricordiamo la presidenza, per oltre dieci anni, della Pro Mogliano Calcio.

POLITICA: DOMENICA FAZZELLO, detta RITA – Classe 1945, dopo gli studi classici a Roma, sua città di origine, si laurea in Filosofia all’Università ‘La Sapienza’, con una tesi in storia della critica d’arte. Inizia l’attività lavorativa come collaboratrice scientifica presso la Biblioteca Vaticana. Nel 1967 si trasferisce in Veneto; prima insegna pedagogia presso l’Istituto magistrale di Vittorio Veneto, poi lettere nella scuola media a Zero Branco e a Mogliano Veneto, dove si trasferisce nel 1970. Nel 1983/84 inizia la carriera di Preside, assumendo gradualmente la dirigenza di tutte le scuole medie di Mogliano. È in pensione dal settembre 2012. Ha assolto numerosi incarichi per conto del Ministero Pubblica Istruzione. Ha fatto parte di Delegazioni europee, in merito all’integrazione dei ragazzi disabili nella scuola italiana. Dagli anni ‘70 si è impegnata per la promozione dei diritti di pari opportunità e ha fondato a Mogliano l’U.D.I. (Unione Donne Italiane). Negli anni è stata Consigliere Provinciale e Comunale a Mogliano. La sua carriera politica è culminata nei primi anni ‘80 con l’incarico di assessore alla sicurezza sociale e alla programmazione sanitaria, nella giunta di Ugo Bugin, con l’impegno di fondare e seguire il Centro Anziani, nell’ex asilo Antonini sul Terraglio. Negli anni 2005/2006 è assessore alla cultura nonché vice sindaco di Mogliano a fianco del Sindaco Azzolini. Nel 2009 è candidata sindaco per Mogliano Democratica. Attualmente svolge attività di contrattazione e consulenza sindacale per il mondo della scuola. È vicepresidente dell’Associazione ‘Proteo Fare Sapere’ di Treviso e organizza corsi di formazione per il personale della scuola. Svolge attività di volontariato per il Centro nazionale del libro parlato di Verbania e realizza audiolibri per gli inabili alla lettura. Collabora da alcuni anni alla redazione del mensile ‘L’Eco di Mogliano’.

SOCIALE: DON DAVIDE GIABARDO – Nato a Ponte di Piave nel 1935 viene ordinato sacerdote nella Cattedrale di Treviso il 4 settembre 1960 da S.E. Antonio Mistrorigo, Vescovo di Treviso. Dall’ottobre 1960 è Cooperatore pastorale prima a Maerne, poi a Casale sul Sile e infine a Mirano fino a dicembre 1970. Nel gennaio 1971 è inviato missionario in Camerun. Rientrato in Italia, nel marzo 1983 viene nominato parroco di Ca’ Rainati. Nel giugno 1988 viene trasferito come Assistente religioso presso l’Istituto “C. Gris” di Mogliano Veneto fino al 2008. Dall’agosto 2008 all’agosto 2010 è Collaboratore pastorale a San Donà. Dal settembre 2010 torna all’Istituto “C. Gris” fino al dicembre 2019. Tra il 2010 e il 2015 presta servizio come Assistente spirituale anche presso la Residenza Sanitaria Assistenziale “Pancrazio” di Mogliano Veneto. Dal novembre 2011 al febbraio 2020 è anche Collaboratore pastorale a Zerman fino a marzo 2020, quando viene accolto in Casa del Clero. Prima l’esperienza missionaria che l’ha temprato e poi la presenza ultratrentennale a Mogliano, caratterizzata dal suo straordinario carisma, dalla sua umanità e delicatezza, hanno lasciato il segno nella comunità moglianese; per chi lo incontrava è sempre stato l’amico, il fratello, il confidente, il padre, con una parola di speranza per tutti. Il suo modo di essere sacerdote e di celebrare la S. Messa era un “unicum” in cui ogni fedele, con le proprie fragilità, si sentiva accolto.

SPORT: GIOVANNI BATTISTA COLETTI, detto TITA – Classe 1948, moglianese, è uno schermitore nella specialità del fioretto. Nel 1973 entra a far parte della nazionale italiana di fioretto maschile e partecipa ai Campionati del Mondo di Göteborg. Da qui una vittoria dietro l’altra. Nel 1974 vince il Campionato Italiano assoluto individuale di fioretto, la COPPA ITALIA, e si aggiudica il 3° posto sia al Torneo di fioretto “Champion of Champions” di Johannesburg (Sud Africa) fra tutti i campioni nazionali d’Europa sia alla prova di Coppa del Mondo di fioretto di Vienna. Nel 1975 vince la Coppa Italia di fioretto, è medaglia di bronzo individuale di fioretto ai Giochi del Mediterraneo di Algeri, medaglia di bronzo a squadre di fioretto ai Campionati del Mondo di Budapest. Per questo risultato riceve il riconoscimento della medaglia di bronzo al valore atletico del C.O.N.I. Nel 1976 vince la Medaglia d’argento a squadre di fioretto alle Olimpiadi di Montreal. Riceve il riconoscimento della medaglia d’argento al valore atletico del C.O.N.I. e l’onorificenza di Cavaliere per meriti sportivi dal Presidente della Repubblica. Nel 1977 – Medaglia d’argento di fioretto a squadre ai Campionati del Mondo di Buenos Aires. Nel 1978 termina l’attività agonistica e viene chiamato dalla Federazione Italiana Scherma a collaborare con il Commissario Tecnico unico. Nel 1991 apre la palestra di Scherma a Mogliano e ne diventa Presidente fino al 2013, quando decide di passare il testimone a Riccardo Carraro, atleta cresciuto nella Società. Nel 1994 viene nominato Commissario Tecnico per il Fioretto Maschile e ai Campionati del Mondo di Atene la nazionale da lui condotta, conquista la medaglia d’oro a squadre e la medaglia d’argento individuale. Nel 1996 alle Olimpiadi di Atlanta, con lui alla guida della nazionale di fioretto maschile, l’atleta pisano Alessandro Puccini conquista la medaglia d’oro individuale. A seguito dei risultati alle Olimpiadi, nel 1997 il Comune di Treviso gli conferisce la targa di Tecnico dell’anno per il 1996.

MENZIONE SPECIALE

LUIGI FACCA, detto GIGI – Classe 1940, sin da giovanissimo e per tutta la sua vita lavorativa svolge con passione il mestiere di fabbro, abilità che non abbandona nemmeno da pensionato e da volontario, tanto che non si contano nemmeno oggi gli oggetti che ha costruito con le sue forti e abili mani. È stato ed è ancora un protagonista all’interno dell’Associazione dei Volontari di Protezione Civile di Mogliano Veneto, fin da quando entra a farvi parte, partecipando nel 1997 alle operazioni di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto in Umbria e Marche. Da allora non si è più risparmiato, sempre presente nelle grandi emergenze (i terremoti in Molise, Abruzzo, Emilia Romagna, Centro Italia) e anche in quelle a carattere locale (trombe d’aria, alluvioni, allagamenti…). Dotato di forza fisica e resistenza da far invidia ai più giovani, generoso e instancabile nella sua opera di soccorritore, egli mantiene un impegno costante finalizzato al bene comune, sempre pronto al servizio dei cittadini in difficoltà, dedito alla famiglia, al lavoro e agli amici.

BENEMERENZE ALLA MEMORIA

OLIVIERO SCHIAVON, detto CICCIO. Nato nel 1940, intraprende la strada del piccolo artigiano, restaurando mobili, aprendo prima un piccolo negozio e poi un laboratorio in un locale sottostante la casa di famiglia, dove abita fino alla morte. Entra a far parte degli Artigiani di Treviso, ricoprendo anche il ruolo di Presidente degli Artigiani di Mogliano Veneto. Organizza mostre dell’artigianato, iniziando dal Centro Sociale per poi passare, man mano che aumentano gli espositori / artisti, in Villa Zanga, in Villa Veronese e poi in Villa Franchetti. Molto presente nella vita cittadina, con pochi discorsi in pubblico, ma con tanto lavoro e tanta passione, supportato dalla moglie Elda, è sempre in prima linea nell’organizzare eventi: il Babbo Natale, inizialmente con un piccolo carro che passava per le vie vicine, poi nel quartiere e infine nel centro della città, sempre accompagnato da regali e brûlé; le calze da riempire e distribuire come Befana; il panevino, dove la gente del vicinato portava tutto ciò che c’era da bruciare e durante il falò s’intonavano canti che accompagnavano la distribuzione della pinza. Da ricordare anche “el vecio e a vecia”, che venivano preparati nella sala del suo laboratorio adibita alle feste, con l’aiuto di varie persone del vicinato. Dal 1990 al 2012, come Presidente della Pro Loco, caldeggia e sostiene l’idea del Museo della Civiltà Contadina, cercando e restaurando molti oggetti, senza purtroppo vedere mai realizzato il suo sogno. Porta avanti la Mostra del Radicchio e la Festa del Bruscandolo (famosi il risotto col radicchio e la grande frittata di bruscandoli). È promotore della Biciclettata del Primo Maggio, della Caminada del Bruscandolo e del Ciclocross. Organizza le sfilate di Carnevale in centro. Nel 1992 ha fortemente voluto e aperto l’ufficio turistico, prima in Via Don Bosco e poi dal 1994 sul Terraglio. Con la nascita della nipote si dedica a far diventare realtà tutto quello che era una fantasia, costruendo, per esempio, una casetta in legno, degli oggetti per le bambole, archi e frecce. Ci lascia improvvisamente il 4 febbraio 2015.

GIANNI CEOLIN – Nato nel 1947, cittadino moglianese, dopo aver lavorato diversi anni in una carrozzeria di Mogliano Veneto, esperienza che gli ha trasmesso una grande passione per i motori e per le corse, tanto da aver vinto il campionato triveneto categoria 1000, diviene operaio presso la C.R.E.A., la società che gestiva l’acquedotto a Mogliano Veneto. Gli si presenta poi l’occasione di guadagnare qualcosa in più trasferendosi temporaneamente in Arabia Saudita, per svolgere sostanzialmente lo stesso lavoro che faceva a Mogliano, e parte fiducioso di poter, in poco tempo, tornare per realizzare i suoi sogni assieme alla sua famiglia. Un malaugurato giorno nel 1980, durante i lavori sulla fognatura principale della città di Riad, alcuni operai della sua squadra si calano all’interno di un pozzetto. Dopo un po’ non si sente più alcun rumore. Gianni Ceolin, senza pensarci due volte, si cala nel pozzetto in soccorso dei colleghi, ma senza la maschera antigas, ignaro del fatto che un’altra squadra di operai, qualche chilometro più avanti, aveva aperto una botola della stessa fognatura, provocando lo spostamento di una bolla di gas letale. Fatali per lui sono le esalazioni e muore a soli 33 anni, pagando con la sua stessa vita un gesto eroico di altruismo: Gianni era un generoso e morì da generoso nel tentativo di salvare i suoi operai. Dopo una quindicina di giorni la salma viene trasportata in aereo a Roma e poi in auto giunge a Mogliano Veneto, dove c’è tutto il paese a dargli l’ultimo saluto.

MEDAGLIE D’ONORE

La Medaglia d’Onore è un’onorificenza, istituita con Legge 296 del 2006, destinata ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. La consegna è stata idealmente collegata alla data del 27 gennaio, Giorno della Memoria, e avviene di norma presso la Prefettura. Purtroppo a gennaio, a causa della pandemia, la cerimonia presso la Prefettura non è stata possibile ed è stata chiesta la collaborazione dei Sindaci per la consegna. Per questo, il Sindaco Davide Bortolato ha consegnato le medaglie d’onore ai parenti di questi cittadini, grande esempio di coraggio e dedizione: al nipote Pietro Zermiani sono state consegnate le medaglie d’onore per Carlo Piai, nato a Venezia nel 1911, internato militare, deportato dal 9 settembre 1943 al 1° maggio 1945 eper Francesco Zermiani nato a Soave nel 1919, internato militare, deportato dal 12 settembre 1943.

Il nipote Pietro Zermiani ha voluto ricordare i propri cari: “Mio nonno materno Carlo Piai, classe 1911, fu chiamato alle armi e inviato, con il 73° reggimento fanteria, nel 1935 in Africa orientale, fino al maggio del 1936 con il regio esercito. Fu congedato poiché era il terzo figlio in guerra. Venne poi richiamato alle armi per esigenze belliche, come riporta il congedo nel 1941. Fu mandato in zona di guerra a San Pietro in Carso (Postumia) al confine jugoslavo, dove rimase fino all’8 settembre 1943, giorno in cui fu firmato l’armistizio e venne fatto prigioniero. Mio nonno paterno Francesco Zermiani, classe 1919, fu arruolato nel 55° reggimento fanteria, si trovava in zona di guerra nel fronte croato a Dubrovnik fino all’8 settembre 1943. Pietro Badoglio, Maresciallo d’Italia, l’8 settembre chiede l’armistizio al comandante delle forze anglo americane Eisenhower e da quel giorno (8 settembre) circa 700.000 militari italiani che non affiancarono le truppe tedesche per l’invasione dell’Italia, vennero rastrellati e caricati in carri bestiame e rinchiusi nei lager tedeschi, o impiegati come lavoratori coatti in miniere, chi nelle fabbriche belliche, chi nei campi agricoli. Gli I.M.I. (Internati Militari Italiani) furono schiavi fino al 1945, vennero liberati dalle truppe alleate e furono riconosciuti dallo stato italiano solo decenni dopo. Carlo prigioniero a Danzica in Polonia e Francesco nelle vicinanze di Dresda in Germania, seppur malati e debilitati, furono tra i fortunati a ritornare a casa. Queste medaglie ricordano con onore quello che hanno subito per la patria”.

Pietro Scomparin ha ritirato la medaglia d’onore in nome del padre Giuseppe, nato a Roncade nel 1920, internato militare per il periodo di deportazione dal 29 settembre 1943 al 16 aprile 1945.

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