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MOGART, l’arte a Mogliano Veneto: un esempio di virtuosa sinergia fra pubblico e privato

Il mese scorso la nostra redazione ha fatto qualche passo in centro, ha chiacchierato con i commercianti della zona e, complici i tiepidi raggi di sole che trasmettevano il buonumore, ha visitato il MOGART, neonato

Il mese scorso la nostra redazione ha fatto qualche passo in centro, ha chiacchierato con i commercianti della zona e, complici i tiepidi raggi di sole che trasmettevano il buonumore, ha visitato il MOGART, neonato centro culturale di Mogliano che ospiterà, per almeno sette anni, la prestigiosa collezione privata Alessandra.

 

L’Arte come patrimonio dell’umanità

Mi sono profondamente convinto che L’Arte non è e non deve essere patrimonio di pochi, bensì dell’intera umanità”: questo lo spirito che ha animato l’architetto moglianese Giuseppe Alessandra, profondo conoscitore d’arte e collezionista, che ha raccolto nell’arco di un’intera vita più di 200 opere, privilegiando maggiormente la Scuola Veneta e il genere della ritrattistica. Grazie ai preziosi consigli dell’amico e prof. Pietro Zampetti, illustre e compianto storico dell’arte, Alessandra ha potuto ampliare la sua collezione riuscendo a scovare veri e propri capolavori, prestigiose “chicche” su tela che abbiamo anche noi, finalmente, la possibilità di ammirare.

 

Il Nuovo Terraglio già si era occupato dell’inaugurazione del MOGART (Mogliano Arte) presso i rinnovati Spazi espositivi Brolo di Mogliano Veneto, in via Rozone e Vitale: inaugurato lo scorso 2 dicembre alla presenza degli organizzatori e curatori e dell’amministrazione comunale, MOGART rappresenta un’occasione straordinaria per la città di ampliare la sua offerta culturale con una preziosa collezione permanente, gentilmente concessa in comodato d’uso, per sette anni, dall’arch. Alessandra, nativo di Mogliano.

 

Il Comune desiderava da tempo ridare ossigeno e nuova linfa vitale al Centro d’Arte e Cultura Brolo, costruito dall’amministrazione nel lontano 2000 grazie a fondi speciali per il Giubileo, e parzialmente caduto nel dimenticatoio. Da qualche settimana invece, grazie al generoso prestito concesso da Alessandra, alla caparbietà delle autorità e al curato lavoro degli organizzatori, il Brolo si ripropone alla città in una nuova veste. Un piccolo gioiello culturale e  significativo punto di partenza per sottolineare il valore artistico anche di quei centri più piccoli che non godono della stessa attenzione riservata alle grandi città, ma che meritano di essere comunque valorizzati.

 

Come giustamente fatto notare dal Sindaco Carola Arena e dall’Assessore alla Cultura Ferdinando Minello, l’inaugurazione di una pinacoteca può rafforzare il ruolo e la vocazione turistica della città, offrendo un’opportunità in più, diversa e innovativa, al turista di passaggio a Venezia e Treviso: facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi pubblici, Mogliano può rappresentare il giusto compromesso per trascorrere alcune ore in tranquillità, tra una visita al museo, una passeggiata sotto i portici e una buona cioccolata calda.

 

I partner

L’ambizioso progetto del MOGART ha potuto veder la luce grazie alla lungimiranza e alla disponibilità di Villaggio Globale International che da più di 25 anni si è affermata, in Italia e all’estero, nella creazione, progettazione, organizzazione e gestione di eventi culturali e ha all’attivo prestigiose partnership, in primis con il Museo Ermitage di San Pietroburgo. La gestione del Brolo è invece affidata a Coopculture, un altro gigante nel settore dei beni e delle attività culturali, cooperativa operante in tutta Italia che si occupa della gestione di spazi museali, dall’accoglienza alla biglietteria, dal bookshop all’organizzazione di laboratori didattici per scuole e famiglie, al fine di migliorare la fruizione culturale nel suo complesso.

 

Il percorso espositivo

La semplice e bianca facciata del MOGART – quasi anonima non fosse per l’enorme pannello collocato davanti – sembra non rendersi conto dei tesori celati dietro quelle mura, una collezione di ben 40 dipinti di scuola veneta, toscana e francese dal XV alla metà del XX secolo: un percorso in cui spiccano i lavori di Gino Rossi, una natura morta di Arturo Martini (celebre scultore che non disdegnò di cimentarsi anche con la pittura figurativa), Telemaco Signorini, Pietro della Vecchia, un’opera della bottega di Paolo Caliari (da più parti attribuita al Maestro Veronese), Nicolò Frangipane, Paris Bordon, Fogolino.

 

Il percorso è stato curato da Ettore Merkel, già curatore della mostra “Da Tiziano a van Dyck. Il volto del ‘500”, inaugurata lo scorso settembre presso la Casa dei Carraresi a Treviso. L’allestimento prevede una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, dal piano terra in cui trovano spazio le opere dell’Ottocento e del Novecento di scuola veneziana, veneta, toscana e francese, al piano superiore in cui sono collocati i dipinti rinascimentali, manieristi e barocchi, ponendo sempre in relazione differenti influenze e stili artistici.

 

Affascinato dalla pittura di Gauguin, dal cromatismo dei Fauves, dall’anima – incisa come fuoco sulla tela – di Van Gogh, il veneziano Gino Rossi (1884-1947) si era recato in Bretagna nel 1907, un territorio che ha attratto per decenni centinaia e centinaia di artisti semplicemente rapiti dai quei paesaggi, scenografie ideali per la pittura en plein air.

 

MOGART espone Lo scoglio del Grand-Bé a Saint Malo, dipinto non in Francia, come suggerirebbe il nome, ma a Venezia o a Burano verso il 1911-12, sulla base di alcuni schizzi e appunti presi da Rossi in precedenza: il dipinto esprime uno dei rari attimi di quiete concessi a Rossi dalla sua fragile salute psichica. La meravigliosa e colorata atmosfera lagunare ispirarono lui e i coevi Umberto Moggioli, Luigi Scopinich e Pio Semeghini in quella che è ricordata come Scuola di Burano, non una vera e propria corrente delineata quanto piuttosto un gruppo di artisti, idee e talenti rotanti attorno a Ca’ Pesaro, frizzante fucina culturale in contrapposizione alle esposizioni ufficiali della Biennale nei primi del Novecento.

 

Sulla parete di fronte è collocata la Natura morta con galletto di Arturo Martini, celeberrimo scultore natio di Treviso e amico di Rossi, con il quale si recò più di una volta a Parigi, frequentando, tra gli altri, Amedeo Modigliani. Il confronto fra le due opere è intenzionale, quasi buffo: se da una parte è raffigurata, con linee e pennellate morbide, una porzione della baia francese, con distaccata e azzurra felicità, dall’altra il galletto imbalsamato sembra guardarci irriverente e osservare la spiaggia di fronte a sé.

 

Proseguendo, nella parete più grande sono esposti tre ritratti riferibili a celebri artisti della corrente dei Macchiaioli, uno dei movimenti artistici più espressamente riconoscibili della dell’Ottocento italiano, nato in contrapposizione alle rigide formalità e regole accademiche. A Silvestro Lega si attribuisce il Ritratto di una giovane signora (1880-1895 ca.), di Edoardo Gelli è Ritratto di Signora (1870-80 ca.), mentre di Telemaco Signorini (1835-1901) – senza dubbio il più conosciuto ed esperto fautore del movimento – è il Ritratto di un signore (seconda metà del XIX secolo). In questa tecnica la profondità e gli effetti chiaro-scurali sono dati dall’accostarsi di semplici macchie di colore.

 

Dopo aver ammirato due ritratti del pittore francese Émile Bernard, la visita si sposta al secondo piano, riservato dal Brolo alla pittura dalla seconda metà del Quattrocento fino al Seicento. Fin da subito si nota un cambio d’atmosfera: a celebrare i fasti della Serenissima, all’epoca fortemente impegnata sul piano militare (nella Guerra turco-veneziana, ad esempio), sono le numerose botteghe dove giovani apprendisti imparano l’arte del mestiere direttamente dal capo bottega: i Bellini, i Vivarini, i Bastiani, i Carpaccio e molti altri.

 

A rappresentanza della corrente dei pittori da Murano (la bottega dei Vivarini fu una delle più attive) è chiamato un piccolo e prezioso dipinto su tavola risalente alla seconda metà del XV secolo di Lazaro Bastiani raffigurante il Cristo risorto di fronte alla Vergine (1465-1470); l’opera richiama lo stile giovanile di Giovanni Bellini, svincolatosi verso la metà del 1460 dall’influenza del padre Jacopo. A seguire notiamo un altro piccolo frammento di dimensioni ancor più piccole (29,5 x 25 cm), da una parte della critica attribuito a Vittore Carpaccio, celebre per il ciclo di Sant’Orsola conservato presso il Museo dell’Accademia di Venezia: lo stile e le dimensioni contenute della Testa di orientale con turbante suggeriscono possa trattarsi di un frammento proveniente da un’opera ben più grande, il Processo a Santo Stefano, unico telero perduto di una serie smembrata e oggi conservata nei musei di Berlino, Stoccarda, Parigi e Milano.

 

L’itinerario prosegue sulla parete lunga e su quella di fondo dove alcuni quadri richiamano i più famosi Maestri della pittura veneziana e veneta del Cinquecento: Tiziano Vecellio, Jacopo Tintoretto e Paolo Caliari, detto il Veronese. Di notevole interesse appaiono il Ritratto virile attribuito al trevigiano Paris Bordon (o Bordone) e un’Allegoria di Nicolò Frangipane, pittore veneto attivo tra Padova, Venezia, Udine e Rimini. Frangipane si cimentò in una personale rilettura dell’Assunta conservata presso la Basilica dei Frari, a circa settant’anni di distanza dalla realizzazione del pittore cadorino, ridisegnandola però secondo stilemi più arcaici.

 

All’opera matura di Jacopo Tintoretto è attribuito il Ritratto del Cardinale Daniele Barbaro, che fu noto traduttore e commentatore del trattato di Marco Vitruvio Pollione, De Architectura; agli anni più tardi della produzione di Paolo Veronese e della sua Bottega è riferibile invece il dipinto allegorico Ercole e l’Ispirazione (1580-83 c.). Si tratta di un dipinto sconcertante per la sua somiglianza con una seconda versione custodita presso la Frick Collection di New York.

 

Proseguendo il nostro percorso approdiamo al Barocco, secolo della meraviglia. Rimanendo in casa veneta, l’opera di Pietro Della Vecchia rievoca la ritrattistica e il morbido cromatismo di Giorgione, collocandolo direttamente all’interno della scena e offrendogli un verosimile autoritratto (Ritratto di giovane con bucranio, 1640 ca.); una nota particolarmente curiosa se pensiamo che Della Vecchia ebbe fama di essere il più abile falsario del suo tempo.

 

Girando lo sguardo veniamo completamente rapiti dallo straordinario Cristo benedicente di Marcello Fogolino (1510), che delinea la profondità spirituale e la delicatezza del Cristo grazie ad un sapiente effetto chiaroscurale: il figlio di Dio è raffigurato di profilo, con calde tonalità ocra e giallo lasciando solo intravedere l’ombra di tre apostoli sullo sfondo, Pietro, Giacomo e Giovanni.

 

Nella saletta affianco si conclude la nostra visita: qui sono raccolte le ultime dieci opere della collezione Alessandra di Scuola emiliana, lombarda, napoletana e toscana. Di particolare pregio è la pala d’altare che spicca sulla parete di fronte all’ingresso raffigurante la Madonna in trono con il Bambino fra i santi Giovanni Battista e Giuseppe (1535-1540 ca.) di incerta provenienza e di non piena attribuzione. Lo stile raffaellesco in area bolognese o romagnolo e la tecnica pittorica su tavola sembrano datare l’opera fra il quarto e il quinto decennio del Cinquecento.

 

La scuola lombarda e l’influenza leonardesca emergono in Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, con la Madonna che allatta il Bambino (1490 ca.) e in un frammento di polittico con Quattro santi e san Girolamo, attribuibile ai Brescianino, i fratelli Andrea e Raffaello Piccinelli.

 

Il MOGART apre le porte ai visitatori il lunedì, dalle ore 9 alle 13, il venerdì dalle 14 alle 18 e nel fine settimana, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

 

Prenotazioni e acquisto biglietti

Call Center CoopCulture al numero 041.5240119 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 16.00)

 

Biglietti

Interi: € 6

Ridotto: € 4.00 (Cittadini della comunità europea di età compresa fra i 18 e 25 anni e docenti della Comunità Europea)

Gratuito: Cittadini di ogni nazionalità under 18 e over 65, guide turistiche dell’Unione Europea, interpreti turistici dell’Unione Europea, membri ICOM, membri ICCROM, dipendenti del Ministero per i Beni Culturali, giornalisti di tutte le nazionalità,cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap e ad un loro familiare o altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria.

 

Visite guidate

Gruppi: € 70,00 (max 35 persone, solo su prenotazione)

Classi: € 70.00 / gruppo classe (solo su prenotazione, una classe alla volta. 2 gratuità a classe)

 

Laboratori didattici

Classi: € 80.00/ gruppo classe (solo su prenotazione, un gruppo alla volta)

Libera utenza: € 5.00 EURO a partecipante (solo su prenotazione max 20 partecipanti un gruppo alla volta) Medesimo costo per prenotazioni fuori orario

 

Per informazioni

Tel. 041.5905151 (in orario di apertura)

[email protected]

www.coopculture.it

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