Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaSlide-mainVideo

Mistero e fascino del Celio

4 minuti di lettura

Prosegue la nuova rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezza, delle curiosità, del fascino dell’Italia di ieri e di oggi.

Testo, foto e video di Carlo Franchini

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ROMA – Nel cuore di Roma, sul colle Celio, uno dei 7 colli, c’è un luogo particolare, nascosto… uno dei tanti segreti della città eterna che non finisce mai di stupire.

A lato della Basilica di SS. Giovanni e Paolo, non lontano dal Colosseo, un ingresso che conduce nelle viscere del suolo, 11 metri al di sotto del livello della strada, in un mondo magico e di grande interesse. Magico perché inevitabilmente il silenzio e il buio, interrotto solo dalle torce a mano, stimola la fantasia; di grande interesse perché oltre a rappresentare un importante pagina della Roma antica, racconta storie di uomini ed offre curiosità di carattere geologico e naturalistico che colpiscono.

Ma andiamo con ordine. Varcata la soglia che porta ai sotterranei, Chiara, la nostra speleologa dell’”Associazione Roma Sotterranea”, molto professionale e preparata, ci conduce nel sottosuolo, dove, nel 54 d.C., alla morte dell’imperatore Claudio, in suo onore la moglie Agrippina diede inizio ai lavori di quello che diverrà il grande tempio del “Divino Claudio” le cui sostruzioni misuravano 180 x 200 metri, un’opera davvero impressionante. Oggi è rimasto molto poco ma sono ben visibili i resti del basamento su cui è stato edificato il monastero nella prima metà del XII sec., oggi casa generalizia dei Padri Passionisti. Ed è sotto questo monastero che si aprono delle grandi cavità e cunicoli, opera di intense attività di scavo.

Questo luogo divenne nel Medio Evo una importante cava di tufo, il materiale in uso per le costruzioni dell’epoca, attività che probabilmente è durata per molti secoli. Sono ben visibili sulle pareti i colpi di piccone che la guida illumina. Ci si aggira fra queste gallerie dove si incontrano alcuni pozzi sulle cui pareti sono scolpiti rudimentali scalini per la discesa. Il tufo illuminato dalle torce è di un colore rosso ocra con chiazze di calcare come fosse opera di un pittore. Penso all’andirivieni degli operai, che lavoravano alla fioca luce di candele e fiaccole dell’epoca, al loro vociare, al rumore incalzante dei picconi. Erano cave piene di vita. Poi per secoli il silenzio fin quando nel corso della seconda guerra mondiale non divennero preziosi rifugi per la popolazione colpita dai continui bombardamenti. Lo testimoniano le piccole bianche resistenze elettriche ancora visibili sulle pareti che garantivano una flebile luce.

Ma c’è vita laggiù? A prima vista sembrerebbe di no ma la guida ci indica alcune zone sulla volta che sembrano brillare… sono associazioni microbiche, un insieme di microrganismi, tra cui anche batteri, che prolificano sulle pareti.

Continuiamo a camminare lungo questi cunicoli che portano a cavità molto ampie. Fin quando, in fondo ad una di queste Chiara non illumina… un laghetto! Sì proprio un laghetto immerso nell’oscurità che colpisce non poco! Laghetto di acqua cristallina dovuta all’affioramento della falda acquifera all’interno della cava.

Acqua purissima che si illumina d’azzurro non appena Chiara poggia la torcia sul bordo nell’acqua. Colori intensi, dovuti alla riflessione della luce messa in acqua, accentuata da quello che decanta sul fondale del laghetto sotto forma di lamine, scaglie dello spessore di pochi millimetri.

Alzo lo sguardo e sulla volta osservo piccole stalattiti che si stanno formando.

Resto incantato, il laghetto illuminato è di una bellezza difficile da descrivere. Riprendiamo la passeggiata. Con la torcia illumino le pareti che regalano colori straordinari. Ancora un’altra galleria ed ecco un secondo laghetto, molto più grande. Anche qui con la luce della pila poggiata sotto l’acqua, il laghetto si illumina regalandoci un nuovo spettacolo coinvolgente ed affascinante insieme.

Ancora silenzio, rotto solo da qualche goccia che cade sullo specchio d’acqua immobile. Poi Chiara, illuminata dalla tenue luce riflessa dall’acqua, mi racconta che uno scrittore e viaggiatore ha esplorato molto prima di noi le gallerie sotto le sostruzioni del Tempio di Claudio: Charles Dickens, nel 1845. … «Sotto la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo c’è l’ingresso di una serie di tenebrose caverne, scavate nella roccia, che si dice abbiano un’altra uscita sotto il Colosseo. Si tratta di vastissime cavità immerse in una terrificante oscurità, semisepolte nella terra e impraticabili, nelle quali le fievoli torce agitate dalle guide lasciano intravedere lunghe file di volte lontane, che si stendono a destra e a sinistra, come le vie di una città della morte, e illuminano il freddo umidore che scivola giù dalle mura, goccia a goccia, per raggiungere le pozze d’acqua formatesi qua e là, e che non hanno mai visto la luce del sole e mai la vedranno. Stando ad alcune descrizioni, sarebbero state le prigioni delle bestie feroci destinate all’anfiteatro, secondo altre invece, le prigioni dei gladiatori condannati, per altre ancora, di entrambi.»[1]

“La realtà è diversa” dice Chiara “da quanto narrato dallo scrittore, forse meno tenebrosa e sappiamo che queste cavità non si estendono fino al Colosseo, né sono di epoca romana. Ma questo stralcio di diario ci aiuta a capire come l’ipogeo fosse interpretato all’epoca e come sia rimasto conosciuto e frequentato nel tempo, a differenza di altri siti ipogei per i quali si è persa memoria. Mi ha sempre affascinato pensare a quante persone in passato abbiamo esplorato la cava guidati dalla curiosità, al pari di noi oggi.”

Condivido il pensiero. È proprio, da sempre, la curiosità a portare l’uomo a “conoscere”, a” esplorare” per poi condividere le sue scoperte.

Non ci si stanca ad osservare l’acqua, i colori delle pareti, ad assaporare il silenzio che ci circonda, ma è tempo di tornare in superficie e raggiungere il Clivio di Scauro e le “domus” del Celio sotto la Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, da cui iniziare un nuovo percorso archeologico non meno affascinante.

Per chi fosse interessato: http://www.romasotterranea.it/homepage.html


[1] Charles Dickens: Pictures from Rome, p. 75, Edizioni Intra Moenia

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