Si è spento a Parigi all’età di 94 anni Milan Kundera, uno di quegli scrittori che ti lasciano il segno; le sue opere sono intrise di profondità e ironia, di frasi emblematiche e di leggerezza.
Kundera è ricordato soprattutto per il suo best seller “L’insostenibile leggerezza dell’essere” uscito in Italia da Adelphi nel 1985 nella traduzione di Giuseppe Dierna.
Nato a Brno il 1º aprile 1929, ha studiato letteratura e musica a Praga. Dopo aver seguito i corsi di letteratura passa alla Scuola di Cinema, dove si laurea e dove in seguito terrà corsi di letterature comparate. Nel 1948, ancora studente, si iscrive al Partito comunista. Ne viene espulso nel 1950 ma viene riammesso nel 1956, diventando un punto di riferimento nella cultura ceca di quegli anni.
Si schiera poi a favore della Primavera di Praga, e per questo è costretto a lasciare il posto di docente e viene, nel 1970, nuovamente espulso dal partito. Nel 1975 emigra in Francia, dove insegna alle università di Parigi e di Rennes. Ha vissuto lì tutta la sua vita insieme con la moglie Vera Hrabanková.
Nel 1981, grazie a un interessamento da parte del presidente francese François Mitterrand, ottiene la cittadinanza francese, dopo aver perso quella cecoslovacca.
L’insostenibile leggerezza dell’essere, uscito nel 1984, è forse il suo libro più famoso. La storia si svolge nel 1968 a Praga, mentre è al culmine l’invasione russa a seguito della “Primavera di Praga”.
Il romanzo parla della vita professionale e sentimentale dei quattro protagonisti, Tomas, Tereza, Sabina e Franz, passati alla storia letteraria come i componenti del “quartetto di Kundera”, durante l’invasione di Praga.
Kundera racconta gli aspetti politici così delicati attraverso le peripezie di uomini e donne che, in fin dei conti, non nutrono nessun particolare interesse per la politica.
Nonostante la presenza russa in città provochi forti scossoni alle esistenze dei personaggi principali (vedasi le interferenze della polizia segreta o il declassamento sociale ed economico imposto agli intellettuali che manifestassero opinioni avverse al regime), il fulcro, attorno al quale la trama si sviluppa, consiste sempre nelle sensazioni interiori dei quattro protagonisti.
Contemporaneamente, Milan Kundera cerca di definire quello che l’amore non è. Le sue riflessioni lo portano a stabilire il contrasto che esiste tra amare e desiderare di essere amati.
“Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire, vogliamo qualcosa, l’amore dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”.
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