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Meglio essere tua prostituta che imperatrice

4 minuti di lettura

La Scolastica indica il termine con il quale comunemente si definisce la filosofia cristiana medioevale. Dal greco scholastikos (che significa letteralmente “educato in una scuola”, o “istruito”), la filosofia scolastica cercava di conciliare la fede cristiana con un sistema di pensiero razionale. Il “periodo scolastico” si riferisce soprattutto al medio e Basso Medioevo in Occidente, quando il Cristianesimo conosce una rinascita intellettuale. L’intento degli scolastici era quello di sviluppare un sapere armonico, integrando la rivelazione cristiana con i sistemi filosofici del mondo greco-ellenistico, convinti della loro compatibilità, e anzi vedendo nel sapere dei classici, in particolare dei grandi pensatori come Socrate, Platone, Aristotele, Plotino, una via in grado di elevare i dogmi cattolici. L’utilizzo della ragione, che essi vedevano sapientemente esercitata nei testi greci, veniva messo in rapporto con la fede, non allo scopo di dimostrarne i fondamenti, quanto piuttosto per  contrastare le tesi eretiche e cercare di convertire gli atei. Una corrente filosofica molto religiosa, se non fosse che uno dei maggiori esponenti della Scolastica, Pietro Abelardo, fu anche il protagonista di uno delle storie d’amore che più infiammò l’Europa del Mille.

 

Quando si pensa ad una storia d’amore, anzi alla storia d’amore per eccellenza, una buona parte di noi richiama immediatamente alla mente i personaggi shakespeariani Giulietta e Romeo. Quando io penso ad una storia d’amore evocativa, invece, ci sono altri due personaggi che affollano la mia mente con la loro passione: Abelardo ed Eloisa. E ci sono almeno due buone ragioni per cui li preferisco ai noti amanti veronesi: innanzitutto, loro sono realmente esistiti. E non meno importante, loro si sono amati con devozione fino alla morte. Pur non riuscendo mai più a vedersi dopo la loro separazione. Per chi non conoscesse la loro storia, lei era una colta, facoltosa e bella fanciulla nella Parigi del XII secolo, e lui era tra i più illustri studiosi dell’epoca, e suo precettore. Il loro fu, anche se non solo, un ardente amore intellettuale, nato sui libri.

 

Pietro Abelardo, chierico e brillante professore di teologia, insegna presso una scuola sul colle di Sainte Geneviève. Quando conosce Eloisa ha quasi quarant’anni. Eloisa, ancora adolescente, viene affidata al fratello di sua madre, il canonico Fulberto. Quando inizia a studiare presso il convento di Argenteuil, gli esiti dei suoi studi sono straordinari. La giovane si dedica con
eccezionale impegno alle arti liberali – dalla grammatica alla retorica, fino alla geometria e all’astronomia -, e padroneggia il latino, il greco e l’ebraico. L’abate di Cluny Pietro scrive di lei che, da studentessa, era “celebre per erudizione”. Non parole molto comuni all’epoca, per descrive una donna.

 

Quando iniziano le loro lezioni, Abelardo si innamora perdutamente della sua allieva, tanto da scrivere “Eloisa aveva tutto ciò che più seduce gli amanti”. Lui, completamente perduto il senno per la fanciulla, compone struggenti poesie d’amore che iniziano a essere lette in tutti i circoli culturali francesi. Lei, mentre l’idillio continua intenso, dichiara nelle righe della sua autobiografia: “Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva
quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi”.

 

Fino a quando le voci non arrivano alle orecchie di Fulberto, lo zio di Eloisa, che scopre la relazione, cacciando il maestro. Se non fosse che Eloisa aspetta un figlio, quindi fugge da Parigi assieme ad Abelardo, rifugiandosi in Bretagna dalla famiglia di lui. Tuttavia, tornati a Parigi, Eloisa e Abelardo si sposano in presenza di Fulberto e di pochi amici, senza rivelare pubblicamente il matrimonio, se non che ben presto la famiglia di Eloisa divulga le voci. Nonostante i due neghino la
relazione cercando di evitare scandali, Abelardo rimanda Eloisa nel monastero di Argenteuil. I parenti sono convinti che Abelardo abbia costretto Eloisa a farsi monaca per liberarsi di lei e decidono di vendicarsi: una notte, mentre lui dorme nella sua casa, tre uomini lo aggrediscono e lo castrano.

 

Da questo momento in poi le loro strade si separeranno e i due amanti non si rivedranno mai più. Nonostante la lontananza forzata, quando Abelardo è ancora abate a Saint Gildas, Eloisa gli scrive un’intensa lettera. Senza pudore per la loro carriera ecclesiastica, gli ricorda i tempi della loro passione, che in lei non si è mai spenta, e gli grida che il suo amore arde come allora: “Tu sai, mio carissimo – e lo sanno tutti – quanto ho perduto perdendo te; e come quella disgraziata storia e quel tradimento a tutti noto abbiano strappato insieme a te anche me a me stessa, e come il dolore sia incomparabilmente più forte per il modo in cui ti ho perso che per la perdita medesima”. I due inizieranno uno scambio epistolare che durerà fino alla morte di Abelardo, anche se lui le chiederà di non rievocare più la passione giovanile, che egli ormai assume come colpa della sua superbia giovanile e dei suoi peccati terreni.

 

Negli ultimi anni di vita Abelardo ricorda in una lettera a Eloisa, eletta ormai badessa, perché l’amore eterno divino supera quello terreno, destinato invece a consumarsi: “Mi vedrai presto, per fortificare la tua pietà con l’orrore di un cadavere e la mia morte, ben più eloquente di me, ti dirà che cosa si ama quando si ama un uomo”. Abelardo chiede alla sua amata di seppellire il suo corpo nel cimitero del Paraclito. Sepolto nel luogo richiesto, Eloisa ne accoglie le spoglie. Inoltre, essa pretende di essere sepolta nello stesso loculo alla sua morte. Eloisa, incredibilmente affascinante e con un intelletto fuori dal comune, era destinata ad una vita lussuosa e stimolante, invece, per via del suo sconfinato amore per Abelardo, a cui dedicò le parole “Meglio essere tua prostituta che imperatrice”, finì per spendere gran parte della sua esistenza a pregare in uno sperduto convento. Certe voci sostengono che furono proprio loro a ispirare la storia d’amore tra Romeo e Giulietta.

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