Nuova e drammatica escalation nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Nelle ultime ore le forze americane hanno intensificato le operazioni militari contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha annunciato una risposta contro installazioni statunitensi in diversi Paesi della regione
IRAN. Secondo quanto riferito dai media statali iraniani, 11 persone sarebbero morte negli attacchi condotti durante la notte, tra cui quattro persone che si trovavano a una festa di matrimonio nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.
Tra le vittime ci sarebbe anche un bambino di quattro anni. L’attacco avrebbe colpito un’abitazione nella zona della città portuale di Sirik, dove era in corso la celebrazione. La Mezzaluna Rossa iraniana ha riferito di oltre 50 feriti, provocati anche dalle schegge degli ordigni.
Le autorità statunitensi, al momento delle informazioni disponibili, non hanno fornito una conferma indipendente dei raid né dei bilanci delle vittime.
L’Iran accusa gli Stati Uniti
Durissima la reazione dei Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). In una dichiarazione diffusa dai media statali, i Pasdaran hanno accusato Washington di aver trasformato una festa di matrimonio in una tragedia.
Secondo l’IRGC, nell’attacco sarebbero state coinvolte circa 70 persone e quattro di loro, compreso il bambino, sarebbero rimaste uccise.
Le autorità iraniane hanno quindi annunciato una risposta militare. L’IRGC sostiene di aver lanciato missili e droni contro basi e installazioni statunitensi in Kuwait, Giordania, Bahrein e nella regione irachena di Erbil.
Tra gli obiettivi indicati figura la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita personale militare americano. Le autorità iraniane affermano di aver provocato vittime e distrutto droni, ma queste informazioni non risultano al momento confermate né dalle forze armate statunitensi né da quelle kuwaitiane.
Missili e droni sul Kuwait
Il Kuwait ha confermato di essere stato bersaglio di missili e droni. Le difese aeree del Paese sono state attivate e nella capitale si è sviluppato un incendio all’interno di un complesso residenziale.
Secondo le autorità kuwaitiane, le fiamme sono state successivamente domate e non si registrano vittime.
L’esercito ha invitato la popolazione a seguire le indicazioni di sicurezza, mentre le difese aeree continuavano a fronteggiare quella che è stata definita un’aggressione con missili e droni.
Trump: “Saranno colpiti ancora più duramente”
Il Presidente americano Donald Trump ha adottato toni particolarmente duri nei confronti di Teheran.
In un messaggio pubblicato sul social Truth Social, Trump ha avvertito l’Iran che una risposta agli attacchi americani provocherebbe una nuova offensiva, questa volta “a un livello molto più duro e alto”.
Il Presidente americano ha inoltre affermato che esisterebbe un’operazione ancora più devastante pronta a essere attuata e ha sostenuto che, una volta conclusa, potrebbe rimanere “molto poco” della Repubblica islamica dell’Iran.
In un successivo messaggio Trump ha precisato di non essere interessato a costringere Teheran a tornare al tavolo dei negoziati. Ha quindi rivendicato quella che ha definito una posizione americana favorevole, affermando che Washington avrebbe ormai quasi il controllo totale dello Stretto di Hormuz, mentre l’economia iraniana sarebbe in forte difficoltà.
La minaccia di una guerra ancora più ampia
In un’intervista a Fox News, Trump avrebbe inoltre ribadito che, in caso di nuovi attacchi iraniani contro obiettivi americani, l’Iran rischierebbe di essere “completamente spazzato via”.
Le dichiarazioni segnano un ulteriore innalzamento della tensione e alimentano il timore che il confronto possa estendersi ben oltre il territorio iraniano.
Anche da Teheran arrivano minacce di ritorsione. Il portavoce dell’IRGC, Sardar Mohebi, ha dichiarato che gli Stati Uniti dovranno affrontare una “punizione severa” e che Washington finirà per rimpiangere i nuovi attacchi.
La Giordania intercetta i missili iraniani
Anche la Giordania è stata coinvolta nell’escalation.
L’esercito giordano ha riferito di aver intercettato 10 dei 13 missili balistici iraniani lanciati verso il territorio nazionale. Gli altri tre sarebbero caduti in aree remote.
L’IRGC aveva invece sostenuto di aver provocato numerose vittime tra le forze americane e di aver distrutto diverse strutture e alcuni elicotteri d’attacco durante un attacco balistico contro le strutture dei Marines statunitensi nei pressi di Aqaba.
Fonti americane citate da Reuters e Al Jazeera hanno successivamente riferito che non si sarebbero registrati feriti né danni alle caserme.
Come è iniziata la nuova fase del conflitto
L’attuale fase dell’escalation è iniziata dopo che l’esercito americano ha annunciato di aver colpito, domenica, lanciarazzi sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz.
Si tratta dei primi attacchi statunitensi contro l’Iran dal luglio scorso. Washington avrebbe deciso di intervenire dopo aver rilevato preparativi iraniani per il posizionamento di nuove mine nel fondamentale corridoio marittimo.
La risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato missili contro obiettivi statunitensi in Giordania, intercettati dalle difese aeree, e contro gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi ha dichiarato di aver abbattuto un drone iraniano sulle proprie acque territoriali.
Pezeshkian apre alla possibilità di un nuovo accordo
Nonostante l’escalation militare, da Teheran arriva anche un’apertura sul fronte diplomatico.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che, qualora gli Stati Uniti tornassero a un accordo di pace finalizzato a mettere fine ai mesi di ostilità, l’Iran sarebbe pronto ad adottare immediatamente un’azione reciproca.
Pezeshkian ha inoltre ringraziato il presidente russo Vladimir Putin per la posizione assunta da Mosca nel conflitto.
I due leader si sono incontrati a margine del vertice della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, al quale hanno partecipato più di una dozzina di capi di Stato e di governo, tra cui il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più delicato
Al centro della crisi rimane lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta e fondamentale per i traffici energetici internazionali.
Il controllo e la sicurezza dello stretto rappresentano ormai uno dei principali elementi di pressione nello scontro tra Washington e Teheran. La possibilità di nuove operazioni militari, insieme alla minaccia di mine e attacchi contro infrastrutture militari, rischia di avere conseguenze non soltanto regionali, ma anche sull’economia mondiale e sui mercati dell’energia.
La situazione resta estremamente volatile. Gli attacchi incrociati delle ultime ore mostrano come il conflitto stia rapidamente assumendo una dimensione regionale, coinvolgendo direttamente o indirettamente basi e territori di diversi Paesi del Medio Oriente.
Il timore principale della comunità internazionale è ora che la spirale di ritorsioni renda sempre più difficile qualsiasi ritorno alla diplomazia.
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