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Mamma orsa KJ1 è salva, per ora

Il TAR di Trento ha sospeso l’ordinanza di abbattimento dell’orsa KJ1, accogliendo il ricorso delle associazioni animaliste. La decisione rimanda a settembre la valutazione definitiva, offrendo una speranza per l’orsa e i suoi cuccioli.

TRENTO. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Trento ha accolto il ricorso cautelare presentato da LEAL e altre associazioni animaliste contro la seconda ordinanza di abbattimento dell’orsa KJ1, accusata di aver aggredito un turista francese nel Comune di Dro.

La decisione del TAR rappresenta una prima vittoria per gli animalisti che avevano immediatamente fatto ricorso contro l’ordinanza del Presidente della Provincia autonoma di Trento che disponeva l’uccisione dell’orsa con cuccioli al seguito.

La seconda ordinanza era stata emessa a poche ore dalla decisione del 19 luglio del TAR che aveva già accolto il ricorso ante causam di LEAL. Tuttavia, anche questa ordinanza è stata bloccata dal recente pronunciamento del TAR di Trento che, tramite la Presidente Alessandra Farina, ha accolto l’istanza cautelare di LEAL. La decisione dispone la sospensione del provvedimento impugnato nella parte in cui ordina l’abbattimento dell’esemplare KJ1, salva l’adozione di misure alternative all’abbattimento e tutte le misure destinate a tutelare la pubblica incolumità. È stata fissata per il 5 settembre 2024 la camera di consiglio per la trattazione collegiale.

Nella motivazione della decisione del TAR si legge: «Tuttavia, pur comprendendo l’esigenza, sottesa al provvedimento impugnato, di dare un’immediata risposta alle esigenze di sicurezza avanzate dalle comunità coinvolte, l’esame della richiesta cautelare ante causam appare giustificata e meritevole di accoglimento sussistendo l’eccezionale gravità e urgenza di sospendere temporaneamente, nei termini ed ai fini di cui all’art. 61 comma 1 c.p.a., il provvedimento nella parte in cui dispone l’immediato abbattimento dell’orso, senza alcuna possibile alternativa e allo stato senza un accertamento definitivo dell’effettiva riconducibilità dell’aggressione all’orsa nominata KJ1, stante l’evidente irrimediabilità di una sua eventuale esecuzione nelle more della proposizione del ricorso».

Gli avvocati di LNDC Animal Protection, Michele Pezone e Paolo Letrari, commentano: «Siamo soddisfatti di questa decisione della Presidente Farina, che ha ribadito l’orientamento della giurisprudenza del Consiglio di Stato che ritiene indispensabile fare riferimento ai principi di proporzionalità e gradualità delle misure adottabili. Siamo quindi fiduciosi che la giustizia amministrativa valuterà positivamente anche il merito del ricorso, poiché siamo convinti che simili emergenze possano essere gestite con misure non cruente. Auspichiamo che la Provincia attivi presto il tavolo di concertazione sui grandi carnivori come espressamente previsto dalla recentissima modifica della Legge Provinciale n. 9 del 2018. Anche dal confronto con le Associazioni potranno emergere le migliori soluzioni per la gestione dei grandi carnivori».

La presidente di LNDC Animal Protection, Piera Rosati, dichiara: «A questo punto auspichiamo altresì che la Provincia, come dovrebbe fare già in condizioni normali, si attivi per monitorare con attenzione la situazione al fine di evitare che vengano compiuti atti di bracconaggio ai danni degli orsi di quella zona, come è successo in passato con F36 e MJ5 per i quali abbiamo sporto denuncia a suo tempo. Altri due orsi per i quali Fugatti aveva disposto l’uccisione, ma che erano stati tutelati dal Tribunale, come è giusto che sia, grazie ai nostri ricorsi. In quei due casi, però, qualche criminale ha imbracciato il fucile e ha provveduto a ucciderli in spregio di tutte le leggi, probabilmente proprio fomentato dall’allarmismo del Presidente della Provoncia Fugatti. Speriamo che la storia non si ripeta, altrimenti saremo pronti anche in questo caso a dare battaglia, tanto più che l’orsa indicata dalla PAT come responsabile dell’aggressione di qualche giorno fa è accompagnata da tre cuccioli che rimarrebbero orfani troppo presto e quindi sarebbero a ulteriore rischio».

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