L’estate trascina gesti che talvolta hanno un sapore tremendo
Tutto ciò che è stato detto riguardo al bambino lasciato a terra all’aeroporto di Barcellona, reo di non essere in possesso di un visto, dai genitori “incapaci” di rinunciare al viaggio, forse non sarà mai abbastanza. E la parziale, demenziale scusante dei parenti che sarebbero andati a prenderlo non solo non ne ricuce il gesto, ma lo frammenta ulteriormente di disumanità, fortunatamente leggermente attenuata dal fatto che ai genitori sia stato imposto di rinunciare al viaggio dalle autorità competenti dello stesso aeroporto, stupite per quello che stava accadendo.
L’estate, tutti noi abbiamo nel cuore un ricordo, un frammento nell’anima di un agosto trascorso al mare, ai monti, al lago o in colonia, ma un abbandono no. Perché proprio di questo parliamo, un esclusione, un’abiura, per un documento non in regola, che vede i genitori, ironia della sorte, primi responsabili. E un bambino solo con la sua piccola valigia, chiamiamola così invece che trolley, carica di quel sogno chiamato vacanza, che sicuramente attendeva da tempo per poterla raccontare agli amici e al rientro a scuola. Un bambino solo, in mezzo a mille viaggiatori, ognuno con la sua meta predestinata e con i suoi genitori incapaci di cogliere quell’attimo di rinuncia. Poiché qualcuno già avvisato, arriverà a prendere il loro pacco lasciato in aeroporto.
A metà tra un film dell’orrore e una crudele narrativa, quello accaduto all’aeroporto di Barcellona riesce fortunatamente a stupirci, ma anche ad interrogare le nostre coscienze nel profondo, senza nemmeno la possibilità di pizzicarci, per illuderci di avere la chance che sia stato solo un brutto sogno. Purtroppo sembra maledettamente tutto vero e questo non solo ci indigna ma ci rende inquieti, anche se fortunatamente distanti da quello stupido e ignorante gesto che non vorremmo mai più rivedere. Ma forse non basta, occcorrerà un salto culturale che richiederà tempo e la voglia di scrutarsi dentro, per riallineare valori e affetti.
Instacult di Mauro Lama
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