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Maltempo, a tu per tu con Marco Rabito

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Nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo e, più o meno verso le 13.00 di oggi pomeriggio, le finestre hanno iniziato a sbattere all’impazzata. L’allerta arancione lanciata ieri dalla Protezione Civile ha trovato comunque parecchi cittadini impreparati, per la repentinità dei temporali che si sono abbattuti verso ora di pranzo a Venezia, Lido, Chioggia, Bibione, Caorle e più o meno su tutto il litorale ma anche a Treviso, Belluno e Verona.

Al Lido capanne divelte, persone bloccate dentro, scenario da “tromba d’aria” che però tromba d’aria non era.  A Treviso si segnala la caduta di alberi mentre a Chioggia in pochi minuti i banchi del mercato sono volati via.

In Piazza San Marco le immagini mostrano “il valzer delle sedie”, che hanno disordinatamente occupato gli spazi trascinate dal vento. Nelle calli non è andata meglio, come a Cannaregio, dove alcuni plateatici sono finiti in canale. In Riva degli Schiavoni le foto documentano un vero e proprio disastro per i proprietari degli storici “banchetti”. La furia del maltempo ha fermato i vaporetti.

Decine le chiamate ai Vigili del Fuoco. A Spinea i cittadini parlano di tromba d’aria. Senza corrente elettrica una parte di Mestre e della Riviera del Brenta. Alberi abbattuti in Polesine, un’azienda s’incendia colpita da un fulmine.

Alberi caduti anche Casier, Olmi e Preganziol ma il Comando Provinciale dei Carabinieri di Treviso informa che non ci sono feriti.

Ne parliamo con Marco Rabito, meteorologo Ampro e presidente di Meteo in Veneto, associazione molto apprezzata in tutta la regione, per l’affidabilità delle previsioni e per i suggerimenti sulla sicurezza di cui è sempre prodiga nei confronti dei cittadini.

  • È successo quello che avevate previsto, e chi vi ha seguito nella vostra pagina social è riuscito a contenere i danni. Il vostro lavoro è un punto di riferimento importante per i Veneti. Ma quanto lavoro c’è dietro alle tue dirette e agli aggiornamenti costanti?

“Il lavoro è tanto, complesso, delicato e impegnativo, soprattutto quando la situazione atmosferica da analizzare risulta intricata e a noi spetta il compito di cercare di mettere un po’ di ordine in un sistema caotico per definizione come la nostra atmosfera.

Non è però la fatica che ci spaventa, poiché ogni attività professionale guidata da una smisurata passione non sente fatica e il riconoscimento che giornalmente riceviamo dai nostri lettori ripaga di tutto”.

  • Arpav e Protezione Civile hanno emanato l’allerta arancione fino alla mattinata di domani, venerdì 19 agosto. Cosa dobbiamo aspettarci ancora?

“Il servizio meteo regionale di Arpav e la sinergia con il Centro Funzionale Decentrato di Mestre/Marghera devono rappresentare per i veneti il punto di riferimento istituzionale. Al di là quindi delle attività professionali o amatoriali in ambito della meteorologia è opportuno rammentare che gli unici enti preposti ad emanare stati di attenzione e di allerta sono quelli istituzionali. Quindi la Protezione Civile nelle sue strutture centrali e locali, oltre agli enti locali. Venendo allo stato di allertamento, ci tengo a ribadire che il livello ARANCIONE rappresenta un grado che non va minimamente sottovalutato; pertanto, nelle prossime ore sarà opportuno per tutti mantenere elevata l’attenzione e non aumentare, con comportamenti errati, la nostra esposizione al rischio.

Avremo ancora dei temporali, sia in serata sia nelle ore successive, fino almeno alla prima parte di venerdì e si tratterà di fenomeni che, localmente, assumeranno ancora carattere di forte intensità“.

  • E come tutelarsi?

“I comportamenti virtuosi sono più banali di quanto ci si possa immaginare. Prima di tutto suggerisco di prendere confidenza con i prodotti informatici di monitoraggio. Ognuno di noi passa molte ore al giorno sullo smartphone, in qualche caso può quindi dedicare del tempo alla consultazione del radar meteorologico, delle immagini o animazioni satellitari, fino al monitoraggio delle fulminazioni, che risulta fondamentale per comprendere se saremo interessati da un sistema temporalesco (in genere più fulmini significa anche maggiore intensità). Nel caso in cui il nostro territorio sia destinato ad essere attraversato da fenomeni atmosferici potenzialmente intensi, esistono accortezze che vanno prese preventivamente, poiché richiedono più tempo ed altre che possiamo espletare quasi nell’imminenza: fondamentalmente mettere in sicurezza beni e suppellettili suscettibili di sollevamento o asportazione da vento o che possono subire danni da grandine. Evitare possibilmente di trovarsi all’aperto nelle fasi più acute, chiudere finestre e, non da ultimo, riparare anche i nostri animali domestici.

Serve aggiungere che non si dovrebbero programmare attività sportive, escursioni, eventi, gite, pic-nic e mille altre attività che ci pongono in condizioni di maggiore esposizione in cui non sempre è possibile ripararsi per tempo? Non dovrebbe servire. Ma credo sia sempre bene ribadirlo visto purtroppo quello che continua a capitare.

Ah, sottopassi, interrati, cantine, durante le intense precipitazioni (nubifragi, non bombe d’acqua), sono da ritenersi potenziali trappole. Evitiamo!”

  • Una volta i nonni dicevano “la prima pioggia d’agosto rinfresca il bosco”. Usciremo dal tunnel del caldo torrido o ci aspettano ancora giorni roventi, visto che ormai il cambiamento climatico ha letteralmente azzerato l’andamento delle stagioni come i più vecchi le conoscevano?

“È bene iniziare a considerare gli andamenti stagionali come non più attinenti alle logiche del passato. L’estate sta diventando sempre più una stagione lunga, a discapito delle altre a cui va, anno dopo anno, mangiando giorni nei mesi di maggio e di settembre. Ecco perché, non lo dico io ma lo dicono le temperature che misuriamo anno dopo anno, dopo un impulso perturbato di agosto si ritorna facilmente a superare i 30 gradi nel giro di pochi giorni e addio alla vecchia rinfrescata del bosco. Per quella occorre attendere ancora una buona pioggia… sì ma nel mese di settembre.

Serve che aggiunga in quali pessime condizioni versa la stazione invernale? Ormai ridotta a due mesi scarsi in cui si fatica anche ad andare sotto lo zero e quando si arriva ai -5 diventa notizia da prime pagine.

E i ghiacciai?

Avete presente “dead man walking”?

Sostanzialmente sopravvivono fuori tempo massimo in un ambiente non più a loro favorevole, anzi. Anno dopo anno sempre più ostile”.

  • Potremmo ipotizzare che si stia andando sempre più verso un clima tropicale?

“Non lo so se possiamo definire tropicale il nuovo clima che stiamo vivendo, il quale sarà diverso dal clima che vivranno i nostri figli, vista la rapidità con cui stanno avvenendo i cambiamenti climatici che si osservano. Avrà delle caratteristiche probabilmente simil-tropicali, con qualche fenomeno più tipico di quelle latitudini rispetto alle nostre, ma io preferisco definirlo clima estremizzato. Un clima che esalta ogni condizione, dal caldo, alla piovosità, al vento, alla grandine.

E permettimi se aggiungo una riflessione: un clima estremizzato che impatta su un territorio maltrattato. Tale, quest’ultimo, da ampliare ulteriormente questi fenomeni.

Ecco, su questo aspetto non stiamo aiutando chi verrà dopo di noi poiché, oltre a consegnare loro un clima mutato, abbiamo compiuto delle trasformazioni sul territorio che, anziché andare nella direzione di mitigare l’impatto dei fenomeni estremi, ne stanno esaltando le caratteristiche dannose”.

  • Ci rendiamo conto che queste piogge non riusciranno che a dissetare parzialmente una Natura sempre più in difficoltà. Tu cosa ne pensi?

“Penso che le nuove generazioni avranno una bella gatta da pelare e mi auguro siano più lungimiranti di chi li ha preceduti. La catastrofica siccità che stiamo vivendo, su cui questi temporali stanno mettendo una prima pezza, rappresenta l’ennesimo avviso che la natura, attraverso l’atmosfera, ci sta dando.

Non sono bastati l’alluvione del 2010, il tornado del 2015, la tempesta Vaia del 2018, l’Acqua Granda del 2019… non basterà nemmeno questa catastrofe. Sono scoraggiato e purtroppo pessimista poiché, anno dopo anno, non vedo alcun cambiamento di paradigma nella nostra società.

Forse uno spiraglio di fiducia può arrivare dai nostri ragazzi che incontro da anni nelle scuole. Portare la conoscenza dell’atmosfera, del clima, della sua interazione con il territorio, rappresenta una delle strade da perseguire. Una strada lunga, complicata, irta di ostacoli.

Ma è una strada di crescita culturale. Io ci credo che la cultura salverà il mondo.

Ringraziandoti per questa intervista lascio a te l’ultimo interrogativo… quanti fondi del PNRR saranno destinati alla cultura?”

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