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L’Unione Europea approva regole più severe per i richiedenti asilo

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Unione Europea approva riforma storica sulle regole per i richiedenti asilo: nuove norme più severe e meccanismi di solidarietà delineano il futuro dell’immigrazione nel continente.

BRUXELLES. Martedì mattina, il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il via libera definitivo al Nuovo Patto su Migrazione e Asilo, un insieme di riforme significative volte a modificare il cosiddetto “Regolamento di Dublino”, la principale norma europea che regola la gestione dei migranti e dei richiedenti asilo. Questa riforma, già approvata dal Parlamento Europeo lo scorso aprile, ha completato il suo percorso legislativo con il voto del Consiglio.

Questo patto rappresenta la più ampia e importante riforma degli ultimi anni in materia di immigrazione nell’Unione Europea, risultato di quattro anni di negoziati e di un accordo di massima raggiunto tra il Parlamento e i governi dell’Unione lo scorso dicembre. La sua approvazione da parte del Consiglio è avvenuta con i soli voti contrari dei rappresentanti di Ungheria e Polonia. Ora, i paesi membri hanno due anni di tempo per implementare le nuove regole all’interno del proprio ordinamento giuridico.

In sintesi, il Patto prevede norme più severe sull’accoglienza, soprattutto per le persone migranti provenienti da paesi considerati “sicuri” secondo criteri controversi stabiliti dagli stessi paesi d’accoglienza. Queste persone hanno già poche possibilità di ottenere protezione internazionale, e il nuovo patto semplifica le procedure di espulsione e di rimpatrio nei loro paesi d’origine.

Inoltre, il patto introduce un meccanismo limitato di trasferimento dei richiedenti asilo dai paesi di arrivo, principalmente quelli dell’Europa meridionale come l’Italia, a quelli interni. In caso di dichiarazione di “pressione” da parte di un paese, gli altri stati membri dovranno scegliere se accettare un certo numero di migranti, contribuire finanziariamente a un fondo comune dell’Unione Europea o fornire supporto operativo.

Il regolamento di Dublino, in vigore dal 1997, è stato oggetto di numerose controversie tra i paesi europei. Esso stabilisce che il primo paese in cui una persona migrante arriva è anche quello responsabile dell’esame della sua richiesta d’asilo e dell’accoglienza. Paesi come Italia e Grecia, principali stati d’ingresso dei richiedenti asilo via mare, hanno chiesto l’eliminazione o la modifica di questa regola, mentre altri paesi, come quelli dell’Europa orientale, si sono opposti a meccanismi che li obblighino ad accogliere più persone migranti.

Il Nuovo Patto si basa su dieci leggi, con modifiche significative nei percorsi di richiesta d’asilo. Introduce una procedura accelerata che avviene alla frontiera, con una durata massima di 12 settimane, e prevede espulsioni verso il paese d’origine o verso paesi terzi in caso di rifiuto della richiesta d’asilo. Organizzazioni non governative hanno criticato la riforma per il rischio di negare l’accesso a diritti e servizi ai richiedenti asilo durante questa fase.

La seconda importante riforma contenuta nel Patto riguarda l’istituzione di un meccanismo di solidarietà obbligatoria fra i paesi di arrivo e quelli interni dell’Unione, che devono decidere se accettare migranti, fornire assistenza operativa o versare contributi in un fondo comune. I fondi potranno essere utilizzati per azioni nei paesi terzi che hanno un impatto sui flussi migratori verso l’UE.

I paesi che si rifiuteranno di aderire al meccanismo di solidarietà potrebbero essere soggetti a procedure di infrazione da parte della Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione Europea, per garantire il rispetto delle regole da parte degli stati membri.

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