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Lucia di Lammermoor a Treviso

3 minuti di lettura

Il trionfo della musica

Ieri, 8 marzo , si sono concluse le repliche dell’opera lirica di Gaetano Donizetti, Lucia di Lammermoor, con il libretto Salvatore Cammarano, che ebbe la sua prima rappresentazione a Napoli presso il Teatro San Carlo il 26 settembre 1835.

Pur essendo uno spettacolo che dura tre ore, gli spettatori sono stati coinvolti dallo svolgersi dei fatti e dalla musica che li segue pedissequamente nel suo incalzare verso la tragedia, con degli interventi del coro estremamente efficaci, che talvolta ricordano più la tragedia greca che l’opera lirica per la loro drammaticità nei momenti più dirimenti dell’opera. Ma non di meno sono le parti dei cantanti, in particolare quella di Lucia, che ha visto una straordinaria Giuliana Gianfaldoni come interprete, premiata dal pubblico con numerose ovazioni, per suoi gorgeggi simili a quelli dell’usignolo Toti Dal Monte.

Anche gli interpreti maschili hanno fatto la loro parte. In particolare il basso Manuel Fuentes Figuiera, che ha interpretato Raimondo, la guida spirituale e naturalmente Edgardo, interpretato da un Andrew Kim particolarmente investito nella parte, che ha saputo sottolineare nella sua esecuzione i toni tragici e quelli da uomo innamorato. Impegnativa è stata anche l’esecuzione da parte dell’orchestra, diretta dal Maestro Matteo Dal Maso.

La regia di Giulio Ciabatti ha voluto dare risalto alle luci e alle ombre di ciascuno dei protagonisti, ai conflitti che si instaurano tra il dovere (la Legge) e il Desiderio, agli affanni ed ai tormenti, alla lotta interiore che gli accompagna, fino alla scelta di scivolare verso una follia cristallina, come nel caso di Lucia, o al compiersi del proprio destino attraverso un gesto estremo, come per Edgardo.

Questo effetto di chiaro scuro è stato ben interpretato dalle scenografie di Platon Bardhi essenziali, ma molto efficaci, che hanno saputo così dare il risalto alla musica e alle emozioni che può dare.

Ma andiamo brevemente alla trama dell’opera, per capire ancor meglio questo alternarsi delle vicende umane. Lord Enrico Ashton viene informato da Normanno che la sorella, Lucia di Lammermoor ,è innamorata di Edgardo di Ravenswood, la cui famiglia è da sempre sua rivale.
Edgardo è costretto a partire per difendere la Scozia; prima però si scambia gli anelli con Lucia in pegno di eterno amore.

Enrico approfitta della sua partenza per far credere a Lucia (in accordo con Normanno e Raimondo) che Edgardo abbia trovato un nuovo amore, costringendola quindi a sposare Arturo Bucklaw, il cui nome risolleverà le sorti degli Ashton.

Durante le nozze irrompe però Edgardo che, credendola traditrice, restituisce stizzito l’anello a Lucia. Dopo questo gesto eclattante, Enrico lo sfida a duello per risolvere la loro contesa.
Lucia perde completamente il senno e, durante la prima notte di nozze, uccide Arturo.

Poco dopo morirà consumata dalla follia e dall’amore.
Edgardo, saputa la notizia, si pugnala a morte.

Come si può evincere dal racconto, i momenti tragici sono incalzanti e spesso l’autore li ha voluti sottolineare con dei memorabili duetti o come dicevamo prima dalle sottolineature del coro, in questa rappresentazione interpretato dal Coro Lirico del Veneto, diretto dal Maestro Pelosin.

Particolarmente efficace è stata la scelta di rappresentare quest’opera nelle date viciniori alla Festa della Donna, per ricordare ancora una volta, se non bastasse, come una volta la donna fosse merce di scambio: usata nei matrimoni per sanare situazioni finanziarie dissestate, come in questo caso o per consolidare alleanze politiche. Il suo sentire era minimamente tenuto in considerazione e lei per forza impazziva, come in questo caso. Ci facciamo una ragione per cui allora i pazienti dei manicomi erano in prevalenza femminile, perché con la loro pazzia le donne volevano ribellarsi ad un destino deciso per loro , a cui non avevano la forza di opporsi.

Ancor oggi in alcuni paesi le i matrimoni sono combinati ed ancor più scandaloso risulta il fenomeno delle spose bambine. Di mezzo ci sono sempre i soldi, la dote che viene data alle famiglie, e che trasforma queste bambine, ragazze e donne carne da macello. Non certo solo fisico, ama anche morale e spirituale.

Con l’auspicio che il mondo cambi e in fretta, riflettiamo su che cosa ancora oggi può darci l’opera lirica: interrogarci sui gesti e sulle azioni che si producono sotto i nostri occhi e che ci toccano anche quando sfiorano l’indicibile.

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