El Greco e la Pittura tra Creta e Venezia
VENEZIA – Quello che non ci si aspetta si trova proprio nella mostra inaugurata il 30 aprile presso Palazzo Ducale (e che durerà fino al 29 settembre 2025), intitolata “ L’oro dipinto: El greco e la pittura tra Creta e Venezia” perché sconvolge tutti i nostri schemi mentali su ciò che è un’icona.
Ricordiamo che questa è un’immagine sacra, dipinta su legno o lastra di metallo, decorata d’oro, argento e pietre preziose, tipica dell’arte bizantina e russa.
Nella tradizione della Chiesa Bizantina in particolare, l’icona assume un significato speciale.
Infatti non è un ritratto realistico, ma un’immagine ideale, atemporale. Il simbolismo e la tradizione non coinvolgevano solo l’aspetto pittorico, ma anche quello relativo alla preparazione e al materiale utilizzato, oltre alla disposizione e al luogo entro il quale l’opera andava collocata.
L’icona inoltre trasmette un particolare messaggio teologico per mezzo del linguaggio iconico che è espresso dai colori utilizzati dall’artista, di solito un monaco.
La teologia ortodossa riteneva le icone opere di Dio stesso, realizzate attraverso le mani dell’iconografo: risultava dunque inopportuno porre sull’icona il nome della persona di cui Dio si sarebbe servito. I volti dei santi rappresentati nelle icone sono chiamati liki: ovvero volti che si trovano fuori dal tempo, trasfigurati, ormai lontani dalle passioni terrene.
Considerando queste informazioni preliminari, quando si entra nella mostra, ospitata negli appartamenti del Doge , si può notare una mappa murale in cui si può evincere quali rapporti avesse la Repubblica di Venezia con l’oriente. Ben evidenziati sono lo Stato da Mar , lo Stato da terra e tutte le rotte commerciali, nonché gli scali in cui i Veneziani costruivano dei fondaci per conservare le merci, che vanno ad evidenziare in particolare la supremazia marittima all’inizio del XVI secolo.
In un’altra parete vi è una ampia cronologia, che parte dal Cinquecento e arriva fino all’Ottocento, e che parallelamente mette in rilievo le date dirimenti che riguardano Venezia, la Grecia e Creta.
Infine sulla terza parete vi è il manifesto della mostra, un’icona che rappresenta San Giorgio e il drago,dipinto da un pittore cretese e veneziano con tempera grassa e olio su tavola, di proprietà della Fondazione di Giancarlo Ligabue.
Quindi un filo dorato unisce le vicende storiche, artistiche, gli equilibri diplomatici e la devozione nel Mediterraneo lungo la rotta tra Venezia e Creta, la Candia dal XIII secolo, perla dello Stato da Mar della Serenissima. L’oro dipinto, che fa risplendere di luce spirituale le icone, è il protagonista della mostra e fa da sfondo ad una lunga storia di intense relazioni pittoriche tra due isole.
Dopo la Caduta di Costantinopoli (1453) Candia diventa il più importante polo artistico per l’antica tradizione bizantina, alla quale si richiamano fedelmente oltre cento botteghe di “madoneri”, soprattutto autori di immagini devozionali popolari. Parallelamente Venezia – come una nuova Bisanzio – vede l’arrivo di un numero sempre maggiore di opere e di artisti dall’isola dell’Egeo: “pittori iconografi” in viaggio o immigrati tra Creta, le isole dello Ionio e la capitale. Il risultato fu l’incontro e l’originale sintesi tra la nativa impronta aulica bizantina – già una delle anime essenziali della stessa tradizione veneziana – e il linguaggio figurativo occidentale, prima tardogotico, poi rinascimentale, umano-centrico, naturalistico e vivace.
Una relazione fortunata si intreccia senza mai esaurirsi, dall’aureo rinascimento veneto fra Quattro e Cinquecento fino alle soglie dell’Ottocento, con momenti di particolare e felice unione. Le sette sezioni della mostra scandiscono e illustrano cronologicamente tale singolare percorso pittorico.
La mostra rappresenta l’impegno di cooperazione internazionale tra Fondazione MUVE, Repubblica di Grecia e altri importanti Musei e collezioni – anche private – di Grecia, Italia ed Europa. Essenziale è stato l’apporto del Ministero della Cultura della Repubblica di Grecia, assieme ad istituti come il Museo Bizantino e Cristiano di Atene, maggiore prestatore di opere, la National Gallery di Atene e l’Istituto Ellenico di studi Bizantini e Postbizantini di Venezia. Speciale contributo è giunto dalla Città di Heraklion e dall’Arcidiocesi di Creta.
E’ una mostra che merita una visita per capire come la storia e l’arte si intreccino e come le opere d’arte siano la testimonianza di queste contaminazioni culturali, che talvolta, come nel caso della Sicilia con il suo stile arabo – normanno , diano dei risultati sorprendenti.
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