“Ho fatto una cosa mostruosa“, questa è la dichiarazione di Lorena Venier, accusata dell’ omicidio del figlio Alessandro a Gemona del Friuli (Udine)
La notizia arriva impetuosa e gela le nostre coscienze in maniera repentina, sconvolgendo e allarmando il nostro mènage quotidiano. Alessandro Venier è stato trovato smembrato e nascosto in un bidone nella cantina di casa. A ucciderlo sarebbe stata la madre con la complicità della compagna, che nell’immediato avrebbero confessato tutto, durante gli interrogatori svolti separatamente.
Il movente appare misterioso, anche se le prime indiscrezioni pur descrivendo una famiglia apparentemente tranquilla, raccontano di tensioni e malumori.
Ma andiamo per gradi, rispettando le preghiere degli inquirenti che invitano alla massima cautela, Alessando Venier, che un lavoro non aveva e cercava di sbarcare il lunario con lavori saltuari, appassionato di viaggi, viveva con la compagna Marylin Castro anch’essa disoccupata, colombiana, dal quale aveva avuto una bimba sei mesi orsono e la madre Lorena Venier, unica “portatrice di reddito“ in famiglia. E già da questo primo affresco si evince uno squilibrio che sarebbe sfociato in continui malumori e rappresaglie.
Fino al deterioramento totale e ai futili motivi, sembra una cena non preparata nonostante le promesse, i rimproveri, gli insulti e l’alterco fatale, subito dopo la somministrazione di un cocktail di farmaci, di cui la famiglia sembrava averne ampia disponibilità vista la depressione post partum di Marylin, poi il susseguente finale usando un’ascia, con la vittima oramai incosciente e il taglio in tre parti con l’occultamento del cadavere in un bidone di calce viva per evitare cattivi odori e incentivare la decomposizione. Ma la cautela è d’obbligo e, pur in presenza di confessioni, si attendono versioni ufficiali e dinamiche ben precise, anche se la procura anticipa la premeditazione.
Sullo sfondo regna l’orrore di una madre che uccide il figlio con la complicità della compagna e i futili motivi, in apparenza banali e insignificanti, ma che in ambito giuridico assumono una vera e propria aggravante del reato, insufficienti nel giustificare un atto così orrendo, arrivando a scuotere le nostre anime, incapaci di poter comprendere azioni così disumane, lontane da noi, anche se cosi vicine da incutere paura. Con i futili motivi che ci spaventano, ci disorientano.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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