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Lo scrigno di Davy Jones: la vertigine dell’ignoto

3 minuti di lettura

Giusfredi e Villa chiudono la vicenda di Y’ha-n-thlei; Burattini e Sedioli riportano Zagor verso i conflitti della frontiera.

Lo scrigno di Davy Jones (Zagor n. 735, Zenith 786), in edicola dal 1° ottobre, porta lo Spirito con la Scure lontano dai paesaggi a cui siamo abituati. Il cuore dell’albo è Y’ha-n-thlei, un mondo sommerso in cui il western cede quasi del tutto il passo al fantastico e all’avventura più immaginifica.

È proprio questa capacità di cambiare registro senza tradire il protagonista a rendere l’albo interessante. Il mare, le profondità, il senso dell’ignoto e la presenza del capitano Nemo richiamano la grande tradizione del romanzo d’avventura, inserendosi però con naturalezza nell’universo zagoriano.

Verso lo scontro finale con Wolfingham

Giorgio Giusfredi imprime alla narrazione un ritmo sostenuto, del resto la vicenda è arrivata al punto in cui tutti i fili devono ricongiungersi. Esplorazione e mistero lasciano gradualmente spazio al confronto diretto: Zagor, Nemo e Andrew Cain si trovano ad affrontare una volta per tutte la minaccia di Wolfingham.

Più che sull’incertezza dell’esito, la sceneggiatura punta sulla tensione dello scontro imminente e sul rapporto tra personaggi molto diversi, uniti dalle circostanze contro lo stesso pericolo. Il risultato è un finale dinamico, in cui l’azione pesa inevitabilmente più della scoperta.

Y’ha-n-thlei, un luogo con un’identità propria

Il vero fascino dell’episodio sta nell’atmosfera. Y’ha-n-thlei non è un semplice fondale esotico per una battaglia, ma un luogo che dà all’intera vicenda un’identità precisa. Ci sono il romanzo d’avventura ottocentesco, le civiltà perdute, le esplorazioni dell’ignoto, ma anche quel gusto per il meraviglioso che appartiene da sempre a Zagor.

Lo Spirito con la Scure è nato nel western, ma non ne è mai stato prigioniero. Nella sua lunghissima storia ha incontrato creature fantastiche, scienziati folli, vampiri, mondi perduti e minacce in apparenza impossibili. Vederlo in fondo all’oceano non suona quindi estraneo: sembra piuttosto la naturale prosecuzione di una vocazione all’avventura che non ha mai accettato confini rigidi.

Zagor e il capitano Nemo: due eroi romantici

La presenza di Nemo rafforza questa sensazione. Il personaggio porta con sé l’eco di Jules Verne e di un’idea di avventura fondata su scoperta, mistero e meraviglia.

L’incontro con Zagor funziona perché, pur con origini molto diverse, entrambi incarnano una concezione romantica dell’eroe: figure destinate a misurarsi con situazioni eccezionali e con mondi che sembrano collocarsi appena oltre i confini della realtà conosciuta. Nemo dà alla storia un respiro quasi letterario, senza mai ridursi a elemento decorativo o a citazione fine a se stessa.

I disegni di Marco Villa e la copertina di Piccinelli

Marco Villa aveva un compito tutt’altro che semplice: rendere credibile un ambiente lontanissimo dagli scenari abituali della serie. Il suo segno mantiene leggibile l’azione anche nei momenti più concitati e restituisce agli scenari sommersi la dimensione fantastica che la storia richiede.

La sensazione di trovarsi in un luogo estraneo, quasi separato dal mondo, contribuisce in modo decisivo al fascino dell’episodio. Villa non si affida alla sola spettacolarità e tiene il disegno al servizio del racconto, con una narrazione visiva sempre chiara.

Completa il quadro la copertina di Alessandro Piccinelli, che anticipa un’avventura in cui il mare e ciò che nasconde diventano parte essenziale dell’immaginario.

Il ritorno alla frontiera: Burattini, Sedioli e la storia di Kaiwa

Lasciate le profondità marine, l’albo cambia decisamente tono. La seconda storia, scritta da Moreno Burattini e disegnata da Gianni Sedioli, riporta Zagor nella sua dimensione più tradizionale.

L’incontro con Kaiwa apre una vicenda personale, nata dalla scomparsa della sorella. Al centro non c’è una minaccia straordinaria, ma le conseguenze che possono nascere dal dolore e dalla rabbia. Zagor deve capire cosa sia davvero accaduto prima che la ricerca di giustizia si trasformi in qualcosa di irreparabile.

Due registri, un solo eroe

Il cambio rispetto alla prima parte è netto, ma proprio per questo interessante. Nello stesso albo Zagor passa da un universo dominato dall’eccezionale a una vicenda più raccolta, fatta di rapporti umani e tensioni di frontiera.

A tenere insieme le due dimensioni è la personalità dello Spirito con la Scure e la sua idea di giustizia. Zagor non è un eroe che si limita a individuare un nemico e sconfiggerlo: spesso il suo compito è spezzare una catena di violenza prima che diventi incontrollabile, comprendendo le ragioni di chi ha davanti senza rinunciare a prendere posizione.

Questo contrasto racconta la natura di Zagor meglio di qualsiasi dichiarazione d’intenti. Da una parte un mondo sommerso uscito da un grande romanzo fantastico, dall’altra uomini, passioni e conflitti della frontiera; da una parte la meraviglia, dall’altra una dimensione più concreta e umana. E il personaggio si muove in entrambe senza perdere la propria identità.

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