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L’Italia si ribella

Da Trieste a Catania, di piazza in piazza con il flash mob che nasce come un riverbero, un tam tam silente e sintetico.

Una, due, tre, mille persone e le città si riempiono, il commerciante schivo che manifesta livore o la partita iva all’esordio già offside che non ci sta.

E il ristorante storico, gioiello di famiglia che rischia la saracinesca dopo la terza generazione, sussulti e preghiere si affastellano tumultuosi.

 

L’istruttore di pilates che non si capacita e si confronta con l’insegnante di yoga che più che il “saluto al sole” stamane avrebbe salutato Conte a modo suo.

 

Poi il mondo del teatro e del cinema forse all’apparenza il più sicuro ma cassato anch’egli, con 2 rappresentanti basiti, che di sinossi ne sanno ma stentano a trovare una trama per questo horror.

 

Erano le 6 del pomeriggio con il fuso dell’ora legale ancora nelle ossa, l’ora che portava diritto all’Aperol e ora sono le venti, le piazze si svuotano lasciando il posto di diritto alle foglie, che in un tappeto giallo oro sembrano voler salutare tutti mentre si rincorrono notifiche che parlano di presenze massicce.

 

Palazzo Chigi twitta tutta la sua preoccupazione.

E forse ci si rivedrà presto.

 

 

Instacult di Mauro Lama

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