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Lio Piccolo, scoperto probabile magazzino del sale di epoca romana

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Il progetto Vivere d’acqua di Ca’ Foscari ha portato alla luce un’altra testimonianza dell’antica storia lagunare: sono state scoperte delle monumentali strutture in legno di un edificio collegato a una filiera produttiva, probabilmente un antico magazzino per il sale, di epoca romana.

“Si tratta di una delle pertinenze rustiche della cosiddetta villa marittima di Lio Piccolo. L’edificio aveva una particolarissima configurazione: in una fossa di fondazione larga 1,5 m e profonda altrettanto, gli antichi romani hanno depositato a coppie lunghe e possenti travi di legno, spesse 25/30 cm. Sopra di esse erano appoggiati, senza chiodi o cavicchi, numerosi robusti tronchi di quercia, ancora incredibilmente conservati (corteccia compresa), con un diametro di 60/70 cm. L’argilla lagunare usata come riempimento della fossa garantiva un’estrema solidità della fondazione di un edificio in legno, circondato dalle acque, che doveva svilupparsi in elevato, ma che soprattutto poteva sopportare un carico di pesi notevolissimo”, scrive Federica Ferrarin di Ca’ Foscari News – . L’ipotesi di lavoro a cui Diego Calaon e Daniela Cottica – direttori del progetto archeologico – stanno lavorando è che questo edificio possa essere una delle strutture delle antiche saline romane presso la costa, usato magari proprio per conservare il sale appena prodotto nelle vicine aree di salinazione, presso l’attuale isola delle “Saline”.

“Panorami sommersi” è il titolo del film documentario di cui il progetto Vivere d’Acqua è uno dei protagonisti. Il film, presentato nella sua anteprima veneziana il 26 ottobre all’Auditorium S. Margherita, è prodotto da Controcampo Produzioni, e rappresenta una modalità inedita di raccontare l’archeologia del territorio veneziano, collegando i fili di narrazioni antiche con narrazioni contemporanei.

L’edificio aveva una probabile forma a “c” che si sviluppava intorno a un cortile interno, occupato da una vasca per il filtraggio delle acque, ovvero un pozzo alla veneziana: si ipotizza fosse il luogo di lavoro degli schiavi che si muovevano intorno alla villa. Le stratigrafie rivelano piani di lavoro, buche di palo, resti di attività artigianali.

Dallo scavo emergono numerose le tessere musive e i frammenti di intonaco che decoravano un edificio antico presente nella stessa areadatabile proprio al I secolo d.C.. E da qui, infatti, che provengono i numerosi frammenti di affresco raccolti da Ernesto Canal, celebrati dalla famosa mostra nel 2019. Gli archeologi spiegano come queste strutture, prima abitative e produttive, e poi eminentemente produttive, abbiano cambiato forma nell’arco dei secoli adattandosi a diversi modelli economici di sfruttamento della laguna: il prodotto non cambiava (si continuava a fare sale) ma cambiavano le tipologie delle strutture e le modalità di occupazione in base a modelli economici che via via si sono susseguiti nel territorio dell’antica Regio Venetia et Histria. Così, ad esempio, lo scavo ci illustra come tra V e VI secolo d,C.  l’edificio di legno venga sostituito da un edificio in muratura, con muri di laterizi di epoche precedenti riutilizzati e con un diverso orientamento.

Non solo la villa marittima, ma un complesso sistema di insediamenti romani per lo sfruttamento delle risorse costiere: da qui si origina la “forza lavoro” che contribuirà alla creazione della futura Venezia

L’équipe del progetto Vivere d’Acqua sta concludendo l’indagine in questi giorni con una serie di carotaggi e di analisi geologico ambientali per comprendere come la micro-morfologia del territorio abbia permesso questo tipo di insediamenti e lo sfruttamento della costa in epoca romana. E, forse, anche in epoca precedente. Dallo scavo e dai carotaggi, infatti emergono alcuni interessantissimi livelli antropici forse di età pre-augustea. Cristophe Morhange (Universitè Aix-Marseille) e Giovanni Sarti (Università di Pisa) insieme con il team veneziano sono certi che il litorale di tutta l’area di Lio Piccolo darà importanti informazioni in futuro sulla conformazione di questo paesaggio antico, oggi paesaggio sommerso.

“L’aspetto che l’amministrazione ha cercato di delineare è quello della comunità, è stato un enorme importantissimo momento di dialogo, di costruzione di una identità. Proprio attraverso progettualità come questa di “Vivere d’acqua”, restituiremo a Cavallino-Treporti il passato sulla quale è sorto Lio Piccolo, con un importante contributo al patrimonio storico e identitario per le generazioni future. Assieme alla sindaca Roberta Nesto abbiamo creduto qualche anno fa in questo progetto che continuerà per il recupero e la valorizzazione di uno dei tasselli su cui è sorto il Borgo di Lio Piccolo”, interviene Alberto Ballarin, Assessore alla Cultura, al Turismo e al progetto strategico di Lio Piccolo del Comune di Cavallino-Treporti.

“Desidero fare i miei complimenti all’Università Ca’ Foscari per questa importante scoperta. L’Ateneo di Venezia è una grande università a livello regionale, nazionale e internazionale e la scoperta annunciata oggi non fa altro che confermare la sua eccellenza anche nel campo dell’archeologia. La scoperta è avvenuta in uno dei luoghi più magici del Veneto, la laguna nord di Venezia, dove la Regione è fortemente impegnata nel preservare lo straordinario ambiente naturale valorizzando nel contempo la promozione del territorio”. il commento del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia.

Foto credits copertina Ca’ Foscari News

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