Lo scudetto conquistato dall’Inter domenica al Meazza non può prescindere dal suo trainer, quel Cristian Chivu, classe 1980, uno che ha vinto il triplete e nel frattempo sembra abbia imboccato una di quelle strade vincenti
Che avesse un piglio decisivo lo si comprende rivolgendo lo sguardo indietro, quando a soli 21 anni Ronald Koeman gli tende la fascia di capitano dell’Ajax e il buon Cristian non solo incassa, ma dopo è pronto ad allargare la sua sempre più incipiente vetrina approdando alla nazionale rumena, dove arriva fino ai quarti di finale di Euro 2000, eliminato dall’italia. Ma è solo l’alba di un volo a planare, che riparte da Roma, in coppia con Samuel e quattro anni altalenanti, tra noie muscolari e un’alchimia mai generata, unica vittoria una Coppa Italia proprio contro l’Inter. Ed è la volta del 2007, dove arriva l’incrocio magico, quello con Milano, l’Inter e il palmares personale che si valorizza con ben due scudetti di fila e una grande maturità calcistica, difensore moderno, duttile, dalla spiccata personalità anche fuori dal famigerato rettangolo di gioco. Insomma un uomo con una garra solida e impressionante. Ma mai fuori dalle cosiddette righe. L’infortunio del 6 gennaio contro il Chievo però giunge inaspettato e scorbutico. In uno scontro con Pellissier, Cristian riporta una frattura al cranio immediatamente giudicata grave, con la terapia intensiva e il susseguente intervento chirurgico il giorno stesso. Ma per Chivu possono bastare 77 giorni di convalescenza ed un casco protettivo, in quanto occorre rientrare, quasi fiutando la gloria che arriverà in primavera, con Mourinho e il triplete, con la maglia da titolare in finale a Madrid. Ma ovviamente uno come lui non può stare a guardare e pur chiudendo con il calcio giocato si dedica ai giovani. Prima chiamata l’under 14 nerazzurra, ma è un attimo l’arrivo alla Primavera, dove vince il titolo nel 2020, quasi un prologo della narrativa odierna. Prima ovviamente arriva l’esperienza a Parma, dove saggia e assaggia la prima panchina in A. Il resto appartiene al trionfo del 3 maggio 2026, con la laurea dello scudetto al primo tentativo e il popolo bislerone, dapprima titubante, che lo acclama, con la Madunina e i bauscia dal palato fino pronti a tributargli gratitudine e sana ammirazione. L’Inter, il 21 e Chivu, anche questo è un triplete.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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