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L’innocenza

Un viaggio tra fragilità e onnipotenza: l’innocenza come passaggio necessario verso consapevolezza e maturità

ITALIA – Innocente è chi non fa del male, anzi è disposto a subirlo. Ma innocente è anche chi affronta la vita senza pensare ai rischi di scelte o di proposte, chi affronta la vita con una inequivocabile fiducia. Il mondo mi aspetta ed è tutto per me.

Sembra dunque l’innocenza una qualità virtuosa, in realtà è un necessario passaggio da una fase di immaturità ad una di consapevolezza. L’innocenza si perde quando il mondo ci dice di no. Ed è un no assoluto che non dà spazio ad alcuna speranza. È no per sempre. Non possiamo far nulla per modificarlo. Ci dobbiamo rassegnare.

La cosiddetta frustrazione subentra alla nostra onnipotenza. Pensiamo di essere inutili e falliti perché il nostro desiderio diventa irrealizzabile. Diventiamo così adulti, senza innocenza, solo fragili in un mondo che ci rifiuta. Viviamo nella colpa senza possibilità di riparazione. Colpevoli di un mondo che non è per noi.

Diventare grandi vuol dire aver perso l’innocenza. Il processo di adattamento è la misura della nostra fragilità che emerge nella coscienza quando il sentimento di onnipotenza è stato deluso dal diniego. I sentimenti di colpa e di innocenza abitano la nostra responsabilità rispetto a ciò che siamo e a ciò che vorremmo essere. Colpevoli di aver perduto quella innocenza che ci faceva sicuri e fiduciosi.

Il no che gli adulti applicano ai figli corrisponde al no che i bambini in una certa fase precoce di vita proferiscono per affermare la propria identità. Dire no a noi stessi e rinunciare sono dunque aspetti di maturazione che ci consentono un adattamento alla realtà e quindi la possibilità di raggiungere risultati anche superiori alle aspettative.

Rinuncia è premessa di conquista. Una conquista possibile che è alla portata dei nostri limiti una volta che abbiamo perduto l’innocenza. Rinunciare vuol dire anche amare senza essere amati. Accettare la responsabilità per l’altro comunque indipendentemente dall’esclusività del possesso. Non è certamente facile. Eppure questo permette di recuperare l’innocenza perduta.

Fragilità e onnipotenza sono due estremi che si contendono l’individuo per tutto il tempo della sua esistenza. Sono forze opposte, laceranti, ma essenziali. La loro mediazione consente all’individuo la possibilità di sperare.

Perché la speranza non ci abbandoni, dobbiamo accettarci come fragili perché umani, e onnipotenti perché divini. Anche se non siamo né dei né esseri superiori, ma semplicemente vivi. Facciamo soltanto in modo che chi ci ama non abbia a vergognarsi per ciò che abbiamo fatto e ciò che non abbiamo fatto.

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